

The Mound: Omen of Cthulhu è un horror cooperativo che affonda le proprie radici nell’immaginario lovecraftiano, trasportandoci in un contesto che richiama un’epoca più antica e quasi medievale. Come ci si aspetterebbe da un’opera ispirata ai miti di Cthulhu, non mancano elementi soprannaturali, misteri ancestrali e forze che sfidano ogni comprensione umana.
Abbiamo avuto l’opportunità di incontrare il team di ACE Team, conoscere più da vicino il progetto e provare diverse missioni ambientate in questo universo oscuro. Abbiamo trascorso circa un’ora in compagnia di altri giornalisti e di uno sviluppatore, affrontando alcune missioni cooperative. Nonostante ci siano ancora molti aspetti da scoprire, ciò che abbiamo visto finora appare estremamente promettente e sembra in grado di garantire numerose ore di tensione e divertimento a chi ama affrontare l’orrore in compagnia. Soprattutto, non si limita a fare affidamento sui classici jump scare: punta invece a costruire un’atmosfera costante di inquietudine e paranoia. In termini semplici, The Mound: Omen of Cthulhu è un gioco cooperativo in cui dobbiamo completare incarichi recuperando tesori e risorse sparse per l’isola. L’obiettivo è tanto semplice quanto difficile da raggiungere: trovare il bottino richiesto e riuscire a tornare vivi prima che le creature ultraterrene che infestano il luogo decidano di trasformarci nel loro prossimo pasto. Possiamo affrontare le spedizioni da soli o insieme ad altri tre compagni. Ogni missione ci porta in una diversa area dell’isola, con livelli di difficoltà variabili e ricompense proporzionate al rischio. Durante l’esplorazione incontriamo mostri umanoidi che ricordano vagamente degli zombie, ma che nascondono qualcosa di molto più disturbante. Possiamo affrontarli con le armi a disposizione oppure evitarli, cercando di non attirare attenzioni indesiderate.
Prima di ogni spedizione dobbiamo scegliere con attenzione l’equipaggiamento da portare con noi. Lo spazio disponibile è limitato e ogni oggetto occupa uno slot prezioso. Le missioni più difficili garantiscono strumenti migliori e nuove possibilità strategiche, ma richiedono anche una pianificazione più accurata. La struttura delle missioni segue uno schema piuttosto chiaro. Una volta sbarcati sull’isola, dobbiamo inoltrarci nell’entroterra alla ricerca di tesori e manufatti da trasportare fino a un carro trainato da buoi. Più bottino riusciremo a recuperare, migliore sarà la valutazione finale. Tuttavia, il tempo non gioca a nostro favore e trattenersi troppo a lungo può trasformare una spedizione redditizia in un autentico incubo. Ogni missione dura mediamente una ventina di minuti, costringendoci a valutare attentamente quanto spingerci oltre prima di fare ritorno alla base. Grazie alla chat di prossimità e a un comparto audio estremamente curato, ogni rumore tra la vegetazione o ogni movimento nella nebbia riesce a mettere in allerta il gruppo. Al termine dell’incarico, il successo dipende direttamente dalla quantità di tesori recuperati e riportati in salvo. La prima caratteristica che ci ha colpito è stata senza dubbio l’atmosfera. Tutto, dalla direzione artistica al comparto sonoro, contribuisce a costruire un’esperienza immersiva e coerente con l’immaginario lovecraftiano.
Sentire urla lontane provenire dalla giungla o intravedere una figura sfocata nella foschia, senza capire immediatamente se si trattasse di un alleato o di una creatura ostile, si è rivelato incredibilmente efficace. Anche il design dei nemici merita una menzione particolare. Non si tratta di semplici non morti, ma di deformazioni inquietanti della figura umana, corpi corrotti da qualcosa di incomprensibile. Durante la nostra prova abbiamo incontrato soltanto una piccola parte delle minacce presenti nel gioco, ma le creature viste finora sono riuscite a trasmettere quella sensazione di disagio e alterità tipica delle migliori opere horror cosmiche. Ogni mostro sembra appartenere a una realtà diversa dalla nostra, e questo contribuisce enormemente all’impatto visivo. Pur avendo giocato a numerosi horror cooperativi negli ultimi anni, raramente ci siamo sentiti così a disagio. La sensazione di costante minaccia riesce a mantenersi viva anche quando si gioca in gruppo, e questo rappresenta probabilmente uno dei maggiori successi del progetto. Durante la sessione eravamo in quattro e ciascuno controllava un personaggio diverso. Le differenze tra i protagonisti non sembrano particolarmente marcate, almeno nella build provata, ma ciò che cambia radicalmente è il modo in cui l’esperienza viene vissuta insieme agli altri giocatori. Le urla provenienti da compagni fuori dal nostro campo visivo, gli avvertimenti improvvisi e la necessità di reagire rapidamente a minacce invisibili contribuiscono a creare situazioni memorabili. Il design stesso delle mappe sembra incoraggiare sia la divisione in piccoli gruppi sia la collaborazione ravvicinata. Restare uniti comporta determinati rischi, ma anche separarsi può rivelarsi una pessima idea. L’equilibrio tra queste due possibilità ci è sembrato ben studiato.
Naturalmente l’esperienza raggiunge il massimo potenziale con un gruppo di amici, ma anche con sconosciuti emerge chiaramente quella sensazione di dipendenza reciproca che caratterizza i migliori giochi cooperativi. Cercare di affrontare tutto da soli porta quasi inevitabilmente al fallimento, e il titolo riesce a trasmettere molto bene il senso di vulnerabilità e collaborazione necessario per sopravvivere. Il tempo trascorso con il gioco non è stato sufficiente per valutare con precisione la longevità dell’esperienza. Questa rappresenta probabilmente la nostra principale incognita. Le armi disponibili sono numerose e interessanti, ma quasi tutte presentano limitazioni che ne influenzano l’efficacia. Ad esempio, durante la pioggia non è possibile accendere determinate micce, rendendo inutilizzabili alcuni strumenti offensivi. Da un lato si tratta di un dettaglio fantastico per la costruzione del mondo di gioco; dall’altro può risultare frustrante aver occupato uno slot prezioso con un’arma che improvvisamente non serve più. Anche il rumore gioca un ruolo importante. Le armi più potenti tendono ad attirare nemici molto più pericolosi, creando un continuo conflitto tra efficacia e discrezione.
Nel corso della prova abbiamo inoltre scoperto abbastanza rapidamente che colpire un nemico alle spalle può spesso eliminarlo con un solo attacco. All’inizio non è semplice da eseguire, ma una volta padroneggiata questa meccanica rischia di diventare la soluzione preferita nella maggior parte degli scontri. Resta da capire se le fasi avanzate sapranno introdurre nuove sfide capaci di riequilibrare questa strategia. Dal punto di vista tecnico, The Mound: Omen of Cthulhu utilizzerà una struttura peer-to-peer nella quale uno dei giocatori fungerà da host della sessione. Una scelta che potrebbe garantire una maggiore longevità rispetto a molti titoli multiplayer basati esclusivamente su server dedicati. I progressi individuali, inclusi gradi, registri e aree sbloccate, verranno comunque salvati sui rispettivi profili, premiando la collaborazione e incoraggiando la partecipazione alle sessioni cooperative. ACE Team consiglia chiaramente di affrontare l’avventura insieme ad altri giocatori, ma sarà comunque possibile completarla in solitaria, sia con compagni controllati dall’intelligenza artificiale sia completamente da soli. Gli sviluppatori stessi hanno però sottolineato come questa scelta rappresenti una sfida particolarmente impegnativa. Va inoltre segnalato che, pur supportando il cross-play completo, il gioco non permetterà il trasferimento dei salvataggi tra piattaforme diverse. Chi deciderà in futuro di passare da console a PC, o viceversa, dovrà ricominciare la propria progressione da zero.
La nostra permanenza su quest’isola maledetta è stata relativamente breve, ma sufficiente per lasciarci addosso una forte impressione. Siamo allo stesso tempo incuriositi ed intimoriti da ciò che potrebbe nascondersi nelle fasi più avanzate dell’avventura. Le creature incontrate rappresentano chiaramente soltanto una piccola parte degli orrori che ACE Team sembra aver preparato. Uno degli aspetti più interessanti è che, almeno nella forma attuale, The Mound: Omen of Cthulhu non sembra voler diventare un gioco infinito. Le missioni possono certamente essere rigiocate, ma l’impressione è che esista un percorso narrativo ben definito con una conclusione vera e propria. Naturalmente il team non esclude l’arrivo di contenuti aggiuntivi in futuro, ma al lancio il gioco offrirà un’esperienza completa e delimitata. E, considerando la qualità di quanto visto finora, non riteniamo che questa scelta rappresenti necessariamente un problema. Nel complesso, The Mound: Omen of Cthulhu propone una reinterpretazione molto interessante dell’horror cooperativo. L’approccio più realistico non riduce affatto l’impatto delle influenze lovecraftiane; al contrario, sembra amplificarne ulteriormente la forza. È ancora presto per capire se riuscirà a mantenere tutte le promesse, ma una cosa è certa: si tratta di uno degli horror cooperativi più ambiziosi attualmente all’orizzonte. The Mound: Omen of Cthulhu arriverà il 15 luglio su PlayStation 5, Xbox Series X|S e PC con supporto completo al cross-play.
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