I Rōnin e Ghost of Tsushima

Pubblicato il 6 Maggio 2020 alle ore 8:00
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di Silvia Begotto
@Linda White

Ben ritrovati cari amici della Tribù nell’ultimo della serie di speciali che ci hanno accompagnato fin qui, in attesa dell’uscita di Ghost of Tsushima, prevista per il 17 luglio. In questo articolo approfondiremo una figura misteriosa che ha ispirato moltissime leggende nel corso della storia: rōnin.

UOMINI ONDA

Rōnin 浪人, i cui kanji letteralmente significano “uomo onda”, era il nome che prendeva un samurai senza signore. Questo poteva accadere per la morte del feudatario del quale era a servizio oppure per averlo disonorato. Questa figura si diffuse particolarmente nel Periodo Tokugawa quando, in seguito all’abolizione di molti feudi, tanti samurai si ritrovarono senza qualcuno da servire e a vagare per le terre del Giappone. Normalmente, però, un rōnin diventava tale quando il signore che serviva moriva oppure quando quest’ultimo perdeva la fiducia nel guerriero in seguito a un errore o a un oltraggio e lo congedava dal servizio: in questo caso, il samurai poteva riabilitarsi commettendo seppuku, oppure, se rifiutava, perdeva il proprio onore e diventava un guerriero errante. Nel Giappone feudale questo significava perdere il sostegno del proprio clan e la dignità.

Nel corso della storia il termine rōnin prese un’accezione negativa perché indicava un individuo fuori dalla società e dalle regole, non essendo più legato all’etica del bushidō. Molti rōnin per sopravvivere si riunivano e offrivano i loro servigi come mercenari o come insegnanti di arti marziali, oppure si rifugiavano nella vita monacale praticando il Buddhismo Zen.

I SAMURAI DI AKO

Una delle storie più affascinanti riguardante i rōnin è quella dei samurai di Ako al servizio di Asano Naganori. Durante il Periodio Tokugawa l’imperatore Higashiyama mandò dei messi ad omaggiare lo shogun. Lo shōgun al tempo era Tokugawa Tsunayoshi, il quale incaricò alcuni daimyō con l’aiuto di Kira Yoshinaka, maestro di cerimonie e alto funzionario, di preparare il ricevimento.
daimyō dovevano portare dei doni a Kira per ringraziarlo dei suoi insegnamenti, ma il regalo di Asano venne ritenuto inadeguato dal funzionario che, per vendicarsi, cominciò ad insultarlo pubblicamente e a renderlo ridicolo.
Asano, dopo l’ennesimo sgarbo, perse la pazienza e colpì Kira con il pugnale ferendolo sulla fronte. Il fatto che l’attacco avvenne all’interno del palazzo dello shōgun rappresentò un aggravante a cui i due contendenti dovettero rispondere.
Kira venne perdonato, ma Asano subì l’ira dello shōgun: il suo feudo venne confiscato, suo fratello costretto agli arresti domiciliari e ad Asano venne concesso di morire onorevolmente compiendo il seppuku.
I samurai al servizio di Asano persero il loro signore e di conseguenza divennero rōnin. Essi si riunirono e discussero sul da farsi; alla fine decisero di abbandonare Ako. Però Oishi Kuranosuke, conosciuto come di Oishi Yoshio, e alcuni altri rōnin giurarono che si sarebbero vendicati di Kira, il quale, temendo una qualche vendetta, si circondò di guardie del corpo. I guerrieri decisero quindi di aspettare un momento più opportuno e ciascuno prese una strada diversa, dando l’impressione che ormai avessero rinunciato alla loro idea. Oishi addirittura divorziò dalla moglie per proteggerla da eventuali conseguenze e cominciò a frequentare bordelli e taverne. Una sera Oishi, ubriaco, cadde sulla strada senza riuscire a rialzarsi mentre passava un samurai che lo insultò e lo colpì per il suo comportamento disonorevole, anche se tutto questo faceva parte di un piano ben preciso.
Kira, rassicurato infine dal comportamento dei rōnin, pensò ormai di essere al sicuro e congedò le guardie del corpo.
Nel dicembre del 1702 finalmente il gruppo composto da quarantasette rōnin cominciò i preparativi per la vendetta e il 14 dicembre 1702 attaccarono la residenza di Kira.
Oishi gli offrì la possibilità di compiere seppuku, ma poiché egli esitava, lo uccise con lo stesso pugnale usato da Asano per suicidarsi. Al funzionario venne poi staccata la testa per portarla sulla tomba di Asano, che adesso era stato vendicato.
Il gruppo di rōnin che arrivò al Sengakuji ( il tempio in cui si trovava la tomba del loro signore) comprendeva quarantasei uomini; del quarantasettesimo non si hanno notizie certe: alcuni dicono che morì nello scontro, altri raccontano che venne mandato dallo shogun per riferire l’accaduto. Dopo aver onorato la tomba del loro signore e aver deposto la testa di Kira, il gruppo si costituì. I rōnin avevano violato l’ordine dello shogun di non compiere vendetta, ma d’altro canto avevano mostrato le qualità dei veri guerrieri samurai, fedeli fino alla fine al loro signore; inoltre, il popolo era dalla parte di Oishi e dei suoi compagni. Per questo motivo alla fine Tokugawa Tsunayoshi concesse al gruppo di morire tramite seppuku e recuperare così l’onore.
La vicenda dei rōnin è stata ripresa in tantissimi modi sia nel teatro che nel cinema, ed è una storia che affascina sempre, perché le gesta dei valorosi guerrieri divennero un esempio di moralità, disciplina e virtù del bushidō.

Eccoci dunque arrivati alla fine di questa serie di articoli dedicati al Giappone che scopriremo in Ghost of Tsushima; abbiamo toccato diversi argomenti e approfondito alcune vicende accadute. Ora non ci resta che aspettare l’uscita del titolo e vi ringraziamo per averci fatto compagnia in questo viaggio!

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