recensione

Burn With Me

Un deckbuilder narrativo breve ma intenso, dove ogni carta bruciata può trasformarsi nel sacrificio decisivo tra potere, rischio e ossessione

Pubblicato il 12 Ottobre 2026 alle ore 15:00
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di Paolino Maisto
@PerrinAybara

Chi ci conosce sa quanto amiamo i giochi di carte e, in particolare, quei deckbuilder capaci di costringerci a ragionare continuamente sulla costruzione e sull’evoluzione del nostro mazzo. Proprio per questo abbiamo sempre avuto un rapporto piuttosto conflittuale con tutte quelle meccaniche che ci chiedono di distruggere volontariamente le carte che abbiamo faticosamente raccolto, soprattutto quando la perdita non è temporanea ma ci accompagna fino alla fine dello scontro. Quando abbiamo scoperto che Burn With Me, sviluppato da Nozomu Games, costruiva praticamente l’intera esperienza attorno al sacrificio delle proprie carte, la curiosità ha però avuto immediatamente la meglio sul nostro istinto di conservazione.

Il motivo è semplice: Burn With Me non utilizza la distruzione delle carte come una meccanica secondaria o come uno dei tanti possibili archetipi del mazzo, ma la trasforma nel cuore dell’intera esperienza, facendola coincidere perfettamente con una storia soprannaturale fatta di ossessione, rituali proibiti, desideri e sacrifici. Il risultato è quello che gli stessi sviluppatori hanno definito un “deck-burner”, una variazione sul classico deckbuilding nella quale il modo più efficace per ottenere potere consiste, paradossalmente, nel privarsi progressivamente degli strumenti che ci permettono di continuare a giocare. È un’idea che inizialmente va contro tutto ciò che siamo abituati a fare in questo genere. Normalmente cerchiamo di migliorare il mazzo, eliminare eventualmente le carte meno efficienti e conservare gelosamente quelle capaci di sostenere una determinata strategia, mentre Burn With Me ci mette davanti a una domanda molto più scomoda: quanto siamo disposti a sacrificare adesso per ottenere un vantaggio immediato, sapendo che potremmo averne disperatamente bisogno qualche turno più avanti? Bruciare una carta permette infatti di accedere a effetti molto più potenti, ma quella scelta ha conseguenze concrete perché ciò che viene sacrificato non può semplicemente essere recuperato pochi secondi dopo. Ogni decisione diventa quindi un piccolo esercizio di gestione del rischio, nel quale dobbiamo valutare se il momento giusto per rinunciare a una risorsa sia arrivato oppure se stiamo semplicemente condannando il nostro mazzo per ottenere un beneficio che, alla lunga, potrebbe non valerne la pena.

Questa continua contrapposizione tra potere immediato e sopravvivenza sul lungo periodo è senza dubbio l’elemento che abbiamo apprezzato maggiormente durante le circa quattro ore necessarie per completare l’esperienza. Burn With Me riesce a fare qualcosa che molti deckbuilder faticano a ottenere: rende interessante non soltanto ciò che abbiamo nel mazzo, ma anche ciò che siamo disposti a perdere. La cosa funziona particolarmente bene perché la meccanica non sembra essere stata costruita indipendentemente dalla narrazione per poi essere collegata a forza alla storia. Il sacrificio è parte integrante dei temi trattati dal gioco, così come l’ossessione e il desiderio di spingersi continuamente un passo oltre nella ricerca di qualcosa che potrebbe concederci più potere. Mano a mano che procediamo, la sensazione è proprio quella di trovarci davanti a personaggi disposti a superare limiti sempre più pericolosi e il gameplay riesce a comunicarlo senza aver bisogno di interrompere continuamente l’azione per ricordarcelo. La struttura è suddivisa in sei capitoli realizzati individualmente, ognuno costruito attorno a differenti personaggi, meccaniche, carte, boss e piccoli sviluppi narrativi. Questa scelta aiuta parecchio il ritmo generale, perché nelle quattro ore complessive Burn With Me non ha praticamente il tempo di diventare monotono: quando iniziamo a sentirci completamente a nostro agio con una determinata situazione, il gioco introduce una nuova variazione o modifica abbastanza le condizioni da obbligarci a ripensare parte dell’approccio. Non aspettatevi comunque un deckbuilder nel quale trascorrerete decine di ore alla ricerca della build statisticamente perfetta. La struttura è molto più concentrata e utilizza le carte principalmente come mezzo attraverso cui sviluppare il proprio sistema di rischio e ricompensa, mantenendo sempre al centro la componente narrativa. Per alcuni potrebbe rappresentare un limite, soprattutto considerando quanto siamo abituati a collegare il genere a una rigiocabilità quasi infinita, ma personalmente abbiamo apprezzato la volontà di Nozomu Games di costruire un’esperienza con un inizio e una fine ben definiti.

Quattro ore potrebbero sembrare poche sulla carta, ma in questo caso ci sono sembrate una durata perfettamente adeguata a ciò che Burn With Me vuole raccontare. Il gioco espone la propria idea, la sviluppa attraverso i sei capitoli e arriva alla conclusione prima che quella stessa intuizione possa iniziare a perdere efficacia per eccessiva ripetizione. Avremmo naturalmente giocato volentieri qualche ora in più, soprattutto perché il sistema di distruzione del mazzo possiede abbastanza potenziale da poter essere ulteriormente approfondito, ma preferiamo un’esperienza breve che sappia quando terminare piuttosto che una artificialmente allungata soltanto per poter dichiarare un numero maggiore di ore.
Anche dal punto di vista visivo Burn With Me possiede una personalità molto forte. L’arte disegnata a mano si mescola a elementi più surreali e a sequenze realizzate dal vivo, creando un’estetica volutamente strana che si accompagna perfettamente alla componente occulta. Non cerca necessariamente di terrorizzare attraverso l’horror più convenzionale, preferendo costruire un disagio più sottile, quasi intimo, nel quale qualcosa sembra continuamente fuori posto anche quando apparentemente non sta accadendo nulla di particolarmente minaccioso. Questa atmosfera si integra molto bene anche con l’ispirazione jazz e con quell’horror psicologico che accompagna le vicende dei vari personaggi. Ognuno porta con sé desideri, paure e demoni personali e la costruzione narrativa riesce a utilizzare questi elementi senza allontanarsi troppo a lungo dal gameplay. Il risultato è un titolo che mantiene una propria coerenza estetica e tematica dall’inizio alla fine, evitando quella sensazione che a volte abbiamo con alcuni giochi di carte narrativi, nei quali storia e meccaniche sembrano appartenere a due prodotti differenti. Naturalmente non tutto possiede la stessa profondità. La durata contenuta significa inevitabilmente che alcuni sistemi o personaggi avrebbero potuto beneficiare di maggiore spazio e, se arrivate da deckbuilder molto complessi, potreste trovare la quantità di possibilità strategiche meno sterminata di quanto siete abituati. Burn With Me preferisce infatti avere una meccanica centrale molto riconoscibile e costruire attorno a essa l’intera esperienza, piuttosto che sommergere il giocatore sotto decine di sistemi differenti.

È una scelta che noi abbiamo apprezzato, ma che inevitabilmente definisce anche il tipo di pubblico a cui il gioco potrebbe risultare maggiormente interessante. Chi cerca centinaia di ore di farming, una quantità praticamente infinita di combinazioni o una struttura roguelike da ripetere all’infinito probabilmente troverà proposte più adatte altrove; chi invece vuole un deckbuilder narrativo breve, particolare e soprattutto capace di utilizzare le proprie meccaniche per raccontare qualcosa troverà parecchio da apprezzare. Dopo circa quattro ore siamo arrivati alla fine soddisfatti, soprattutto perché Burn With Me è riuscito a farci fare volontariamente qualcosa che, entrando, eravamo quasi programmati a evitare: distruggere quelle carte che normalmente avremmo protetto a ogni costo. Non per una semplice necessità imposta dal regolamento, ma perché poco alla volta abbiamo iniziato a ragionare esattamente nel modo in cui il gioco voleva portarci a ragionare, chiedendoci continuamente se il potere ottenuto nell’immediato valesse realmente ciò che stavamo sacrificando. In conclusione possiamo dirvi che Burn With Me è uno di quei piccoli titoli che non cercano di rivoluzionare un genere attraverso una quantità enorme di contenuti, ma preferiscono prendere un’idea molto precisa e portarla avanti con convinzione. La meccanica del deck-burning funziona perché non rappresenta soltanto un espediente strategico, ma diventa parte integrante della narrazione, dell’atmosfera e di quel continuo rapporto tra desiderio e sacrificio che accompagna l’intera esperienza.

Avremmo gradito qualche possibilità in più e probabilmente alcuni dei suoi sistemi avrebbero potuto sostenere senza problemi un’avventura leggermente più lunga, ma le circa quattro ore trascorse in compagnia del titolo di Nozomu Games scorrono senza tempi morti e lasciano quella piacevole sensazione che proviamo quando un gioco riesce a concludersi prima di iniziare a ripetersi. Da appassionati di deckbuilder siamo entrati in Burn With Me convinti che bruciare volontariamente le nostre carte sarebbe stata la cosa che avremmo odiato maggiormente. Quando siamo arrivati alla fine, stavamo invece cercando di capire quale sacrificare per prima e probabilmente non esiste complimento migliore per descrivere quanto bene funzioni la sua idea centrale.

Il codice ci è stato fornito dal distributore per PC.

Good

Meccanica del deck-burning originale e ben integrata
Ottimo equilibrio tra rischio e ricompensa
Gameplay coerente con i temi narrativi
Struttura in sei capitoli ben ritmata
Atmosfera occulta e psicologica molto riuscita
Direzione artistica particolare
Durata ben calibrata
Esperienza accessibile, ma capace di richiedere strategia

Bad

Profondità inferiore ai deckbuilder più complessi
Alcuni sistemi avrebbero meritato maggiore sviluppo
Rigiocabilità meno elevata rispetto ai titoli roguelike del genere
8
PEM-PEM

Sviluppatore: Nozomu Games
Distributore: Inner Pocket
Data di uscita: 12 ottobre 2026
Genere: Deckbuilder
PEGI: N.D.
Piattaforme: PC

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