

Durante il Multiplayer Closed Network Test di Crazy Taxi: World Tour abbiamo avuto la possibilità di ricevere un codice e trascorrere un intero fine settimana nuovamente in compagnia di Axel. È stata quindi l’occasione perfetta, dopo la prova del nostro Fiorellino redazionale alla Gamescom 2026, per mettere le mani sul ritorno di una delle serie arcade più iconiche di SEGA, che sembra ancora impegnata nella ricerca del giusto equilibrio tra nostalgia, rispetto per il passato e necessità di modernizzare una formula nata ormai parecchi anni fa.
Il Network Test era incentrato soprattutto sulla componente online, quindi partiremo proprio dalle modalità multiplayer disponibili durante il fine settimana prima di allargare il discorso alle nostre impressioni generali su Crazy Taxi: World Tour. La principale novità rispetto ai capitoli storici è infatti rappresentata proprio dal multiplayer online, che durante questa prova metteva a disposizione due differenti modalità: Pickup Race e Cops’n Cabbies. La prima ci chiede di trasportare e lasciare a destinazione un certo numero di clienti prima degli altri partecipanti, mentre la seconda mette due auto della polizia contro una squadra composta da quattro tassisti. Pickup Race ci vede competere contro altri cinque giocatori con un obiettivo estremamente semplice: completare il maggior numero possibile di corse prima degli avversari. I punti nei quali raccogliere i passeggeri e le rispettive destinazioni sono sostanzialmente identici per tutti, con differenze nell’ordine di pochi metri. Questo significa che, per buona parte delle partite, che durano mediamente tra i due e i tre minuti, finiamo per percorrere praticamente gli stessi tragitti degli altri giocatori. Il risultato è una modalità molto più vicina a una vera gara che alla libertà che storicamente associamo a Crazy Taxi.
Invece di dividerci attraverso la città alla ricerca del percorso più efficace, ci ritroviamo spesso a correre fianco a fianco con gli altri taxi, cercando di guadagnare qualche metro attraverso una traiettoria migliore o sfruttando con maggiore precisione le meccaniche di guida. Ed è proprio qui che abbiamo iniziato a percepire uno dei dubbi principali lasciati da questo Network Test. Le modalità funzionano, sono immediate e possono regalare partite piacevoli, ma la sensazione complessiva è quella di un gioco che cerca di fare diverse cose contemporaneamente senza riuscire, almeno per il momento, a eccellere realmente in nessuna di esse. È naturalmente un’impressione personale e, soprattutto, maturata all’interno di una versione estremamente limitata rispetto al prodotto finale, ma è una sensazione che ci ha accompagnati per quasi tutta la durata della prova. Mettiamo comunque in chiaro una cosa: ci siamo divertiti e buona parte del merito va al gameplay. La guida è immediata, frenetica e perfettamente coerente con lo spirito della serie. I controlli sono stati ulteriormente semplificati e permettono di eseguire alcune delle manovre più caratteristiche senza dover memorizzare combinazioni particolarmente complesse. Crazy Dash e Crazy Stop possono essere attivati attraverso un singolo pulsante, mentre un altro comando permette di concatenare derapate completamente controllate che possono proseguire per diversi secondi.
Questa maggiore accessibilità potrebbe far storcere il naso ai puristi, ma rende Crazy Taxi: World Tour estremamente facile da prendere in mano, soprattutto all’interno di partite molto brevi nelle quali non c’è tempo per combattere contro i controlli. La sensazione di velocità funziona, i taxi rispondono rapidamente ai comandi e il sistema di derapata permette di infilarsi tra il traffico e affrontare le curve con quella dose di esagerazione arcade che ci aspettiamo da Crazy Taxi.
Un altro elemento che ci ha convinti è il comparto visivo. La direzione artistica recupera volutamente un’estetica da cartone animato dei primi anni 2000, perfettamente coerente con l’immagine che molti di noi conservano della serie. Tutto è colorato, pulito e immediatamente leggibile, mentre il gioco mantiene una buona fluidità anche durante le situazioni più movimentate. Alcune ambientazioni possiedono una personalità piuttosto marcata, soprattutto nella mappa ispirata alla costa occidentale degli Stati Uniti. È esattamente il tipo di scenario nel quale Crazy Taxi sembra sentirsi a casa. Il discorso cambia però in maniera significativa quando ci spostiamo nella mappa tedesca: proprio qui il concetto di “World Tour” inizia, almeno per ora, a mostrarci qualche limite.
L’ambientazione viene presentata come tedesca, ma al di là di qualche cartello scritto nella lingua locale e di alcuni edifici riconducibili genericamente all’Europa centrale, abbiamo avuto pochissimi elementi capaci di trasmetterci realmente l’impressione di essere in Germania. Le automobili guidate dagli NPC sono sostanzialmente le stesse viste negli Stati Uniti. Anche i passeggeri sembrano provenire dallo stesso insieme di modelli e comportamenti e, durante le nostre sessioni, non abbiamo sentito nemmeno un semplice “Danke” capace di rafforzare un minimo l’identità locale. La direzione artistica sembra limitarsi a inserire qualche elemento facilmente riconoscibile, come una cattedrale gotica o un castello, senza costruire realmente attorno a essi una cultura visiva specifica. Avremmo potuto trovarci in Belgio, in Austria oppure in una generica località dell’Europa orientale e probabilmente la sensazione sarebbe cambiata pochissimo. Alla mappa manca, in altre parole, un’anima. Preso singolarmente potrebbe sembrare un problema marginale, ma all’interno di un gioco chiamato Crazy Taxi: World Tour assume un peso molto maggiore.
Se il concetto stesso della produzione è portarci in giro per il mondo, ogni destinazione dovrebbe riuscire a trasmettere immediatamente la sensazione di trovarci in un luogo differente. Sono dettagli, certo, ma sono proprio questi elementi a distinguere oggi un’ambientazione semplicemente funzionale da una capace di rimanere impressa. Immaginiamo, per esempio, una mappa ambientata in Inghilterra senza autobus a due piani, cabine telefoniche rosse o altri elementi riconoscibili della cultura urbana britannica. Oppure una Parigi priva di piccoli bistrot, panetterie o persino qualche vecchia 2CV che attraversa le strade. Sarebbero inevitabilmente cliché, ma anche i cliché, quando vengono utilizzati con intelligenza e accompagnati da una vera ricerca artistica, aiutano a caratterizzare un luogo. Limitarsi invece a posizionare una bandiera, una chiesa o un edificio vagamente riconoscibile rischia di trasformare il viaggio mondiale promesso dal titolo in una successione di mappe dall’identità troppo generica. La questione pesa ancora di più considerando quanto l’ambientazione fosse importante nei primi Crazy Taxi. Crazy Taxi e Crazy Taxi 2 ci avevano conquistati anche grazie alla fortissima identità americana delle loro città, chiaramente ispirate rispettivamente a San Francisco e New York.
Quelle ambientazioni non erano semplicemente uno sfondo: contribuivano direttamente alla personalità del gioco. Proprio questo ci porta inevitabilmente a domandarci se un ipotetico "Crazy Taxi: US Tour" non sarebbe stato, paradossalmente, più efficace. Meglio offrire una quantità inferiore di ambientazioni, ma dotarle tutte di una forte autenticità, oppure puntare sulla varietà geografica rischiando però che alcune destinazioni risultino intercambiabili? Per il momento non abbiamo una risposta. Dopotutto, abbiamo provato soltanto una parte limitata dei contenuti e non conosciamo ancora tutte le località previste nella versione finale. Una sensazione simile riguarda anche le modalità multiplayer. Le idee alla base di Pickup Race e Cops’n Cabbies sono interessanti e durante il Network Test siamo riusciti a divertirci. La domanda però è un’altra: ci passeremmo davvero decine di ore? Nello stato attuale, probabilmente no. Va ribadito che ci troviamo davanti a un Network Test e che quasi certamente abbiamo avuto accesso soltanto a una minima parte di mappe, percorsi, impostazioni e varianti che saranno presenti nel gioco completo.
Il problema, tuttavia, ci sembra più profondo della semplice quantità di contenuti. Crazy Taxi: World Tour sembra ancora alla ricerca della propria identità multiplayer. Ci sono altri giocatori, possiamo ostacolarci, superarci e competere sul tempo, ma non siamo ancora completamente convinti che trasformare Crazy Taxi in una sorta di gara arcade a punti rappresenti necessariamente la direzione migliore. Forse tutto funzionerà molto meglio giocando insieme a un gruppo di amici e comunicando attraverso la chat vocale. Forse alcune modalità più elaborate sapranno valorizzare maggiormente il caos tipico della serie. Per il momento possiamo soltanto formulare ipotesi. Mancano ancora diversi mesi di sviluppo e questa prova aveva soprattutto lo scopo di mettere sotto pressione l’infrastruttura online, quindi sarebbe ingiusto considerarla rappresentativa di tutto ciò che Crazy Taxi: World Tour offrirà al lancio.
Rimane però evidente quanto il progetto debba ancora definire meglio alcuni aspetti della propria personalità, sia sul fronte del concetto di World Tour sia per quanto riguarda la componente multigiocatore. Da una parte, il gioco possiede già diversi elementi capaci di conquistare immediatamente chi è cresciuto con la serie. La grafica funziona, Axel è nuovamente al centro dell’azione e ascoltare alcune tracce degli Offspring mentre sfrecciamo per le strade genera inevitabilmente una fortissima dose di nostalgia. Pad alla mano, inoltre, Crazy Taxi: World Tour conserva quella semplicità immediata che rendeva i capitoli originali perfetti per una partita veloce. Il vero interrogativo riguarda ciò che accade dopo. Basteranno nostalgia, gameplay arcade e modalità multiplayer per tenerci davanti allo schermo per molte ore? Oppure la natura stessa di Crazy Taxi, costruita storicamente attorno a sessioni rapide e frenetiche, entrerà in conflitto con l’esigenza moderna di creare un titolo capace di mantenere una community online sul lungo periodo? Questo Network Test non ci ha ancora fornito una risposta. Ci ha però ricordato quanto possa essere divertente tornare alla guida di un taxi completamente fuori controllo, lanciarsi attraverso il traffico e cercare di guadagnare qualche secondo con una derapata folle.
Adesso SEGA deve dimostrare che Crazy Taxi: World Tour può essere qualcosa di più di un piacevole ritorno al passato. La base c’è e il gameplay funziona. Quello che manca, almeno per il momento, è quell’identità forte e immediatamente riconoscibile capace di trasformare un buon revival arcade in un ritorno davvero memorabile ed è esattamente ciò che vogliamo da Crazy Taxi.
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