Resident Evil 2 Deluxe Edition

Raccoon City torna su Switch 2 con un porting solido, completo e perfetto per riscoprire uno dei migliori remake di sempre

Pubblicato il 28 Ottobre 2026 alle ore 16:00
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di Paolino Maisto
@PerrinAybara

In quello che potremmo quasi definire un piccolo miracolo, Nintendo Switch 2 può finalmente contare su una versione nativa di praticamente ogni capitolo principale della saga Resident Evil. Capcom ha infatti pubblicato contemporaneamente le nuove edizioni di Resident Evil 2, Resident Evil 3 e Resident Evil 4, offrendo ai possessori della console Nintendo un’alternativa decisamente più interessante rispetto alle precedenti versioni cloud disponibili sulla prima Switch. Naturalmente parliamo di titoli ormai conosciuti da tempo e già disponibili su numerose piattaforme, ma la possibilità di portarli finalmente con noi senza dipendere da una connessione internet rende comunque questa nuova conversione particolarmente interessante.
Per la nostra recensione abbiamo deciso di partire da Resident Evil 2 Deluxe Edition, probabilmente uno dei capitoli più importanti dell’intera operazione e, ancora oggi, uno dei remake più riusciti mai realizzati da Capcom, se non IL REMAKE migliore di sempre. La domanda principale non riguarda quindi tanto la qualità del gioco, ormai ampiamente dimostrata nel corso degli anni, quanto il modo in cui questa versione riesca a comportarsi sull’hardware di Switch 2.

Possiamo chiarire immediatamente il punto più importante: il porting è riuscito decisamente bene. Dal punto di vista grafico e delle prestazioni, Resident Evil 2 Deluxe Edition rappresenta un’altra dimostrazione di quanto Capcom sembri aver compreso bene le caratteristiche della nuova console Nintendo. Naturalmente qualche compromesso rispetto alle versioni disponibili su PC o sulle console più potenti è presente, ma durante la nostra esperienza non abbiamo mai avuto la sensazione di trovarci davanti a una conversione sacrificata o tecnicamente problematica. La qualità dell’immagine rimane convincente, il frame rate si mantiene sufficientemente stabile e l’esperienza generale risulta fluida sia collegando Switch 2 al televisore sia, soprattutto, utilizzandola in modalità portatile. Proprio quest’ultima modalità rappresenta probabilmente il motivo principale per considerare questa versione. Poter affrontare l’intera avventura di Leon e Claire in maniera nativa, senza dipendere dal cloud e mantenendo una qualità visiva più che soddisfacente, è qualcosa che sulla precedente console Nintendo semplicemente non era possibile ottenere nelle stesse condizioni. Non tutto, però, sfrutta realmente le caratteristiche specifiche dell’hardware. Avremmo apprezzato maggiormente l’introduzione di sistemi come la mira giroscopica o il supporto alla modalità mouse, due caratteristiche che avrebbero potuto adattarsi molto bene alla struttura del gioco e che invece risultano assenti o comunque poco sfruttate. Anche alcuni dettagli visivi, come la resa dei capelli, risultano meno raffinati rispetto alle versioni più potenti, ma si tratta sinceramente di compromessi marginali che difficilmente incidono sull’esperienza complessiva.

La cosa davvero importante è che Resident Evil 2 rimanga perfettamente riconoscibile e godibile anche su Switch 2. Per comprendere però perché questo capitolo continui a essere così importante bisogna inevitabilmente tornare al 1998, quando Resident Evil 2 arrivò sulla prima PlayStation come seguito di un titolo che aveva sorpreso praticamente tutti. Il primo Resident Evil aveva trasformato il survival horror in un fenomeno molto più grande di quanto probabilmente persino Capcom si aspettasse, e proprio per questo il secondo capitolo doveva riuscire a espandere quella formula senza limitarsi a ripeterla. Lo sviluppo fu tutt’altro che semplice. Una prima versione del progetto, successivamente conosciuta come Resident Evil 1.5, venne abbandonata nonostante fosse già arrivata a uno stadio piuttosto avanzato, perché il risultato non soddisfaceva pienamente le aspettative dello studio. Una decisione rischiosa, soprattutto considerando il successo ottenuto dal predecessore, ma che alla fine si rivelò fondamentale. Resident Evil 2 arrivò nei negozi nel gennaio del 1998 e diventò rapidamente uno dei maggiori successi di Capcom sulla prima PlayStation. La città di Raccoon City prendeva il posto della villa Spencer, ampliando enormemente la percezione della scala dell’avventura, mentre Leon S. Kennedy e Claire Redfield permettevano di affrontare la storia da due prospettive differenti. Naturalmente buona parte della presunta immensità della città era una raffinata illusione costruita attraverso ambienti relativamente contenuti, fondali prerenderizzati e caricamenti nascosti dietro le celebri animazioni delle porte, ma all’epoca funzionava perfettamente. Anche lo Zapping System rappresentava una caratteristica molto interessante [Lo zapping system di Resident Evil 2 è una meccanica di gioco che collega le azioni della prima partita (Scenario A) con gli eventi della seconda partita (Scenario B) N.d.R.]. Le azioni compiute durante uno scenario potevano influenzare alcuni elementi dell’avventura affrontata con l’altro personaggio, facendo percepire le due campagne come parti di un’unica storia più ampia.

Rispetto al primo episodio, Resident Evil 2 aumentava inoltre sensibilmente la componente action, pur mantenendo la gestione delle risorse, gli enigmi e quella costante sensazione di vulnerabilità che avevano definito il survival horror originale. Con il passaggio alle generazioni successive, tuttavia, quel tipo di design iniziò rapidamente a sembrare appartenere a un’altra epoca. Fondali prerenderizzati, telecamere fisse e controlli cosiddetti “tank” persero progressivamente popolarità con l’arrivo di ambienti completamente tridimensionali sempre più complessi, mentre Resident Evil 4 avrebbe successivamente trasformato ancora una volta la serie attraverso una telecamera alle spalle del protagonista e un approccio decisamente più orientato all’azione. I primi Resident Evil finirono così per essere percepiti sempre più come prodotti legati a un determinato momento storico, nonostante Capcom avesse già dimostrato con il remake del primo capitolo quanto fosse possibile reinterpretare quel materiale senza tradirlo. Quando nel 2015 venne annunciato ufficialmente un remake di Resident Evil 2, quindi, le aspettative erano inevitabilmente elevate. Il gioco sarebbe arrivato soltanto nel 2019, ma quei quattro anni di attesa permisero a Capcom di costruire qualcosa di molto più ambizioso rispetto a una semplice ricostruzione grafica. Il nuovo Resident Evil 2 utilizza il RE Engine per reinterpretare completamente gli eventi del titolo originale attraverso ambienti tridimensionali, una telecamera alle spalle dei protagonisti e un sistema di combattimento moderno. Nonostante molti luoghi, personaggi e passaggi narrativi rimangano facilmente riconoscibili, il remake non cerca mai di riprodurre ogni elemento in maniera pedissequa.

La stazione di polizia di Raccoon City rappresenta probabilmente l’esempio migliore. Luoghi che nel 1998 erano costituiti da fondali statici prerenderizzati diventano ambienti tridimensionali estremamente dettagliati, nei quali illuminazione, ombre e disposizione degli oggetti contribuiscono direttamente alla tensione. Anche i personaggi risultano molto più espressivi e credibili, mentre le creature assumono un aspetto decisamente più inquietante e fisico. Gli zombie, in particolare, non sono più semplicemente ostacoli relativamente prevedibili da eliminare o evitare; possono sopportare quantità sorprendenti di danni, rialzarsi dopo essere apparentemente morti e trasformare anche un corridoio apparentemente sicuro in un problema serio se decidiamo di consumare troppe munizioni. Il remake mantiene parte di quella vena leggermente sopra le righe che ha sempre caratterizzato Resident Evil, ma il tono complessivo è molto più cupo e inquietante rispetto all’originale. Uno degli elementi che contribuisce maggiormente alla tensione è naturalmente Tyrant, meglio conosciuto dai fan come Mr. X. Nel gioco originale la sua presenza diventava importante soprattutto all’interno di uno specifico scenario, mentre nel remake viene trasformato in una minaccia molto più costante. Dopo il suo ingresso nella stazione di polizia, Mr. X può inseguirci attraverso numerose aree e costringerci a cambiare continuamente percorso. Sentire i suoi passi pesanti provenire dal piano superiore mentre stiamo cercando di risolvere un enigma o recuperare un oggetto riesce ancora oggi a generare una tensione notevole. Non possiamo semplicemente eliminarlo definitivamente e, salvo alcune stanze sicure o zone specifiche, sappiamo che potrebbe apparire praticamente in qualsiasi momento e questo cambia profondamente il ritmo dell’esplorazione. Dobbiamo continuare a cercare chiavi, risolvere enigmi e amministrare munizioni mentre una creatura praticamente inarrestabile ci costringe a prendere decisioni più rapidamente di quanto vorremmo. È un sistema semplice, ma continua a essere uno dei motivi per cui Resident Evil 2 riesce ancora oggi a risultare così efficace.

Come nell’originale, per comprendere completamente la storia è consigliabile affrontare entrambe le campagne, scegliendo Leon S. Kennedy e Claire Redfield. Il remake elimina purtroppo parte della complessità dello Zapping System originale, perché le azioni compiute con un personaggio non influenzano realmente la campagna dell’altro nello stesso modo, ma i due percorsi continuano comunque a offrire differenze sufficienti per giustificare almeno una seconda partita. Cambiano personaggi secondari, alcune aree, armi, situazioni narrative e diversi momenti dell’avventura, rendendo l’esperienza complessiva molto più ricca rispetto alla singola campagna, sono inoltre disponibili differenti livelli di difficoltà. Chi desidera un’esperienza più accessibile può concentrarsi maggiormente sulla storia e sull’esplorazione, mentre la modalità più impegnativa recupera diversi elementi tipici del survival horror classico, aumentando considerevolmente la necessità di gestire munizioni, cure e salvataggi. Oltre alle campagne principali troviamo poi diversi contenuti secondari. Alcuni scenari permettono di controllare personaggi differenti all’interno di situazioni alternative o ipotetiche, offrendo sfide più brevi e spesso decisamente più difficili rispetto all’avventura principale. La Deluxe Edition comprende inoltre diversi contenuti aggiuntivi, tra cui costumi alternativi, armi bonus e la possibilità di utilizzare la colonna sonora originale di Resident Evil 2, quest’ultima opzione è probabilmente una delle aggiunte che abbiamo apprezzato maggiormente, soprattutto per chi conserva ancora un forte legame con il capitolo del 1998.

La quantità complessiva di contenuti rimane quindi più che soddisfacente e, considerando le due campagne, gli scenari extra e le modalità aggiuntive, chi decide di approfondire realmente il gioco può trascorrere parecchie ore all’interno di Raccoon City. Abbiamo sempre avuto un rapporto particolare con Resident Evil 2 originale e ancora oggi torniamo volentieri alla versione PlayStation. Proprio per questo, quando il remake venne annunciato, non eravamo completamente convinti che fosse realmente necessario. Alcuni giochi appartengono talmente tanto alla propria epoca che reinterpretarli rischia facilmente di cancellare proprio ciò che li rendeva speciali; Resident Evil 2 riuscì invece a dimostrarci il contrario. Il remake rispetta l’identità dell’originale senza cercare di copiarne ogni elemento e, allo stesso tempo, costruisce un’esperienza abbastanza diversa da poter esistere autonomamente. A distanza di anni dalla pubblicazione continuiamo a considerarlo uno dei migliori remake mai realizzati, proprio perché riesce a trovare quell’equilibrio estremamente difficile tra nostalgia e modernizzazione. Questa versione Switch 2 non cambia naturalmente nulla sotto questo aspetto; non introduce nuovi scenari, modifiche sostanziali al gameplay o contenuti capaci di convincere automaticamente chi ha già completato il gioco numerose volte sulle altre piattaforme, il suo valore nasce altrove. Possiamo finalmente giocare Resident Evil 2 nativamente su una console Nintendo portatile senza compromessi legati al cloud, mantenendo una qualità visiva e prestazionale che rende giustizia al lavoro originale.

Per chi possiede già il gioco su PC, PlayStation o Xbox e non ha particolare interesse nella portabilità, quindi, non esiste una ragione imprescindibile per acquistarlo nuovamente. Per tutti gli altri, invece, il discorso cambia parecchio. Chi non ha mai visitato questa versione di Raccoon City trova su Switch 2 un’edizione completa, tecnicamente solida e perfettamente adatta anche alle sessioni portatili. Allo stesso modo, chi cercava semplicemente una scusa per ricominciare l’avventura di Leon e Claire potrebbe trovare nella possibilità di portarla ovunque un motivo più che sufficiente. Ci sarebbe piaciuto vedere Capcom sfruttare maggiormente le caratteristiche della console, soprattutto attraverso la mira giroscopica e la modalità mouse, perché entrambe avrebbero potuto aggiungere qualcosa di realmente interessante alla conversione. Tolte queste assenze e qualche inevitabile compromesso grafico, però, c’è davvero poco da criticare.

Resident Evil 2 Deluxe Edition su Switch 2 non cerca di essere la versione tecnicamente migliore del remake e probabilmente non avrebbe avuto senso pretendere che lo fosse. Quello che fa, però, lo fa estremamente bene: prende uno dei migliori capitoli moderni della saga e lo rende finalmente disponibile in maniera nativa su una console Nintendo, mantenendone intatti atmosfera, tensione e qualità. Nel 1998 Resident Evil 2 dimostrò che il successo del primo capitolo non era stato un caso. Nel 2019 il remake dimostrò che era possibile ricostruire un classico senza distruggerne l’identità. Oggi andrebbe usato come esempio di come si fa un remake nelle scuole/accademie di sviluppo.

Il codice ci è stato fornito dal distributore per Switch 2.

Good

Porting tecnicamente molto riuscito
Ottima resa in modalità portatile
Frame rate stabile, l’esperienza rimane fluida anche nelle situazioni più concitate
Atmosfera ancora oggi eccezionale
Uno dei migliori remake mai realizzati
Mr. X continua a essere una minaccia formidabile
Campagne di Leon e Claire ben differenziate
Buona quantità di contenuti extra
Colonna sonora originale selezionabile
Ottimo punto d’ingresso per i nuovi giocatori

Bad

Scarso utilizzo delle funzionalità specifiche di Switch 2
9.9
TRIBE APPROVED

Sviluppatore: Capcom
Distributore: Capcom
Data di uscita: 16 ottobre 2026
Genere: Survival Horror
PEGI: 18+
Piattaforme: Switch 2

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