I Hate This Place

Un survival horror isometrico dal cuore fumettistico, potente nell’atmosfera ma meno efficace nel raccontare il suo mondo

Pubblicato il 2 Febbraio 2026 alle ore 15:03
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di Paolino Maisto
@PerrinAybara

I Hate This Place è entrato nel nostro radar lo scorso agosto quasi in sordina. All’epoca gli avevamo dedicato la giusta attenzione, ma sapevamo che si trattava di un survival game dalle tinte horror, con un’estetica fumettistica marcata e una protagonista dal design accattivante: più che abbastanza per stuzzicare la nostra curiosità. Quello che non ci aspettavamo, però, era di trovarci davanti a un universo narrativo sorprendentemente stratificato, popolato da rappresentazioni intelligenti e disturbanti di spettri, mostri e creature notturne, e sostenuto da un equilibrio efficace tra esplorazione open world e meccaniche di survival crafting, perfettamente coerenti con il tono dell’esperienza.

Per chi non ne fosse a conoscenza, I Hate This Place è un survival horror isometrico ambientato nelle terre maledette del Rutherford Ranch, una regione isolata che richiama una natura selvaggia estrema, probabilmente collocata tra l’Alaska e territori limitrofi, dove il sole fatica a sorgere prima della tarda mattinata. Con uno stile grafico ispirato ai fumetti retrò, vestiamo i panni di una protagonista determinata, impegnata nella disperata ricerca della sua migliore amica, scomparsa dopo un maldestro rituale volto a evocare un’antica entità divina. Questa premessa, chiara e intrigante, riesce paradossalmente a essere più comprensibile rispetto al modo in cui il gioco sceglie di raccontare il proprio mondo e la propria mitologia. Uno dei problemi principali di I Hate This Place risiede infatti nella sua esposizione narrativa. L’apertura propone una sequenza poco incisiva e mal ritmata: assistiamo a un rituale confuso, alla sparizione improvvisa dell’amica e all'inseguimento che conduce a un laboratorio sotterraneo… solo per scoprire che nulla di ciò che stiamo vedendo sembra avere una spiegazione immediata o coerente.

Solo in un secondo momento abbiamo scoperto che il gioco è basato su una serie a fumetti omonima. Una rivelazione che, da un lato, ci ha spinto a voler approfondire il materiale originale, ma dall’altro ha chiarito molti dei limiti narrativi del gioco. I Hate This Place sembra infatti dare per scontato che il giocatore conosca già il mondo, le sue regole e le sue stranezze. Le informazioni sulla lore vengono distribuite in modo frammentario, attraverso dialoghi criptici e scoperte collocate in punti insoliti della mappa, spesso senza il minimo contesto. Non stiamo realmente imparando qualcosa di nuovo: ci viene piuttosto chiesto di accettare eventi e concetti come se fossero già familiari. Per chi, come noi, si avvicina per la prima volta a questo universo, ciò rende l’immersione iniziale piuttosto complessa. Per diverse ore ci siamo sentiti spaesati, incerti sul nostro ruolo e sul significato delle azioni intraprese. Solo col tempo abbiamo imparato ad accettare l’assurdo e l’inspiegato come parte integrante dell’esperienza, rinunciando a cercare spiegazioni immediate.

Superato questo scoglio, però, l’ambientazione ha iniziato a conquistarci. Il Rutherford Ranch infestato è un luogo dove può accadere letteralmente di tutto: veicoli posseduti che cercano di investirti nel cuore della notte, ragni mutanti che attirano le vittime con canti ipnotici, bunker governativi colmi di esperimenti segreti e aberrazioni genetiche. Ogni area trasmette una costante sensazione di pericolo e imprevedibilità. Dal punto di vista del gameplay, l’obiettivo è esplorare liberamente la mappa, raccogliere risorse, creare armi e munizioni e portare a termine incarichi per i vari personaggi incontrati. Pur non essendo sempre entusiasti dei sistemi di crafting, qui li abbiamo trovati ben integrati. Il ciclo giorno-notte incentiva l’esplorazione diurna per accumulare materiali, da utilizzare poi per prepararsi agli orrori decisamente più aggressivi che emergono dopo il tramonto.

Il titolo include anche una componente stealth piuttosto basilare, ma funzionale. Crafting e furtività non sono obbligatori, bensì alternative valide al combattimento diretto. Possiamo aggirare i nemici senza sprecare risorse, oppure affrontarli frontalmente se ben equipaggiati. Le armi da mischia rappresentano una soluzione di emergenza, ma il gioco risulta decisamente più permissivo quando si investe con criterio in una o più di queste strategie. Purtroppo, il sistema di combattimento in sé risulta fin troppo elementare. Gli scontri si risolvono spesso in un semplice “punta e clicca”, una scelta che diventa particolarmente deludente nel corpo a corpo. L’assenza totale di schivate, parate o manovre difensive riduce i combattimenti ravvicinati a scambi di colpi statici, privi di profondità o tensione tattica.

Un’altra nota dolente riguarda le cutscene. Considerando l’origine fumettistica del progetto, ci saremmo aspettati sequenze narrative costruite con tavole illustrate o vignette animate. Al contrario, il gioco propone intermezzi visivamente poveri, con modelli in-engine che si limitano a parlare tra loro. Una scelta incomprensibile, soprattutto alla luce del talento artistico mostrato nel materiale promozionale. Nel complesso, I Hate This Place rimane un’esperienza interessante. Le sue meccaniche sono solide, anche se raramente sorprendenti, e riescono comunque a sostenere l’esplorazione di un’ambientazione horror davvero affascinante. Tuttavia, la gestione della narrazione e dell’introduzione al mondo di gioco ne limita fortemente il potenziale, così come alcune scelte poco ispirate nella messa in scena.

Riteniamo che i fan del fumetto originale troveranno molto da apprezzare, e non escludiamo che alcuni giocatori possano avvicinarsi alla serie cartacea proprio grazie al gioco. Allo stesso tempo, è facile immaginare che una parte del pubblico più generalista possa rimanere distante, incapace di immergersi pienamente in un universo raccontato in modo così frammentario. I Hate This Place colpisce per atmosfera e identità visiva, e offre un survival horror discreto e a tratti divertente, ma avrebbe beneficiato enormemente di una migliore introduzione narrativa e di un combat system più profondo. È un titolo che troverà il suo pubblico, soprattutto tra chi ama l’horror e le contaminazioni fumettistiche, ma che lascia la sensazione di un potenziale non del tutto espresso.

Il codice ci è stato fornito dal distributore per PC

Good

Atmosfera horror distintiva, cupa e imprevedibile, che valorizza l’esplorazione
Stile visivo ispirato ai fumetti, coerente e riconoscibile
Buona integrazione di crafting e ciclo giorno/notte
Universo narrativo affascinante, capace di incuriosire e spingere verso il fumetto originale

Bad

Narrazione frammentaria e poco accessibile, soprattutto per chi non conosce l'universo narrativo da cui proviene
Sistema di combattimento troppo semplice, in particolare negli scontri corpo a corpo
Cutscene poco ispirate
Scarsa contestualizzazione iniziale, che rende difficile l’immersione nelle prime ore
6.6
NONNO APPROVED

Sviluppatore: Rock Square Thunder
Distributore: Feardemic
Data di uscita: 29 gennaio 2026
Genere: Survival Horror
PEGI: 16+
Piattaforme: PC, Xbox Series X|S, PS5, Switch 2, Nintendo Switch

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