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Alan Wake: fra Lynch e Stephen King

Pubblicato il 9 Dicembre 2021 alle ore 10:51
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L’avvento e la sempre maggiore diffusione delle remastered ha permesso a numerosi giocatori di recuperare titoli che per varie ragioni hanno perso durante le release originale. Uno dei motivi più immediati del mancato godimento di determinati prodotti è il mancato possesso di specifiche console. È anche in questa ottica che va vista l’operazione di riproposizione di Alan Wake per le console di attuale generazioni, questa volta anche per i possessori della macchina di Sony, dato che il titolo, uscito originariamente nel 2010, era fino in questo momento appannaggio esclusivo dei giocatori Microsoft, sia che questi fossero possessori di Xbox che di un PC da gaming.
Il 5 ottobre è stato rilasciato Alan Wake Remastered, permettendo a tutti i videogiocatori di tornare a Bright Falls, la cittadina in cui è ambientata l’enigmatica avventura di Alan Wake. Per questa occasione ripercorreremo insieme l’uscita, l’impatto e le implicazioni sulle future produzioni Remedy.

Avete dell’ottimo caffè qui a Bright Falls

Prima di parlare di Alan Wake, non possiamo non conoscere i suoi sviluppatori, Remedy Entertainment. Conosciuti recentemente per Control, la software house ha in realtà più di vent’anni di storia. Fondata nel 1995 in Finlandia da esperti di demoscene, una pratica informatica contemplativa consistente nel mostrare le proprie abilità nella modellazioni di modelli 3D. Dopo il racing game Death Rally, con cui riuscirono a dimostrare il proprio talento e attirare le attenzioni di Apogee Software (3D Realms), conosciuti per titoli del calibro di Duke Nukem, Wolfenstein 3D e Commander Keen, la vera consacrazione arriva nel 2001 con Max Payne. Il titolo poliziesco hard boiled, è riuscito a ritagliarsi un posto nel cuore di chiunque lo abbia giocato, grazie ad una trama, personaggi e dialoghi scritti magistralmente, raccontati tramite fumetti da una componente artistica ricercata fra un capitolo e l’altro, impreziositi ulteriormente in Italia grazie ad un doppiaggio d’eccezione. Dimostrarono inoltre di essere in grado di bastire anche un gameplay di qualità, che viene ricordato per l’importanza centrale del bullet time prima che diventasse di moda.
Nel 2010 approda nel mercato Alan Wake, certificando ancora una volta la qualità che i ragazzi di Remedy sono in grado di innestare nelle loro produzioni.

L’omonimo protagonista è uno scrittore con il classico blocco, che per tentare di superarlo decide di ritirarsi in vacanza insieme alla moglie Alice a Bright Falls, una folkloristica cittadina americana di montagna. Ben presto entreranno in contatto con personaggi eccentrici e un’atmosfera affascinante quanto misteriosa, alimentata dal cottage che si ritrovano come dimora nell'isoletta su Cauldron Lake, un immenso lago. In seguito al ritrovamento di un manoscritto chiamato Departure, si entra nel vivo delle vicende. Parlandone oltre rischieremmo d’incorrere in fastidiosi spoiler, sappiate solo che la sceneggiatura riesce a esplorare perfettamente la psicologia del protagonista (tormentato da spaventosi incubi), rendere viva e pulsante Bright Falls e i suoi abitanti, sorprendere con plot twist ben congegnati e piazzati. Remedy è riuscita a sfruttare e dare importanza ad ogni elemento narrativo introdotto, dando vita ad un racconto in grado di stregare e trascinare il giocatore in un flusso da cui è difficile uscire. Le vicende, nonostante l’oniricità che a volte assumono, risultano coerenti fra loro, che vanno a formare un mosaico impossibile da non apprezzare.
Anche dal punto di vista del gameplay il gioco si difendeva più che degnamente, nonostante all’uscita ne fosse stata criticata la ripetitività a lungo andare e le pessime sezioni di guida. I combattimenti erano basati sul dover prima rimuovere la protezione dei nemici tramite la torcia sempre a disposizione o specifiche granate, per poi poterli eliminare grazie ad un armamentario vario, seppur non vastissimo; una nota di merito è l'aver integrato nella giocabilità uno degli elementi essenziali del racconto, cioè la luce.
Il controverso finale, per via della sua natura aperta e non totalmente chiarificante, fu corretto tramite due DLC che andavano entrambi ad espandere le vicende, collocandosi immediatamente dopo l’epilogo del gioco base. Nonostante fossero stati criticati, anche per via del clima che si respirava a causa del vizio di vendere i veri finali come espansioni a pagamento (il caso del reboot del Prince of Persia del 2008 è emblematico), riuscivano a espandere la storia e arricchire il complesso universo narrativo.
Il 2012 vide l’approdo sul mercato di Alan Wake’s American Nightmare, un gioco che, nonostante si andasse a collocare cronologicamente dopo il finale dei DLC, aveva una natura di spin-off a detta degli sviluppatori, e non di un vero e proprio sequel. Non riuscì ad avere lo stesso impatto del primo, anche a causa di una struttura della campagna ripetitiva, nonostante i miglioramenti in termini di gameplay puro, e una narrativa di qualità inferiore, anche se presentava elementi d’interessi, come il signor Graffio, un malvagio alter-ego di Alan.

Un’onirica macedonia

Come moltissime opere, anche Alan Wake ha attinto da influenze culturali di grandi opere precedenti, mettendole insieme e rielaborandole per ottenerne una propria personalità esplosiva e unica. Più nello specifico, quelle maggiormente evidenti sono rinvenibili dalle opere del visionario David Lynch e del maestro del brivido Stephen King. Del primo, oltre alla componente onirica, ha agilmente preso in prestito lo spirito dell’ambientazione di una delle sue produzioni più amate e se vogliamo più pop: stiamo naturalmente parlando della serie TV di culto Twin Peaks. Sono numerose le analogie fra Bright Falls e la cittadina omonima di Twin Peaks: entrambe si trovano in montagna, il loro settore economico principale è quello legato al legname, sono popolate da personaggi eccentrici e atmosfere famigliari quanto animate da una serie di misteri, con uno sfondo di apparente tranquillità e staticità.
A Stephen King deve soprattutto alcuni spunti narrativi, in particolare da Shining, romanzo noto al grande pubblico grazie alla splendida trasposizione cinematografica di Kubrick, le cui scene sono divenute ormai iconiche e impreziosite da un Jack Nicholson in splendida forma. Come sarà noto a molti, il pretesto narrativo per il trasferimento nelle rispettive location è quello dello scrittore affetto da un blocco creativo.

Remedy Connected Universe

In un'epoca in cui assistiamo ad un proliferare di universi narrativi condivisi, era scontato che prima o poi questa tendenza sarebbe arrivata anche in campo videoludico, Remedy Enternainment ha deciso di cogliere la palla al balzo e di affibbiare un filo conduttore comune alle sue ultime opere. L’esistenza dell’universo condiviso è stata ufficializzata con l’annuncio del il secondo DLC di Control: AWE, e successivamente confermata da un articolo di Sam Lake, il direttore creativo della software house. Nel contenuto scaricabile, la protagonista Jesse Faden, si trova ad indagare su alcuni misteriosi avvenimenti di Bright Falls.
Control può essere definito il “contenitore” e centro nevralgico del mondo narrativo messo in piedi. La FBC (Federal Bureau of Contro), l’organizzazione di Control, indaga infatti su eventi paranormali su scala globale, le AWE, acronimo di Altered World Event, di cui Bright Falls ne rappresenta un fulgido esempio, e questa ampia scala permette potenzialmente all’agenzia di giocare un ruolo centrale. Non vogliamo spoilerarvi nulla, sappiate solo che nell’espansione Alan Wake ha un ruolo di primissimo piano.

AWE è stata designato come il primo evento crossover dell’universo, ma nonostante questo ci sono riferimenti sia in Alan Wake, che Quantum Break e nello stesso Control. Quello più presente e in grado di connettere tutti e tre i videogiochi, è la serie TV fittizia Night Springs (ispirata alla reale serie The Twilight Zone), visionabile in Alan Wake tramite appositi televisori sparsi nei livelli, e menzionata in Quantum Break e Control; in quest’ultimo svolge anche una funziona di background narrativo. Infatti, la FBC ne ha acquisito i diritti per utilizzarle strumentalmente come forma di copertura degli eventi paranormali. La serie ha indotto i fan a creare una teoria secondo cui gli eventi di Control sarebbero in realtà frutto della penna di Alan Wake. Alla base dell’idea vi è il fatto che un episodio di Night Springs scritto e proposto da Alan Wake, ma mai prodotto, presenta numerosi elementi di convergenza con i fatti raccontati nella campagna di Control, facendo riferimento esplicito a un’organizzazione conosciuta come “Federal Bureau of Night Springs”. La teoria, in realtà molto verosimile se fosse confermata ufficialmente, oppure potenziata da ulteriori indizi futuri, avrebbe interessantissime implicazioni, mettendo fra le altre cose in piedi un discorso meta-narrativo e meta-videoludico, oltre che rappresentare quello che molti definiscono “mind blowing”.
In bilico è la presenza all’interno di questo universo anche di Max Payne: all’interno di Alan Wake si potevano infatti rivenire alcuni riferimenti. Un dialogo presente in Control ne lascia presagire l’effettiva presenza in forma indiretta, cioè esistente materialmente in un universo parallelo dove le storie di Alan Wake prendono vita concreta. Le Avventure di Max Payne sono terminate da un pezzo, e non ci sono indizi o solidi rumore che fanno pensare ad un suo possibile ritorno; riteniamo pertanto improbabile vedere il suo protagonista inserito in maniera diretta in opere future appartenenti al Remedy Connected Universe.
La certezza che abbiamo, confermata ufficialmente, è che il prossimo titolo di Remedy Entertainment farà parte dell’universo narrativo. Non ci è dato al momento sapere se si tratterà di una nuova IP oppure un sequel di una delle tre opere. Siamo in ogni caso curiosi di sapere quali saranno gli sviluppi futuri, e in particolare relativamente agli eventi crossover.

Il ritorno di Alan?

Se fosse effettivamente un sequel, visto il ritorno narrativo di Alan Wake e il rilascio della remastered, è lecito pensare che il nuovo videogioco in sviluppo sia proprio Alan Wake 2.
Nonostante la penuria di elementi a disposizione, possiamo comunque lanciarci in congetture.
Da un punto di vista della trama, ci possiamo aspettare che le vicende prendano piede dopo quelle raccontate in AWE, e che abbiano ripercussioni sugli altri titoli futuri, esprimendo appieno le potenzialità offerte dalla condivisione di un universo narrativo. Allo stesso tempo, vorremmo che lo stile e spirito del primo capitolo rimanesse intatto, vedendoci proposto un racconto che abbia dignità e personalità proprie, godendo della grande abilità di scrittura ampiamente dimostrata e pluriconfermata degli sceneggiatori di Remedy. Per quanto concerne il gameplay, ci piacerebbe veder conservata la meccanica legata alla luce, ma ampliata, ad esempio tramite un inedito arsenale di bocche da fuoco legate a quest’elemento, o addirittura veri e propri poteri elementali, tipologia di abilità che Remedy sa ben gestire. La componente ludica gioverebbe sicuramente anche di una maggiore varietà, sia in termini di nemici da fronteggiare sia di compiti da svolgere, che nel primo Alan Wake si riducevano per la maggior parte di andare dal punto “A” a quello “B”.

Alan Wake è stato un titolo notevole, capace di stregare fin dalla sua uscita, rinnovando e certificando l’amore dei giocatori grazie al ritorno del protagonista nell’espansione di Control. Sicuramente ora, rispetto al passato, il ritorno di Alan Wake con un sequel diretto si è fatto nettamente più plausibile, anche se non ci sono ancora annunci ufficiali in merito.

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