Assassin’s Creed Valhalla

Il dodicesimo capitolo della saga ci narra la storia di Eivor e sorprende in positivo

Pubblicato il 16 Novembre 2020 alle ore 11:00
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Ad aprire il periodo caldo della nuova generazione, e a dare un po’ il via a una serie di articoli di copertura, ci pensa una delle saghe più controverse degli ultimi anni. Nel corso del tempo e delle generazioni, infatti, la serie Assassin’s Creed ha subito un’enorme variazione passando da un genere più accorto e basico a quello che in tutto e per tutto è definibile open world con una serie di caratteristiche che sono andate a snaturare quello che era il feeling della saga. Se in passato, appunto, Assassin’s Creed era ritenuto uno degli action migliori del panorama videoludico, da Origins in poi abbiamo avuto un ingrandimento della mappa e dell’intero sistema di gioco a scapito di una trama poco incentrata sulla guerra tra Assassini e Templari; si è andato a far rivivere ai giocatori più semplicemente l’ambientazione che  la storia, relegata quasi più al periodo storico anziché all’eterna guerra che da ben tre generazioni (videoludiche) infiamma.
Dopo una presentazione effervescente, Assassin’s Creed Valhalla si pone come l’ennesimo open world pieno di cose da fare, ma con una sostanziale differenza: Ubisoft sembra aver capito il problema di Origins e Odyssey e gli ha dato un senso completamente diverso, grazie anche all’arrivo della nuova generazione, andando a creare un titolo enorme – sì – ma ponendosi anche narrativamente a un livello superiore rispetto ai precedenti. Inauguriamo, qui su Tribe Games, le recensioni sulla nuova generazione andandovi a raccontare di più di Valhalla, giocato sulla nuova e fiammante Series X che ha mostrato sin da subito il grossissimo stacco rispetto a Xbox One e Playstation 4. Siamo qui, quindi, a parlavi di Valhalla e di come questo sia probabilmente uno degli Assassin’s Creed migliori degli ultimi anni.

Eivor e il Ragnarok

Valhalla si è posto, sin da subito, come un capitolo in grado di riparare gli errori compiuti da Odyssey ritenuto dai fan troppo dispersivo e leggero rispetto a quello che andava a raccontare. La storia di Eivor e la sua introduzione vanno proprio a significare come il passo deciso da Ubisoft sia determinato e non sia stato solo il frutto dell’ennesima comunicazione in grado di promettere mari e monti e ritrovarsi poi con la brutta pianura lodigiana. Eivor infatti è un* bambin* (capirete poi il perché di questi asterischi) che si ritrova buttato in qualcosa più grande di lui: il suo villaggio viene razziato durante una serata di festa e assiste alla morte del padre, della madre e di gran parte del suo clan e salvato solamente dal fratello che riesce a portarlo lontano dal suo destino. Dopo questa introduzione crudele, ci viene introdotta Layla (protagonista dei giorni nostri dei precedenti Assassin’s Creed) che dovrà decidere quale sequenza di DNA vivere: quella maschile, quella femminile o far decidere all’Animus il sesso del protagonista. Questo espediente narrativo viene utilizzato da Ubisoft per non imporre – come successo in passato con Odyssey – un personaggio canonico, permettendo ai giocatori di scegliere il sesso del suo protagonista. Che sia un possente vichingo o una potente e spietata vichinga, Eivor avrà una storia che non varierà in base al sesso scelto, ma la linea tracciata sarà la stessa, indifferentemente dalla scelta del giocatore. Una volta giocato il prologo, Eivor si ritroverà con il suo clan in Inghilterra a dover conquistare l’intero territorio e qui il primo tasto dolente per quelli che hanno odiato la dispersività di Odyssey: Valhalla è narrativamente suddiviso in più storie che andranno affrontate per arrivare al completamento della storia, ma nell’ordine scelto dal giocatore. Niente linearità, niente ritorno alle origini, ma semplicemente un rework di quello visto solo due anni fa andando a lavorare, però, sulla qualità della scrittura e del valore delle situazioni vissute da Eivor. Il paragone che più ci viene in mente per descrivere quanto vissuto in questo Valhalla è pesante, ma allo stesso tempo di forte effetto: The Witcher 3Il lavoro CD Project, infatti, è palesemente stato preso d’ispirazione dal team di sviluppo per la creazione di un RPG significativamente enorme, ma scritto ottimamente senza quella sensazione di star giocando un qualcosa di banale; invece, è un gioco che arriva al punto e ci arriva nella maniera più cruenta possibile. Non osiamo paragonare la storia di Valhalla a quella vissuta solo qualche mese fa con The Last of Us Parte II o con Death Stranding, ma il livello di scrittura di Ubisoft è stata in grado di farci attaccare allo schermo senza dar quel senso di noia e inutilità provata durante alcune sessioni di Odyssey in passato, tant’è che la vera innovazione di quel titolo sono stati i DLC in grado di apportare in poche ore più di quello fatto dal gioco intero in più di 100. Purtroppo l’ottima narrativa del titolo Ubisoft va a scontrarsi con dei pesanti limiti tecnici, strascichi di un cambio generazionale che è arrivato probabilmente al momento giusto, ma non in grado di proporre l’innovazione sperata. Spesso infatti avremo scene clou recitate benissimo ma con animazioni grottesche o volti totalmente inespressivi, andando un po’ a rovinare alcune delle scene più importanti; ovviamente, è un limite che su Series X si nota forse leggermente meno grazie anche all’imponente lavoro grafico effettuato che andremo a esplorare più avanti.

Tornando al lato narrativo, Valhalla si piazza esattamente tra Origins (punto più alto della seconda trilogia) e Odyssey, restando un ottimo titolo che mostra le capacità del team di sviluppo, che include alcune delle vecchie personalità di Ubisoft che hanno dato una carica in più all’intera produzione. Tanti erano i dubbi espressi sin dal primo trailer: come avranno reso l’arrivo degli assassini tra i vichinghi? Perchè Eivor ha una lama non tanto celata? Che c’entrano gli assassini con un popolo così bellicoso? Ubisoft ha perfettamente risposto a ognuna di queste (e molte altre) domande andando a creare un incipit narrativo in grado di amalgamare la personalità degli Assassini (lo stealth, il Credo e la guerra ai Templari) con quella dei possenti Vichinghi, dediti alla guerra, la violenza e le razzie. L’approccio al gioco, però, è lasciato totalmente in mano ai giocatori che possono decidere come giocare, se più stealth o più violentemente. Oltre al modo di giocare, tanto di Eivor è in mano al giocatore che potrà decidere gran parte del suo carattere grazie alle numerose scelte che andranno a cambiare totalmente il carattere del personaggio. Questo lato molto gioco di ruolo, però, non si limita alle caratteristiche del personaggio principale: anche alcune decisioni importanti durante il corso dell’intera avventura e il destino di molti personaggi saranno nelle vostre mani e sarà molto interessante vedere come una playthrough può cambiare totalmente anche solo decidendo di uccidere o meno un determinato nemico.

Doppio malto o doppia ascia?

Una delle preoccupazioni legate ad Assassin’s Creed Valhalla era la decisione di mantenere la stessa impostazione di Odyssey e Origins con i loro pregi e difetti. Una delle critiche maggiori a Odyssey, infatti, è stata quella di costringere il giocatore a potenziarsi a livelli inverosimili per arrivare all’endgame, obbligando a fare anche missioni secondarie di cui magari importava poco o mettersi a farmare determinati contratti solo per avere il livello massimo e proseguire facilmente nelle avventure. Valhalla prende questo concetto e lo cambia, pur non andando a rivoluzionarlo. Quello che ci ritroveremo davanti, infatti, è un sistema basato sulla potenza del personaggio e sul livello. Questa andrà aumentata guadagnando esperienza con le varie attività di gioco e spendendola nel menù dei talenti che va a fornire una serie di caratteristiche e abilità al nostro vichingo. L’esperienza ottenuta ovviamente varia in base al tipo di missione o di attività che state svolgendo, ma anche solo proseguendo con la main quest se ne guadagnerà abbastanza da poter arrivare al termine del gioco senza dover per forza mettersi a farmare come ossessi. L’incubo Odyssey è stato, per fortuna, sventato e questo porta Valhalla a essere un titolo enorme e vario, ma rimanendo pur fattibile anche a chi non ha 200 ore da dedicare a un singolo gioco. I vari talenti si suddividono in tre grosse aree: quella rossa dedicata agli attacchi fisici, quella gialla alla furtività e quella blu alla difesa. Andando a spendere dei punti in queste tre grosse aree, ricordando molto la sferografia di Final Fantasy X, la potenza del nostro personaggio salirà così come le caratteristiche che andremo a sbloccare. Noi, ad esempio, abbiamo puntato su un Eivor attaccante fisico con una forte difesa e che con le sue doppie asce va a fare un danno enorme a una velocità esagerata, utile per sconfiggere velocemente i nemici e proseguire così nelle razzie e negli scontri più difficili. Le build sono enormi e possono essere cambiate anche a gioco in corso, con la possibilità di ripristinare tutto l’albero dei talenti e ripartire da 0 con l’assegnazione dei punti. Oltre ai talenti dovremo sbloccare le abilità, per farlo sarà necessario però esplorare e leggere i libri che possono essere trovati negli accampamenti nemici, solitamente nelle chiese che andranno razziate insieme al proprio equipaggio. Queste non sono necessarie per il completamento dell’avventura, ma invitano il giocatore a esplorare il più possibile e ogni singola regione sarà pregna di sbloccabili tra abilità, equipaggiamenti o materiale per ampliare il proprio insediamento. Ravensthorpe, infatti, diventerà l’accampamento del clan di Eivor una volta giunto in Inghilterra dove potersi insediare e iniziare la conquista dell’intera regione. Durante i vari saccheggi ci sarà la possibilità di accumulare ricchezze e materiali per andare ad ampliare questo villaggio, in modo da aumentare la sua potenza bellica. Le razzie sono una delle parti più divertenti di Valhalla in quanto approcciabili in più modi: via mare con la nostra imbarcazione, i canti vichinghi e il corno suonato da Eivor che preannuncia il devastamento del villaggio o più tranquillo con l’assassino che prima si infiltrerà in città, ucciderà qualche guardia e solo dopo andrà a chiamare i suoi commilitoni per l’assalto finale alle forze nemiche già sfiancate. Durante queste razzie il nostro obiettivo sarà quello di prendere tutte le ricchezze (identificate dal colore oro sulla mappa) da utilizzare per andare poi a potenziare le armi e armature di Eivor o per espandere i confini del villaggio con nuovi edifici e negozi. Oltre alle razzie i vichinghi saranno sfruttati negli assedi di città vere e proprie, l’obiettivo non cambia e sarà quello di uccidere più gente possibile e metter a ferro e fuoco l’intero posto. Questi assedi, però, sono relegati principalmente alla trama principale e non sarà possibile affrontarli in qualsiasi momento; restano però una bella introduzione di gameplay e Ubisoft è stata furba e li ha dosati in modo da permettere ai giocatori di poter godere della loro bellezza in quei determinati frangenti.

A ferro e fuoco

Assassin’s Creed Valhalla si è portato dietro, per tanti mesi, una serie di dubbi derivanti delle bruttissime esperienze di Origins e Odyssey che sono andati a complicare – a causa della loro natura di RPG – quello che è sempre stato Assassin’s Creed. Tanti dei dubbi erano incentrati infatti sul sistema di combattimento che, sia corpo a corpo che stealth, aveva suscitato tantissime critiche da parte dei videogiocatori nei mesi successivi l’uscita. Partiamo proprio da quest’ultimo, vero e proprio pomo della discordia all’interno della fanbase di Assassin’s Creed. Se ben vi ricordate, in Odyssey e Origins era stata tolta la possibilità di assassinare direttamente il nemico utilizzando la lama celata, andando a rovinare un po’ quella che era l’esperienza della serie che sullo stealth ci ha basato la sua intera esperienza. In Valhalla, per fortuna, Ubisoft ha deciso di metter mano a questa cosa e ora gli assassinii alle spalle andranno a garantire la morte del bersaglio, così come quelle più variegate: in salto, da una sporgenza, dalle balle di fieno. L’assassinio con la lama celata è finalmente tornato al suo posto facendo sparire la bufera venuta fuori ai tempi del precedente capitolo. Ubisoft ha anche deciso di inserire un’opzione in game per far in modo che, invece, si torni un po’ al passato – quello burrascoso – e per far sì che gli assassinii rispettino le forze in gioco e che non sia così possibile ammazzare qualcuno di molto più forte utilizzando semplicemente lo stealth, permettendo così un’esperienza più simile ad Odyssey.
Quello che è stato totalmente migliorato e rende vera l’esperienza di gioco è però il corpo a corpo, vera e propria delizia di Assassin’s Creed Valhalla. Gli scontri fisici sono diventati più violenti, andando a ricalcare proprio il tema dell’intera avventura e dando così maggiore immersività al giocatore. I Vichinghi non sono un popolo che va per la leggera e in Valhalla si nota, eccome se si nota. Ora il giocatore non dovrà più attendere l’attacco avversario e rispondere, ma potrà andare direttamente al massacro con l’utilizzo delle armi con cui si trova più a suo agio sfondando le difese nemiche oppure attendendo la possibilità di effettuare un parry e rispondendo con una delle finisher presenti nel gioco. L’aggiunta di questo elemento rende più scenici e animati i combattimenti, divertendo in tutto e per tutto il giocatore. È quasi difficile da spiegare, ma vi lasciamo immaginare la scena di un combattimento dove Eivor si ritrova contro 10 nemici e questi iniziano ad attaccare. La nostra vichinga (si, abbiamo scelto la versione femminile durante la nostra run) inizia a menare le sue due asce barbute a destra e sinistra, andando a mozzare teste e rompendo scudi, diminuendo il numero dei nemici. Si trova improvvisamente davanti un omone gigantesco con un martello più grande di lei, si prende un colpo in faccia e rotola diversi metri indietro. Questi si avvicina mentre lei lo studia, apprende il suo stile di combattimento e mentre lui prova a fendere un altro colpo lei lo devia con una delle due asce che si ritrova in mano per poi piazzargli l’altra sul corpo facendogli cadere l’arma, la va a raccogliere la spacca in testa all’omone riducendo così a zero il numero di avversari. Queste scene non sono rare in Valhalla e anche dopo 50/60 ore vi ritroverete gasati durante queste sessioni così sceniche e di grandissimo effetto. Alcune volte, però, si noteranno dei problemi con le animazioni o con gli oggetti che scompaiono e ricompaiono a caso, purtroppo capita ed è il rischio del mestiere, ma la strada intrapresa da Ubisoft è sicuramente la più adatta per cercare di riportare il brand all’antico splendore.

La lotta per il Valhalla inizia qui

Come detto nell’introduzione, abbiamo iniziato il nostro ciclo di review con le console next gen proprio da Assassin’s Creed Valhalla utilizzando Series X e l’impatto non può che definirsi assurdo. Per un giocatore console arrivare a giocare a un titolo come se fosse su un PC da gaming di fascia alta in 4K 60fps è qualcosa di estremamente fuori di testa. L’ambientazione viene esaltata dall’HDR con scorci di luci e paesaggi che possono sembrare direttamente delle foto di cartoline delle campagne inglesi o dei modelli che se mostrati in primo piano possono arrivare a sembrare in CGI e non con il motore grafico del gioco. Durante le nostre ore passate in compagnia di Valhalla non abbiamo mai incontrato una situazione dove il framerate calava vistosamente, forse arrivava a 50 in particolari situazioni con tanti elementi ed effetti a schermo, e i 60 stabili hanno contribuito a rendere più bella e coinvolgente la nostra esperienza. Qualche piccolo caso di screen tearing è capitato durante le prime fasi dell’avventura, ma una volta messo piede in Inghilterra non abbiamo visto più mezzo problema. Si vede che Valhalla è un titolo cross gen e sicuramente il prossimo Assassin’s Creed totalmente next gen andrà a meravigliare e tirare fuori gran parte delle caratteristiche di queste macchine ancora di più rispetto a quanto fatto da questo capitolo.

Questo Assassin’s Creed raggiungerà il Valhalla?

In definitiva Assassin’s Creed Vahlalla è un ottimo ritorno da parte della serie verso dei binari più consoni al proprio nome dopo quel mezzo passo falso che è OdysseyLa storia di Eivor è forse una di quelle scritte meglio nella trilogia della mitologia (Odyssey, Origins e appunto Valhalla) e le scelte che vengono messe davanti al giocatore hanno finalmente un senso e non sono state piazzate lì solo per dare una parvenza di ruolistica; è interessante sicuramente vedere alcune playthrough con decisioni diverse anche solo per avere a disposizione un quadro più completo di tutti i bivi presenti. Ottima anche la decisione di tornare indietro, migliorando il sistema dei precedenti per quanto riguarda il livellamento, così da non costringere il giocatore a fare mille secondarie o attività non volute e concentrarsi solamente sulla trama principale. Questo anche grazie alla nuova gestione dei talenti e dell’esperienza che vanno ad affiancarsi a un nuovo gameplay che va a migliorare tutto ciò che non andava in passato, con un lavoro eccezionale da parte degli sviluppatori così da fornire l’esperienza ottimale per questo addio alla vecchia generazione e conseguente benvenuto alla nuova. Ci sono dei piccoli aspetti su cui lavorare, come un maggiore coinvolgimento del presente nella storia di Assassin’s Creed (cosa su cui ormai abbiamo totalmente perso le speranze dopo il terzo capitolo) e alcuni bug sporadici che vanno a minare a volte l’esperienza. Quello che, però, ci sentiamo di dirvi è che se avete una console di nuova generazione (che sia Series X o PS5 poco importa) è quasi un dovere acquistare Valhalla per capire cosa può portarci questo in futuro. I caricamenti con l’SSD sono praticamente immediati, non esistono quasi più sezioni dove è necessario posare il pad e andarsi a fare un panino per attendere il passaggio da una all’altra, ma bastano 5/10 secondi per essere trasportati di nuovo in azione in caso di morte o di un viaggio rapido. Valhalla è un’esperienza da vivere non solo per una storia ben scritta, ma anche per l’innovazione tecnologica: se il buongiorno si vede dal mattino ci sarà da divertirsi molto in questa generazione.

Good

Trama scritta in maniera ottima
Sistema di combattimento migliorato
Finalmente niente più livellamento obbligatorio
Comparto tecnico fuori di testa
Un eccezionale passo avanti rispetto a Odyssey

Bad

Alcuni piccoli bug ancora presenti
La parte sul presente ancora da rivedere
8.9
PEM-PEM

Sviluppatore: Ubisoft Montreal
Distributore: Ubisoft
Data di uscita: 10 novembre 2020
Genere: Azione, Open World
PEGI: 18
Piattaforme: PlayStation 4, PlayStation 5, Xbox One, Xbox Series X/S, PC, Google Stadia, Amazon Luna

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