

Lanciarsi in un franchise di lunga data può essere intimidatorio, soprattutto quando il numero sul titolo lascia intendere anni di storia da recuperare. La serie Persona può contare solo cinque capitoli principali, ma i suoi numerosi spin-off, senza dimenticare le origini come derivazione di Shin Megami Tensei, possono disorientare chi vuole avvicinarsi per la prima volta. Se i primi due capitoli erano collegati tra loro, ogni episodio da Persona 3 in poi ha costruito un universo narrativo autonomo, diventando nel tempo un punto di riferimento per i JRPG moderni. Pubblicato per la prima volta nel febbraio 2024, questo acclamato remake arriva ora su Nintendo Switch 2. È davvero questa la casa ideale per uno dei giochi di ruolo giapponesi più amati di sempre o il passaggio all’ibrida Nintendo comporta inevitabili compromessi?
In Persona 3 Reload vestiamo i panni di Makoto, un nuovo studente della Gekkoukan High School dal passato misterioso. Di giorno conduciamo la vita di un normale adolescente, divisi tra lezioni, studio e relazioni, ma allo scoccare della mezzanotte tutto cambia: arriva l’Ora Oscura. Questo momento sospeso tra un giorno e l’altro trasforma il mondo in un incubo dove le Ombre vagano, nutrendosi delle menti umane. Solo pochi eletti riescono a percepirla, e proprio per questo veniamo reclutati nella Specialized Extracurricular Execution Squad (SEES), un gruppo di studenti incaricato di combattere le Ombre e impedire l’avvento dell’Oscurità Eterna. Sebbene la trama principale si sviluppi con un ritmo ben definito, sono le storie secondarie e i legami che intrecciamo a rendere Persona 3 Reload un’esperienza indimenticabile. I Social Link rappresentano il cuore del gioco: ci permettono di approfondire rapporti con i personaggi e di vivere archi narrativi emotivamente complessi, spesso intrisi di dilemmi morali e momenti toccanti. Quello che inizia come un semplice incontro extracurricolare può trasformarsi in una delle storie più significative dell’intero gioco, e il modo in cui il titolo scandisce la crescita dei legami è uno dei motivi per cui questa formula continua a funzionare dopo anni.
Ogni giornata offre solo un numero limitato di attività, costringendoci a scegliere con cura come impiegare il tempo: coltivare un’amicizia già iniziata o dedicarsi a un nuovo personaggio? Studiare o allenarsi? Questa gestione crea un ciclo di gioco profondo e soddisfacente, che dà spessore al mondo e rende ogni decisione significativa. L’esplorazione, seppur contenuta, è piena di piccoli dettagli e incontri che fanno sentire la città viva e coerente. Un altro aspetto riuscito è l’eccellente lavoro di doppiaggio. I nuovi interpreti danno voce ai personaggi con intensità e naturalezza, riuscendo a trasmettere l’intero spettro emotivo della storia. Anche i fan più affezionati alle voci originali troveranno qui una recitazione convincente, capace di restituire tutta la profondità e l’umanità del cast.
Durante l’Ora Oscura ci avventuriamo nel Tartaro, una torre labirintica che funge da enorme dungeon multilivello popolato da creature inquietanti. La struttura può apparire ripetitiva, ma il sistema di combattimento compensa ampiamente. Ogni scontro è strategico e premia la sperimentazione: i nemici hanno debolezze elementali che vanno individuate per stordirli, ottenendo la possibilità di concatenare attacchi o passare il turno agli alleati per scatenare le loro Personae. Le battaglie si trasformano così in un elegante gioco tattico, dove la coordinazione e la pianificazione contano più della forza bruta. A dare ulteriore profondità c’è il sistema di Teurgia, che consente di liberare abilità speciali potentissime capaci di ribaltare l’esito di uno scontro. Queste tecniche si caricano attraverso azioni mirate e ricompensano la strategia più che la fortuna. Avanzando nel Tartaro, troviamo Porte Monadiche, che offrono sfide extra e ricompense rare, e altre porte che sbloccano costumi od occasioni di livellamento. Anche i Frammenti del Crepuscolo, recuperabili di giorno, collegano elegantemente le due dimensioni del gioco, integrando esplorazione e combattimento.
Lo stile visivo e la direzione artistica restano inconfondibili. Persona 3 Reload mantiene l’estetica elegante della serie, ma con una modernizzazione completa: modelli aggiornati, animazioni fluide e un uso del colore e della luce che valorizza ogni scena. Su Nintendo Switch 2, il gioco si presenta stabile e pulito, con un frame rate fisso a 30 FPS. Certo, le versioni PS5 e Xbox Series X raggiungono i 60, ma il ritmo metodico dell’avventura rende la differenza quasi impercettibile, ma la vera mancanza è il fatto che ancora una volta, se si voglio i DLC, bisogna pagarli a parte. Ci saremmo aspettati che SEGA e Atlus confezionassero una versione contenente tutti i DLC (soprattutto Episode Aigis -The Answer-) magari facendolo pagare qualche decina di euro in più, piuttosto che lo trattassero come se fosse il primo lancio ufficiale del gioco.
La colonna sonora, un irresistibile mix di jazz, hip-hop ed elettronica, si fonde perfettamente con l’identità visiva, contribuendo a creare un’esperienza sensoriale unica nel panorama dei JRPG.
In definitiva, Persona 3 Reload è una modernizzazione impeccabile di un classico intramontabile. Per chi non ha mai toccato la serie, rappresenta un punto d’ingresso ideale: una storia potente, un gameplay profondo e un sistema di relazioni che lascia il segno. Per i veterani, invece, è il modo perfetto per riscoprire un capolavoro senza tempo, ora giocabile anche in mobilità. Con la sua combinazione di stile, ritmo e introspezione, Persona 3 Reload conferma perché il nome Persona è diventato sinonimo di eccellenza nel genere dei giochi di ruolo giapponesi.
Il codice ci è stato fornito dal distributore per Switch 2.

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