
Nella recensione di oggi parliamo di Faraway, un titolo in uscita il 5 novembre su PlayStation 5, Xbox Series X|S, Nintendo Switch, Nintendo Switch 2 e PC, tramite Steam ed Epic Games Store. Il gioco, pubblicato da Annapurna Interactive e sviluppato da Steph Thirion, vuole offrirci un'esperienza decisamente particolare, portandoci nei recessi più remoti dello spazio, alla scoperta di sistemi stellari sconosciuti e appena nati.
Un aspetto interessante è che il titolo è stato realizzato interamente da un singolo sviluppatore: lo stesso Thirion, che si è occupato del game design, della programmazione creativa e delle musiche, proprio come aveva già fatto con il suo primo progetto, Eliss. Con questa nuova produzione, che include anche una traduzione in italiano, l'autore ha cercato di proporre soprattutto un'esperienza da vivere, più che un semplice videogioco.
Faraway ci conduce nelle regioni più remote dello spazio e ci mette nei panni di un'entità cosmica: una stella cadente che sta lentamente esaurendo la propria vita. La nostra missione consiste nel mantenerla attiva il più a lungo possibile, sfruttando le orbite dei pianeti e delle stelle che incontriamo lungo il cammino per tenere accesa la sua fiamma. Per riuscirci dovremo ricorrere all'effetto fionda generato dalla gravità dei corpi celesti, così da lanciarci verso nuove costellazioni attorno alle quali orbitare. Sono proprio queste ultime a permetterci di proseguire il viaggio, contrastando il progressivo esaurimento della nostra stella.
Dal punto di vista narrativo, però, tutto questo viene spiegato e mostrato appena. È evidente che la trama rappresenti poco più di un filo conduttore, inserito per dare un contesto a quella che, altrimenti, sarebbe un'esperienza basata esclusivamente su meccaniche e comparto visivo.
La narrazione, però, non riesce davvero a sostenere il gioco: non cattura l'attenzione e non stimola particolarmente la curiosità del giocatore, rimanendo sullo sfondo [e, onestamente, risultando a tratti quasi fastidiosa N.d.R.].
In ogni caso, Faraway non punta certo sulla propria narrativa, quanto piuttosto su un gameplay alquanto particolare: il nostro compito è sfruttare le orbite dei pianeti per lanciare la stella nella direzione e alla velocità desiderate.
Per farlo basta un solo comando: il tasto sinistro del mouse. Tenendolo premuto ci agganceremo a una delle orbite vicine, evidenziata da una linea rossa che ne mostra il percorso; per abbandonarla e proseguire lungo la traiettoria scelta, sarà sufficiente rilasciare il pulsante.
Se inizialmente questo sistema di controllo così semplice riesce a suscitare interesse e curiosità, dopo circa un'ora di gioco se ne raggiungono già i limiti. L'idea di sfruttare l'effetto fionda e le leggi della fisica per muovere la nostra stella è sicuramente particolare, ma il dover semplicemente cliccare al momento giusto finisce per diventare monotono. La ripetitività delle azioni non riesce a trasmettere quel senso di divertimento e di sfida che ci si aspetterebbe da un titolo arcade.
Nemmeno le due modalità disponibili riescono a risolvere questo problema. Una di esse, infatti, propone una mappa generata proceduralmente, con l'obiettivo di offrire un'esperienza potenzialmente infinita. La modalità Storia, invece, è suddivisa in diversi Atti, ma ciascuno ripropone sostanzialmente la stessa meccanica, ripetuta più volte. In entrambi i casi, quindi, la varietà latita e l'esperienza finisce per risultare piuttosto uniforme.



Sul piano visivo, Faraway adotta uno stile estremamente colorato, che riesce comunque a svolgere egregiamente il proprio compito. Pur non potendo vantare una veste grafica particolarmente elaborata e facendo ampio uso di colori accesi, il gioco mantiene una buona chiarezza visiva e un'ottima leggibilità, contribuendo così a rendere l'esperienza fluida e a favorire l'immersione del giocatore. Non tutto, però, convince: la maggior parte dei testi è scritta interamente in minuscolo e i menù sembrano appartenere più a un progetto accademico che a un titolo in uscita su Steam.
In conclusione, Faraway è un gioco strano: un viaggio nell'ignoto che ci porta a orbitare attorno a costellazioni e a interrogarci sull'origine di ciò che ci circonda. Allo stesso tempo, però, fatica a mantenere alta l'attenzione e finisce per perdere mordente a causa della scarsa profondità del suo gameplay. Nonostante questo, il titolo riesce a essere piacevole a tratti, soprattutto grazie alla colonna sonora e agli effetti audio, che lavorano in sintonia con le meccaniche e il comparto visivo, dando vita a un'esperienza rilassante e poco impegnativa. Tutto questo, però, non basta a farne un gioco da elogiare: Faraway dimostra di avere del potenziale, ma rimane nascosto dietro un gameplay troppo piatto.
Arriviamo quindi alla solita domanda di fine recensione: lo consigliamo? Beh, questa volta non ne siamo del tutto sicuri. Faraway può rappresentare una distrazione piacevole, ma è altrettanto probabile che, dopo qualche partita, finisca per prendere polvere nella vostra libreria di Steam.
Quindi, promosso? Sì, per un pelo, ma c'è ancora molto da migliorare.

Ci tengo però a fare un'aggiunta personale: prima di lasciarvi andare, vorrei spezzare una lancia a favore di Faraway. Parliamo di un titolo sviluppato da una sola persona, che ha fatto il possibile per portarlo su diverse piattaforme. Avendo studiato e approfondito ciò che si cela dietro lo sviluppo di un videogioco, so quanta fatica e quanto sudore siano necessari per portare a termine un progetto di questo tipo. Per questo mi sento di consigliare, a chi ne ha la possibilità, di sostenere sviluppatori come Steph Thirion: l'industria videoludica ha bisogno di autori indipendenti capaci di proporre idee nuove in un mercato che, troppo spesso, ripropone le stesse meccaniche sotto forme diverse.
Il codice ci è stato fornito dal distributore per PC tramite Steam.

Devi essere connesso per inviare un commento.