Kamikaze: il vento divino e Ghost of Tsushima

Pubblicato il 8 Aprile 2020 alle ore 8:00
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di Silvia Begotto
@Linda White

Ben ritrovati cari affezionati della Tribù in questo secondo approfondimento, [QUI TROVATE IL PRIMO SPECIALE] in attesa dell’uscita di Ghost of Tsushima, il prossimo 26 giugno. Nello speciale di oggi analizzeremo una parola giapponese molto usata e diffusa anche in Occidente in una triste accezione, ma di cui molti non conoscono il vero significato.

UN VENTO PROVVIDENZIALE

Il termine kamikaze 神風 in giapponese è composto dai due kanji kami 神 “divinità” e kaze 風 “vento”. Il significato è quindi di “vento divino” e questo termine fu coniato nel tredicesimo secolo sia per il tempismo sia per la potenza dei venti in questione. Infatti, nel 1274 e successivamente nel 1281, durante il Periodo Kamakura, il Giappone subì l’attacco da parte del condottiero mongolo Kublai Khan, nipote del famoso Gengis Khan. Kublai Khan, dopo aver sottomesso Cina e Corea, fu l’artefice di uno dei più grandi tentativi di invasione del Giappone da parte di un popolo nemico; dunque, nell’autunno del 1274 ci fu il primo attacco con un esercito di soldati provenienti da tutti i Paesi soggiogati dai mongoli e un’immensa flotta navale che si scontrarono con i giapponesi presso la Baia di Hakata, che si affaccia sullo Stretto di Tsushima, a metà strada tra Giappone e Corea del Sud. Quando ormai gli invasori sembravano aver avuto la meglio sui giapponesi, un improvviso tifone si abbatté nella Baia di Hakata e devastò la flotta mongola, affondando più della metà delle navi. L’esercito si ritirò, ma solo per riorganizzarsi e tentare nuovamente un attacco sette anni dopo. Nel 1281 Kublai Khan organizzò un’armata e una flotta ancora più numerose e si diressero di nuovo verso la Baia. Al loro arrivo trovarono una grande muraglia, costruita dai giapponesi per difendersi da eventuali nuovi attacchi, e decisero di aggirarla, ma, poiché non trovarono punti deboli e ormai le provviste stavano terminando, decisero di attaccare. Tuttavia, proprio quel giorno, in seguito a preghiere e suppliche alla dea Amaterasu -ōmikami, un altro violento tifone si abbatté sulla stessa area di sette anni prima e distrusse la flotta mongola, la quale optò per una ritirata, ormai decimata. Dopo questo secondo fallimento, i mongoli non tentarono più di invadere il Giappone.

VOLONTA’ DIVINA

Ovviamente, il fatto che in entrambe le occasioni la flotta mongola fosse stata spazzata via da due potentissimi venti con un tempismo che aveva dell’incredibile fu l’evidenza che una volontà divina proteggeva il Giappone e che lo aveva aiutato a sbaragliare gli invasori. Importantissimo fu l’elemento religioso, in particolare dello Shintoismo (il culto dei kami), secondo il quale in ogni realtà naturale vi è traccia del divino. Dunque il collegamento tra l’intervento dei kami e la vittoria fu quanto di più naturale per il popolo nipponico, e i kamikaze assunsero per l’appunto una connotazione divina.

VOTATI ALLA MORTE

Tuttavia, il termine kamikaze assunse una ben più triste accezione durante la Seconda Guerra MondialeDesignava, infatti, i giovanissimi piloti della flotta aerea giapponese che compirono attacchi suicidi, pronti a tutto per portare il Giappone alla vittoria e convinti che servisse di nuovo un “uragano” per salvare il Paese. Questo modus operandi divenne una tattica largamente utilizzata, soprattutto per attaccare e danneggiare le navi della flotta statunitense,e furono moltissimi gli aerei carichi di esplosivo che si abbatterono come un vento divino sui nemici. I primi attacchi di questo tipo si verificarono nel 1944, per poi intensificarsi nel 1945. Nonostante la certezza della morte durante questi raid, il numero di giovani volontari giapponesi era veramente alto, tanto che molti vennero respinti, tutti giovani sui vent’anni desiderosi di immolarsi per la patria e dare onore alla propria famiglia, in linea con i dettami del bushidō.

Oggigiorno kamikaze indica tutti quegli attacchi suicidi compiuti da individui o gruppi durante guerre e attacchi terroristici. Tuttavia è da notare come l’essenza protettiva di venti divini nella Baia di Hakata che intervennero in difesa dei giapponesi sia stata snaturata e trasmessa oggi in un’immagine di aggressività con accezione negativa [attualmente spesso si tratta di attacchi kamikaze contro civili N.d.R.]. Dunque possiamo dire che questa parola sia oggi usata impropriamente, a maggior ragione perché nemmeno i giapponesi la utilizzano più per riferirsi agli attacchi aerei dei giovani piloti.

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