Borderlands 4 – Hands-On [Gamescom 2025]

Pubblicato il 26 Agosto 2025 alle ore 12:50
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di Paolino Maisto
@PerrinAybara

Abbiamo affrontato Borderlands 4 alla Gamescom della scorsa settimana con una mentalità aperta. Non eravamo rimasti molto soddisfatti dall’ultimo capitolo, che ci era sembrato un passo indietro sia sul piano narrativo che nell’esperienza open world, soprattutto se paragonato a Borderlands 2, spesso considerato il vertice assoluto della serie. Tuttavia, il marketing di questo quarto capitolo ci ha colpito nel segno. Il passaggio a un tono più cupo, un umorismo più asciutto del previsto e l’aggiornamento all’Unreal Engine 5, capace di risultati tecnici prima impensabili, hanno catturato la nostra attenzione.

Dopo aver provato Borderlands 4, non ci sentiamo ancora pronti a dare un verdetto definitivo, ma siamo rimasti comunque impressionati. È praticamente impossibile giudicare un titolo da 30, 40 o 50 ore di gioco con una prova così breve, soprattutto quando le nostre principali perplessità riguardano il mondo aperto e la struttura narrativa. Quanto alle armi, restano appaganti e piacevoli da usare come sempre. Quello che possiamo dire con certezza è che Borderlands 4 è divertente da giocare. Abbiamo avuto l’opportunità di razziare un caveau completo di boss finale, scegliendo di impersonare Harlowe, un personaggio dotato di un campo di stasi e di abilità tecnologiche molto interessanti.

I movimenti ci sono sembrati estremamente fluidi: saltavamo, scivolavamo, ci aggrappavamo, planavamo e sperimentavamo praticamente ogni tipo di azione. In alcuni momenti la sensazione era quasi quella di trovarsi in Apex Legends. Come ha spiegato Jason Reiss, lead level designer, il gioco è stato pensato per costringerci a muoverci costantemente in combattimento e a sfruttare ogni elemento dell’ambiente. La varietà di nemici ci ha obbligati a cambiare approccio: alcuni ci caricavano da vicino, altri ci attaccavano con colpi dalla distanza, mentre i soldati armati di scudi e armature richiedevano strategie specifiche. Tutto questo ci ha spinti a modificare continuamente arma e posizione, segno di un design del combattimento ben riuscito. Il gunplay resta solido e gratificante: i colpi alla testa trasmettono impatto e precisione, e sparare in movimento non risulta mai macchinoso.

Durante la missione, una figura enigmatica chiamata “l’Osservatore” ci incoraggiava ad avanzare, aggiungendo mistero all’atmosfera. I momenti di tensione non sono mancati: più volte siamo stati abbattuti, ma siamo riusciti a rialzarci sfruttando l’ormai iconico sistema di Second Wind. In particolare, abbiamo vissuto un duello in extremis che ci ha restituito tutta l’adrenalina tipica della serie.
Il culmine della demo è stato lo scontro con un boss: una creatura felina ricoperta di vegetazione. Il combattimento era suddiviso in più fasi, con meccaniche interessanti come il pavimento tossico e l’uso strategico del rampino per mantenere il controllo dello spazio. Nonostante non siamo riusciti a concludere lo scontro per mancanza di tempo, ci siamo sentiti pienamente coinvolti. Non ci sono state rivoluzioni radicali, ma il salto tecnico garantito dall’Unreal Engine 5 ha reso l’esperienza visivamente e meccanicamente più fluida e immersiva.

Ed è proprio qui che risiede la forza di Borderlands: il gameplay rimane coinvolgente, con una quantità enorme di armi, abilità e ambienti capaci di mantenere alta la varietà e il divertimento. La nostra critica, però, resta rivolta alla debolezza narrativa e alla monotonia di alcune missioni degli ultimi capitoli. In Borderlands 3 ci capitava di guidare per Pandora solo per affrontare nemici e compiti ripetitivi. La serie può e deve aspirare a qualcosa di più.

Non abbiamo avuto tempo per esplorare a fondo la narrativa o il mondo aperto, ma sappiamo che Borderlands 4 promette missioni spettacolari, narrazione non lineare e un’esperienza senza schermate di caricamento. Reiss ci ha spiegato come l’Unreal Engine 5 consenta di costruire mappe vastissime senza sacrificare stabilità tecnica. La vera domanda, ora, è se queste mappe saranno piene di attività coinvolgenti o rischieranno di sembrare semplici spazi vuoti. Sul fronte narrativo, siamo già incuriositi dall’ambientazione di Kairos. È un cambio di scenario importante rispetto a Pandora: una società in transizione dal fascismo a un futuro incerto, in cui i nostri personaggi avranno un ruolo centrale. Dopo anni di storie basate su cliché e figure caricaturali, sembra che Gearbox voglia proporre una trama più umana e ancorata alla realtà, capace di farci immedesimare di più.

Il nostro giudizio su Borderlands 4 resta sospeso, ma ciò che abbiamo visto alla Gamescom ci ha lasciato buone sensazioni. Se la narrazione e l’open world manterranno davvero le promesse, potremmo assistere a un grande ritorno per la saga e per Gearbox.

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