Castlevania: Belmont’s Curse

Rose Belmont riporta Castlevania al centro della scena con un Metroidvania feroce, moderno e pieno di personalità

Pubblicato il 13 Ottobre 2026 alle ore 9:00
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di Paolino Maisto
@PerrinAybara

La serie Castlevania è rimasta per troppo tempo lontana dai riflettori, almeno per quanto riguarda nuovi capitoli principali, ma negli ultimi anni KONAMI ha iniziato progressivamente a riportare il marchio al centro dell’attenzione attraverso raccolte come Castlevania Anniversary Collection e Castlevania Advance Collection. Con Castlevania: Belmont’s Curse, però, il discorso cambia in maniera sostanziale, perché non siamo più davanti a una semplice operazione di recupero del passato, ma a un nuovo progetto realizzato insieme a Evil Empire che prova a raccogliere l’eredità della saga, conservarne l’identità e allo stesso tempo integrarla con alcune delle idee che negli ultimi anni hanno contribuito a modernizzare il genere Metroidvania. Il risultato è un action platform 2D che risulta immediatamente familiare senza sembrare ancorato in maniera ossessiva a ciò che Castlevania era trent’anni fa, grazie a una struttura esplorativa ampia, un sistema di combattimento molto più flessibile, una progressione con elementi RPG e soprattutto una direzione artistica capace di fondere scenari tridimensionali e fondali disegnati a mano con grande naturalezza.

La storia ci porta nel 1499, a Parigi, ventitré anni dopo gli eventi che videro Trevor Belmont affrontare Dracula in Castlevania III: Dracula’s Curse. La capitale francese è ormai assediata da creature mostruose che hanno trasformato interi quartieri in zone praticamente inaccessibili, e il vescovo della città decide di affidarsi proprio a Trevor nella speranza che l’esperienza accumulata contro il Signore Oscuro possa bastare per contenere una nuova minaccia. Questa volta, però, la vera protagonista dell’avventura è Rose Belmont, figlia di Trevor e nuova erede della tradizione dei cacciatori di vampiri. Rose porta sul braccio destro il segno di una maledizione imposta direttamente da Dracula, un marchio che diventa progressivamente più pericoloso man mano che aumenta la sua forza e che reagisce soprattutto all’odio che la protagonista accumula durante il viaggio. Questa caratteristica non funziona soltanto come elemento narrativo, ma contribuisce a definire il carattere del personaggio, perché Rose è ancora una cacciatrice inesperta, impulsiva e spesso troppo sicura delle proprie capacità, con tutte le conseguenze che un atteggiamento simile può generare quando si affrontano creature capaci di ucciderti in pochi secondi. Trevor e Rose arrivano quindi a Parigi con l’obiettivo di investigare sulla situazione e fermare la diffusione del male, ma una serie di eventi li costringe rapidamente a separarsi, lasciando la giovane Belmont a proseguire buona parte dell’avventura da sola. La trama riesce a collegarsi in maniera interessante ad alcuni capitoli precedenti della saga senza dipendere completamente da essi, costruendo una storia capace di funzionare anche per chi non conosce nel dettaglio ogni riferimento. Non mancano naturalmente vecchi personaggi, nuovi volti e alcune rivelazioni che acquistano maggiore peso per i fan storici, ma ciò che ci ha convinti maggiormente è proprio il modo in cui Rose viene sviluppata nel corso dell’esperienza.

All’inizio è una ragazza impulsiva, quasi spericolata, pronta a lanciarsi contro qualsiasi minaccia convinta di poterla superare con la forza e con ciò che ha imparato dalla famiglia Belmont. Il gioco sfrutta questa caratteristica per costruire un percorso nel quale le azioni della protagonista hanno conseguenze concrete, costringendola progressivamente a confrontarsi con il peso delle proprie decisioni e con una maledizione che sembra alimentarsi proprio delle emozioni peggiori. Dal punto di vista del gameplay, Castlevania: Belmont’s Curse mantiene naturalmente quelle fondamenta che hanno contribuito a definire lo stesso concetto di Metroidvania, ma prova a espanderle attraverso una struttura più ampia rispetto a quella di molti capitoli storici. Parliamo ancora una volta di un action platform 2D nel quale esplorazione e progressione procedono insieme, con zone inizialmente inaccessibili che diventano raggiungibili soltanto dopo aver ottenuto determinate abilità. La differenza principale è che l’avventura non si sviluppa attorno a una singola enorme mappa, ma propone più aree principali, ognuna dotata di missioni, nemici, segreti, boss e ricompense specifiche. Le prime ore, per esempio, non ci portano immediatamente nel castello di Dracula come ci si potrebbe aspettare da una produzione della serie, ma ci lasciano esplorare Parigi e in particolare le zone attorno a Notre-Dame. L’area iniziale è a sua volta suddivisa in differenti sottozone e ci assegna diversi obiettivi da completare, lasciandoci abbastanza libertà nell’ordine con cui affrontarli. Come da tradizione, molte strade restano inizialmente bloccate e possono essere raggiunte soltanto dopo aver acquisito il potere necessario, creando quel continuo senso di curiosità che ci spinge a ricordare passaggi apparentemente inutili per poi tornarci diverse ore più tardi. Questa scelta funziona molto bene, soprattutto perché Parigi non viene trattata come una semplice introduzione prima del “vero” Castlevania.

Le strade devastate, gli edifici ormai abbandonati e i quartieri consumati dall’invasione hanno una propria identità molto marcata, mentre sotto la superficie della città si estende un intero sistema di fogne e catacombe che amplia ulteriormente le possibilità di esplorazione. La città e il castello di Dracula rappresentano i due scenari principali dell’avventura, ma entrambe le macroaree sono suddivise in numerose zone dotate di caratteristiche specifiche. Ogni quartiere parigino utilizza, per esempio, una palette cromatica differente, introduce pericoli ambientali propri e propone nemici coerenti con il luogo che stiamo attraversando. Non si tratta soltanto di un espediente estetico, perché questa varietà aiuta molto anche nell’orientamento e impedisce alle mappe di trasformarsi in una sequenza di corridoi visivamente indistinguibili. L’esplorazione acquista ulteriore importanza grazie alle Carte dei Tarocchi, una delle novità più interessanti introdotte in Castlevania: Belmont’s Curse. Durante il viaggio possiamo infatti raccogliere indizi legati alla posizione delle carte, spesso ottenendo informazioni attraverso fantasmi o personaggi ancora in vita che incontriamo nelle varie zone. Non sempre il gioco ci indica direttamente dove andare e questo trasforma alcune ricerche in piccoli enigmi ambientali, spingendoci a osservare con attenzione ciò che ci circonda. Rose ha ereditato dalla madre la capacità di utilizzare queste carte incantate, ognuna delle quali conferisce un potere chiamato Arcano. Gli effetti sono piuttosto diversi tra loro e possono andare da attacchi elementali a capacità più particolari, come lanciare fuoco, utilizzare l’iconica croce come arma oppure pietrificare temporaneamente alcuni nemici.

Iniziamo l’avventura con una sola carta, ma progressivamente possiamo scoprire indizi che conducono alle altre, mentre alcune sono direttamente legate ai boss delle diverse aree. In questi casi il potere ottenuto riflette spesso le caratteristiche dell’avversario appena sconfitto, creando quella piacevole sensazione di crescita che da sempre accompagna la serie. La cosa più interessante è che gli Arcani non rimangono statici. Ogni carta può infatti evolversi attraverso l’utilizzo e presenta specifiche sfide da completare per migliorarne l’efficacia, aumentando per esempio il danno, la portata o altre caratteristiche. Questo sistema ci ha spinti a sperimentare molto più di quanto avremmo fatto normalmente, perché utilizzare un Arcano differente non significa soltanto cambiare una capacità, ma anche lavorare attivamente sulla sua evoluzione. Nel nostro caso abbiamo utilizzato spesso la croce, soprattutto perché il comportamento simile a un boomerang permette di colpire lo stesso bersaglio sia all’andata sia al ritorno, risultando estremamente efficace contro gruppi di nemici e avversari più resistenti. Il sistema di combattimento viene ulteriormente arricchito dalle sette categorie di armi utilizzabili da Rose, ognuna costruita attorno a un set di mosse specifico e a un approccio differente. Possiamo utilizzare spade, lance, guanti, combinazioni di spada e scudo, doppie lame, spadoni e naturalmente la frusta, elemento praticamente inevitabile quando si parla della famiglia Belmont.

La spada rappresenta la scelta più equilibrata, mentre la lancia permette di controllare meglio la distanza e può essere sfruttata anche per attaccare in direzioni differenti. Spada e scudo garantiscono una maggiore capacità difensiva, i guanti aumentano la propria efficacia concatenando più colpi, mentre gli spadoni infliggono danni estremamente elevati a scapito della mobilità. La frusta rimane una delle opzioni più versatili, soprattutto perché infligge il massimo del danno quando riusciamo a colpire i nemici con la parte terminale. A tutto questo si aggiungono gli amuleti, equipaggiamenti dotati di capacità passive che possono essere combinati tra loro per costruire configurazioni differenti. Sotto questo aspetto è difficile non pensare al sistema dei charm visto in Hollow Knight e successivamente in Silksong, soprattutto perché alcune abilità passive riescono a completarsi molto bene a vicenda e permettono di modellare ulteriormente il nostro stile di gioco. La progressione utilizza inoltre diversi elementi RPG. Rose guadagna esperienza, sale di livello e diventa progressivamente più forte, permettendoci di affrontare con maggiore sicurezza quelle zone che inizialmente possono sembrare quasi proibitive. Questa crescita è importante perché Castlevania: Belmont’s Curse non è affatto un titolo semplice. La difficoltà aumenta sensibilmente in alcuni passaggi e chi non possiede grande familiarità con il genere potrebbe trovare determinate sezioni piuttosto frustranti, soprattutto quando piattaforme, nemici e pericoli ambientali iniziano a essere combinati all’interno dello stesso scenario. Non abbiamo comunque avuto l’impressione di trovarci davanti a una difficoltà artificiale, nella maggior parte dei casi il gioco ci chiede semplicemente di imparare, comprendere la posizione dei nemici e utilizzare in maniera intelligente ciò che abbiamo sbloccato fino a quel momento.

La varietà degli avversari è inoltre più che soddisfacente: molte creature appartengono al bestiario classico di Castlevania e faranno immediatamente scattare qualche ricordo nei giocatori di lunga data, ma numerosi nemici ritornano con attacchi differenti o nuove capacità che impediscono di affrontarli con gli stessi automatismi di sempre. Sono però gli scontri con i boss a rappresentare alcuni dei momenti migliori dell’intera avventura. Vecchie conoscenze come Medusa, Morte, Carmilla e Isaac tornano insieme a diversi nuovi avversari e quasi tutti i combattimenti principali sono costruiti attorno a più fasi. Quando la barra della salute raggiunge determinate soglie, i boss cambiano spesso comportamento, modificano i pattern o introducono nuovi attacchi, costringendoci a rivalutare ciò che avevamo imparato fino a quel momento. Sono scontri che richiedono attenzione e capacità di adattamento, ma riescono anche a essere estremamente spettacolari. Riuscire finalmente a superare un boss dopo aver imparato a riconoscerne ogni movimento produce quella soddisfazione che ci aspettiamo da questo tipo di esperienza e, in diversi casi, ci siamo ritrovati a ricordare più facilmente un combattimento rispetto alla zona che lo precedeva.

Dal punto di vista visivo, Castlevania: Belmont’s Curse è semplicemente splendido. La combinazione tra ambientazioni tridimensionali ed elementi disegnati a mano crea una profondità visiva notevole, mantenendo allo stesso tempo quel gusto gotico che associamo immediatamente alla serie. Il gioco è estremamente fluido e in più di un’occasione ci siamo fermati semplicemente a osservare ciò che accadeva sullo sfondo, soprattutto quando la città di Parigi o il castello iniziavano ad aprirsi verso panorami molto più ampi. La direzione artistica non si limita inoltre agli scenari, ma i menu, le animazioni e soprattutto le illustrazioni dedicate alle Carte dei Tarocchi sono curate con grande attenzione e contribuiscono a rendere l’intera produzione visivamente coerente. Anche la colonna sonora prova a trovare un equilibrio tra tradizione e modernità. Le musiche sono composte da ASADI, già conosciuto per il lavoro svolto su The Rogue Prince of Persia, e utilizzano una componente elettronica molto più evidente rispetto a ciò che normalmente associamo a Castlevania. I ritmi moderni vengono però mescolati con tonalità gotiche e reinterpretazioni di alcuni temi storici, producendo un risultato che inizialmente potrebbe sorprendere, ma che, con il passare delle ore, abbiamo trovato sempre più coerente con l’identità di questa nuova avventura. È sicuramente una scelta diversa rispetto alla tradizione, ma proprio per questo contribuisce a dare a Castlevania: Belmont’s Curse una propria personalità invece di limitarsi a imitare ciò che la serie aveva già fatto in passato.

Il doppiaggio è disponibile sia in giapponese sia in inglese e le interpretazioni risultano generalmente convincenti, soprattutto per i personaggi principali. Non siamo davanti a una produzione che costruisce tutto attorno alla recitazione, ma le performance riescono comunque a sostenere bene i momenti narrativi più importanti e a dare sufficiente carattere ai nuovi protagonisti. Arrivati alla fine dell’avventura, la sensazione più forte è quella di trovarci davanti a un ritorno che non vive esclusivamente di nostalgia. Castlevania: Belmont’s Curse conosce molto bene il peso del nome che porta e utilizza senza problemi elementi, nemici e idee provenienti dal passato, ma non si limita mai a riproporli in maniera passiva. La scelta di ambientare una parte importante della storia a Parigi, la struttura composta da più mappe, il sistema degli Arcani e le sette categorie di armi introducono abbastanza novità da rendere l’esperienza riconoscibile senza farla sembrare una semplice operazione di recupero. Rose funziona bene come nuova protagonista proprio perché non è una Belmont già perfettamente formata, ma una ragazza ancora impulsiva che deve imparare a convivere con gli errori commessi e con una maledizione capace di trasformare le sue emozioni in qualcosa di concretamente pericoloso. La relazione con Trevor e i collegamenti con gli eventi precedenti aiutano a inserirla naturalmente nella mitologia della saga, mentre la sua crescita riesce a dare alla storia una direzione più personale. Sul piano giocabile, l’equilibrio tra esplorazione, combattimenti, platforming e progressione RPG è probabilmente l’elemento che ci ha convinti maggiormente. Le Carte dei Tarocchi ampliano il sistema senza appesantirlo, le armi sono abbastanza differenti da giustificare la sperimentazione e la presenza di boss costruiti attorno a più fasi mantiene alto il livello di attenzione fino alle battute finali. L’unico vero ostacolo potrebbe essere rappresentato dalla difficoltà, che in alcune sezioni sale in maniera piuttosto netta e rischia di risultare frustrante per chi cerca un’esperienza più rilassata. Per noi, però, quella stessa severità contribuisce a rendere più gratificanti le vittorie e rimane coerente con un’avventura che non vuole regalarci troppo facilmente i propri progressi.

Castlevania: Belmont’s Curse riesce quindi a fare quello che speravamo da un vero ritorno della serie: recuperare l’identità che l’ha resa importante senza comportarsi come se il genere fosse rimasto fermo nel tempo. Evil Empire e KONAMI hanno preso elementi che conosciamo da decenni e li hanno inseriti all’interno di una struttura più moderna, lasciando abbastanza spazio alle nuove idee da permettere a questo capitolo di vivere anche al di fuori della nostalgia. Dopo anni passati soprattutto a celebrare il passato attraverso raccolte e riedizioni, Castlevania aveva bisogno di dimostrare di poter ancora guardare avanti. Belmont’s Curse non si limita a ricordarci perché abbiamo amato la saga, ma ci dà finalmente un motivo per essere curiosi di scoprire dove potrà andare da qui.

Il codice ci è stato fornito per PS5 dal distributore.

Good

Rose Belmont è una protagonista ben costruita
Ottimo equilibrio tra tradizione e modernità
Esplorazione ricca e ben strutturata
Parigi è un’ambientazione molto riuscita
Sistema degli Arcani interessante e profondo
Boss fight memorabili e ben articolate
Sette categorie di armi realmente differenti
Direzione artistica eccellente
Colonna sonora coraggiosa e riconoscibile

Bad

Alcune aree risultano più riuscite di altre
Alcuni sistemi richiedono tempo per mostrare tutto il loro potenziale
Il comparto narrativo resta secondario rispetto al gameplay, arcani, amuleti e armi possono sembrare inizialmente più complessi del necessario
8.8
PEM-PEM

Sviluppatore: Evil Empire
Distributore: KONAMI
Data di uscita: 15 ottobre 2026
Genere: Metroidvania
PEGI: 16+
Piattaforme: PS5, Xbox Series X|S, PC, Nintendo Switch

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