recensione

Dispatch

Dalle ceneri di Telltale risorge AdHoc Studios in un gioco tutto da scoprire

Pubblicato il 24 Novembre 2025 alle ore 11:37
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Dispatch è la dimostrazione concreta di come un team di ex-Telltale, riuniti sotto il nome di AdHoc Studios, possa trasformare un’idea semplice in un’esperienza narrativa sorprendente, capace di unire struttura episodica, storytelling televisivo e gestione strategica in un modo che pochi giochi avevano osato tentare. Presentato come una vera e propria serie TV videoludica distribuita in otto episodi nell’arco di un mese, il titolo si distacca completamente dai tradizionali giochi supereroistici per raccontare l’altra faccia del lavoro degli eroi: non l’azione in prima linea, ma il dietro le quinte, le decisioni prese in ufficio, la responsabilità di coordinare gli interventi e di dare ordini a squadre capaci di salvare (o distruggere) interi quartieri.

L'unione fa la forza

La storia segue Robert Robertson III, un tempo conosciuto come Mecha Man, un eroe senza poteri che combatteva grazie a un robot gigantesco ereditato dalla sua famiglia. Dopo uno scontro devastante contro il villain Shroud, Robert perde il suo Mecha e finisce all’opera come Dispatcher nella Superhero Dispatch Network. Qui si ritrova a gestire lo Z-Team, una squadra di supercattivi riformati tramite il Progetto Phoenix, ognuno con personalità ingombranti e poco inclini al rispetto. È il tipo di idea che potrebbe scivolare facilmente nella parodia e invece la sceneggiatura riesce a creare personaggi sfaccettati, credibili e pronti a rubare la scena in ogni momento.

L’influenza Telltale è evidente fin da subito: dialoghi rapidi, scelte morali, decisioni che definiscono la personalità del protagonista e guidano le dinamiche interne dello Z-Team, con il ritorno immancabile del celebre “X se lo ricorderà”. Non tutte le scelte, però, hanno lo stesso peso: alcune vengono ribaltate dagli eventi, altre si rivelano meno decisive di come appaiono, un limite comprensibile per un progetto episodico che non può permettersi una moltiplicazione enorme delle diramazioni narrative.

La sorpresa più grande arriva però dal lato gestionale. Tra un dialogo e l’altro, Robert deve svolgere il suo vero lavoro: coordinare le emergenze che si aprono sulla mappa di Los Angeles e scegliere quali membri dello Z-Team inviare. Ogni missione richiede abilità specifiche e ogni eroe ha un ventaglio di poteri e statistiche che vanno valutati con attenzione. Sonar sembra uno stupido, ma è perfetto per situazioni che richiedono ingegno, mentre Prism brilla nell’affascinare le masse e altri eroi spiccano in compiti alternativi. Queste sezioni ricordano This Is The Police per struttura e gestione, ma con un carisma tutto loro. Sono curate, divertenti, imprevedibili, scritte benissimo e capaci di creare un ritmo perfetto tra narrazione e gameplay.

La meravigliosa rappresentazione del dramma

Il comparto artistico è l’altro grande punto di forza dell’opera. Le animazioni e gli artwork sono di altissimo livello, spesso paragonabili a produzioni animate di fascia alta, e ogni personaggio possiede un design riconoscibile, vivo, caratterizzato alla perfezione.

Anche il cast vocale contribuisce in modo decisivo alla qualità complessiva: Laura Bailey dona vita a un'Invisigal magnetica, Aaron Paul interpreta un Robert pieno di sfumature e tutto il team di doppiatori costruisce un ritmo narrativo impeccabile. L’assenza del doppiaggio in italiano pesa, soprattutto perché alcune battute scorrono troppo velocemente per essere lette comodamente, e in rari casi dei dialoghi non risultano coperti dai sottotitoli. Nonostante questo limite, l’atmosfera rimane eccezionale e la scelta di puntare su un cast internazionale permette ai personaggi di brillare in ogni singola scena.

Dal punto di vista tecnico, Dispatch gira in maniera eccellente. Su PC l’esperienza è fluida e priva di problemi, e anche su Steam Deck il gioco si comporta a meraviglia, con lo stile artistico che risulta ancora più godibile sullo schermo della portatile Valve. È un titolo leggero ma curato, capace di sfruttare al meglio la sua natura 2D animata senza rinunciare a un’identità propria. Le circa nove ore necessarie per completare la storia scorrono veloci, ben ritmate, con episodi che raramente concedono pause morte. Anzi, l’unico vero difetto riguarda proprio il finale, forse troppo accelerato: alcuni passaggi chiave avrebbero meritato più spazio per ottenere un impatto emotivo ancora più forte.

Eppure, nonostante questo, l’avventura riesce a lasciare il segno. Lo Z-Team è straordinario: una galleria di personaggi memorabili, caratterizzati alla perfezione, tanto da volerli rivedere immediatamente in un sequel o in uno spin-off completamente incentrato sulle missioni gestionali. L’equilibrio tra leggerezza, dramma, umorismo e crescita personale funziona dall’inizio alla fine, e quando arrivano i titoli di coda la sensazione è duplice: soddisfazione per ciò che si è vissuto e malinconia per ciò che è finito troppo in fretta.

In conclusione, Dispatch è una piccola gemma che nasce per un medium e che cresce come erede spirituale dei migliori lavori di Telltale, brillando come esperienza ibrida che alterna racconto e gestione con talento raro. Se c’è una cosa certa è che Dispatch non passa inosservato: è una di quelle opere che ricordano perché le storie interattive sanno ancora emozionare, sorprendere e restare impresse.

Good

Narrativa e comparto artistico eccezionali
Ottima la dinamica gestionale...
Cast ben strutturato
Presenza di sottotitoli italiani

Bad

Necessitava di più tempo per la conclusione
... ma ne avremmo voluta di più
9.5
TRIBE APPROVED

Sviluppatore: AdHoc Studios
Distributore: AdHoc Studios
Data di uscita: 22 ottobre 2025
Genere: Avventura grafica
PEGI: 18+
Piattaforme: PlayStation 5, PC

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