

Alla Gamescom 2026, Capcom ci ha invitati a provare in anteprima Dragon’s Dogma 2: Dark Arisen, la nuova espansione dell’action RPG pubblicato nel 2024. Dopo la nostra sessione su PlayStation 5 possiamo dire che diversi dei problemi più evidenti del gioco base sembrano finalmente essere stati affrontati in maniera concreta. L’espansione introduce sei slot dedicati alle abilità, una maggiore varietà di nemici, il ritorno di un sistema di raccolta e valutazione del bottino e una nuova, vasta area da esplorare. Sono modifiche che incidono direttamente sul ritmo e sulla libertà di gioco, trasformando sensibilmente l’esperienza.
La novità che si nota immediatamente riguarda la possibilità di equipaggiare sei abilità invece delle quattro disponibili in Dragon’s Dogma 2. Chi conosce il primo capitolo ricorderà che ogni Vocazione disponeva proprio di sei abilità equipaggiabili, mentre nel seguito Capcom aveva ridotto questo numero a causa del nuovo sistema di controllo. Sulla carta poteva sembrare una scelta sensata per mantenere il bilanciamento, ma durante il gioco avevamo spesso percepito questa limitazione come troppo restrittiva. Il problema emergeva soprattutto con alcune classi, in particolare con il Guerriero e con il Warfarer. Quest’ultima Vocazione era stata progettata per offrire la massima libertà possibile, permettendo di utilizzare armi, equipaggiamenti e abilità appartenenti a classi differenti. Nella pratica, però, per passare in modo efficace da un’arma all’altra era necessario occupare uno degli slot disponibili con Riarmo. Considerando che nel gioco base potevamo equipaggiare soltanto quattro abilità, rimanevano appena tre spazi realmente utilizzabili. Con i sei slot introdotti da Dark Arisen, questo limite cambia completamente prospettiva. Riarmo continua naturalmente a occupare uno spazio, ma ne restano altri cinque da gestire liberamente. Questo permette di costruire configurazioni molto più versatili, alternando capacità offensive, difensive e di movimento senza dover rinunciare a metà del potenziale della Vocazione.
Il Warfarer ci è sembrato immediatamente molto più interessante proprio per questo motivo. Finalmente riesce a trasmettere quella sensazione di flessibilità che avrebbe dovuto possedere fin dall’inizio. Una situazione simile riguarda il Guerriero. Questa classe è sempre stata caratterizzata da un arsenale di abilità più limitato rispetto ad altre Vocazioni e anche nel primo Dragon’s Dogma le possibilità erano piuttosto contenute. Con sei abilità disponibili contemporaneamente, invece, possiamo costruire un set molto più completo e adatto a differenti situazioni. Durante la nostra prova abbiamo equipaggiato una capacità di contrattacco, diversi attacchi caricati e un affondo pensato per colmare rapidamente la distanza dai nemici che combattono a medio raggio. La differenza è notevole. Poter passare da una risposta difensiva a un colpo pesante o a un attacco di avvicinamento senza dover rientrare in città per modificare continuamente l’equipaggiamento rende il combattimento molto più fluido e soddisfacente. Un altro elemento particolarmente interessante riguarda il ritorno di alcune idee già viste nella precedente espansione Dark Arisen del primo gioco, anche se questa volta sono state reinterpretate. Dragon’s Dogma 2: Dark Arisen introduce infatti una nuova area chiamata Norgan, pensata soprattutto per contenuti di livello avanzato e attività endgame.
Esplorando la regione, eliminando nemici e aprendo forzieri possiamo ottenere oggetti maledetti, chiamati Reliquie in questa espansione. Una volta recuperati, dobbiamo riportarli in città per farli valutare, scoprire le loro reali caratteristiche e decidere se utilizzarli in battaglia. Questa struttura crea un ciclo di gioco molto coinvolgente. Entriamo nelle zone più pericolose, affrontiamo creature sempre più aggressive, raccogliamo equipaggiamento sconosciuto e torniamo alla base per scoprire se abbiamo trovato qualcosa in grado di migliorare realmente la nostra configurazione. È una formula semplice, ma si integra perfettamente con la natura esplorativa di Dragon’s Dogma 2 e offre un motivo concreto per affrontare aree difficili anche dopo molte ore di gioco. Anche la varietà dei nemici sembra aver ricevuto maggiore attenzione. Durante la nostra sessione abbiamo incontrato avversari appartenenti a nuove categorie, tra cui guerrieri di livello barbarico equipaggiati con spadoni e archi lunghi. Sono nemici decisamente più pericolosi rispetto ai normali banditi del gioco base e richiedono una gestione più attenta delle distanze e degli spazi. Abbiamo affrontato anche una variante elettrica degli uomini lucertola sauriani, capace di modificare rapidamente il ritmo degli scontri grazie ad attacchi che rendono più rischioso il combattimento ravvicinato.
Uno degli incontri più memorabili è stato però quello con un enorme ciclope ricoperto di pelo, dotato di quattro zanne e capace di utilizzare un attacco gelido ad area. Il suo soffio congelante occupa buona parte dello spazio circostante, limitando drasticamente la libertà di movimento e costringendoci a cambiare approccio. Non possiamo semplicemente restare attaccati al nemico e infliggere danni senza pensarci: bisogna controllare la posizione, prevedere l’attacco e scegliere quando avvicinarsi. Lo scontro ci è sembrato un piacevole cambio di ritmo rispetto alle battaglie più tradizionali del gioco base. La nostra prova ci ha portati anche davanti a un drago non morto, probabilmente il combattimento che ci ha impressionati maggiormente. La creatura utilizza una meccanica di smembramento che ricorda in parte gli scontri con l’Idra del primo Dragon’s Dogma. Possiamo mutilarla fisicamente, tagliandole arti o persino la testa, ma, trattandosi di un non morto, il drago continua a rigenerarsi e a tornare in piedi.
Il combattimento diventa quindi una lotta continua contro una creatura che sembra rifiutarsi di morire. La sensazione di colpire e smembrare fisicamente il nemico è estremamente appagante e, durante la nostra sessione, ci siamo ritrovati a sperare che questo tipo di interazione venga utilizzato più spesso nel corso dell’espansione e non soltanto in alcuni scontri specifici. Accanto ai nuovi contenuti, Capcom ha lavorato anche su diversi miglioramenti legati alla qualità della vita. Con l’arrivo di Dark Arisen, il gioco introdurrà più slot di salvataggio, eliminando la limitazione legata a un’unica partita. È una modifica apparentemente semplice, ma particolarmente importante per chi desidera sperimentare percorsi differenti o mantenere più progressi senza dover sacrificare la propria partita principale. Anche il viaggio rapido riceverà un aggiornamento significativo grazie al ritorno della Pietra del Teletrasporto Eterna. Questo oggetto permetterà di teletrasportarsi senza limiti verso qualsiasi Cristallo del Teletrasporto già scoperto, riducendo sensibilmente il tempo necessario per attraversare ripetutamente zone già esplorate. Naturalmente, parte del fascino di Dragon’s Dogma 2 deriva proprio dal viaggio e dagli incontri imprevedibili che possono verificarsi lungo la strada, ma avere un’opzione più flessibile per gli spostamenti avanzati rappresenta comunque un miglioramento molto gradito.
La nuova regione ospiterà inoltre diversi dungeon aggiuntivi. La loro presenza sembra pensata per incentivare l’esplorazione approfondita di Norgan e offrire contenuti secondari capaci di premiare chi decide di allontanarsi dai percorsi principali. Durante la nostra breve prova non abbiamo avuto modo di esplorarli in maniera approfondita, ma la sensazione è che Capcom voglia rendere la nuova area molto più densa e ricca di attività rispetto ad alcune zone del gioco base. Nel complesso, Dragon’s Dogma 2: Dark Arisen ci è sembrato molto più di un semplice DLC aggiuntivo. Le modifiche al sistema delle abilità, l’espansione delle possibilità offerte alle Vocazioni, il ritorno delle Reliquie, i nuovi nemici e i miglioramenti alla qualità della vita intervengono su aspetti fondamentali dell’esperienza. Chi aveva trovato il gioco base eccessivamente restrittivo potrebbe quindi scoprire in questa espansione una versione molto più vicina a ciò che si aspettava fin dal 2024. Nel nostro caso, molte di queste limitazioni non avevano mai compromesso realmente l’esperienza, ma è comunque evidente quanto le nuove possibilità rendano il sistema di combattimento più libero e flessibile. Dragon’s Dogma 2: Dark Arisen sembra voler correggere alcune delle scelte più discusse del gioco originale senza cancellarne l’identità. Dopo la prova alla Gamescom 2026, l’impressione è quella di un’espansione capace di valorizzare le fondamenta già presenti, rendendo l’endgame più interessante e offrendo finalmente a diverse Vocazioni lo spazio necessario per esprimere tutto il proprio potenziale. Se il resto di Norgan manterrà la varietà mostrata durante la demo, Dark Arisen potrebbe diventare il contenuto capace di completare definitivamente l’esperienza di Dragon’s Dogma 2.
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