

Warhammer 40.000: Space Marine 2 è uscito da diverso tempo ormai (QUI potete trovare la nostra recensione), ma oggi siamo qui, in occasione della Devcom 2025, per parlavi di come il team di sviluppo ha lavorato duramente per soddisfare le aspettative di tutti nel portare in vita questo nuovo capitolo.
Tutto ha inizio con una domanda: come realizzare un’autentica esperienza in stile Warhammer 40K? La risposta a questo non è facile da trovare, e il team che ha collaborato con Saber e Focus Home ci ha fornito una serie di punti su cui tutti hanno lavorato in modo particolarmente approfondito per ottenere il risultato finale. La risposta in breve è: “Abbiamo cercato di elaborare un mondo e una localizzazione che fossero in grado di comunicare il tono e l’atmosfera attesa dagli appassionati”. Questa semplice frase, però, nasconde tutta una serie di insidie che, messe assieme, possono sembrare un ostacolo insormontabile. L’universo di Warhammer 40K ha infatti un quantitativo di materiale esorbitante; creare quindi una vicenda coerente con il materiale già esistente, che ne mantenga lo spirito, lo stile e il tono, presentando nel frattempo una storia inedita, non è cosa facile. Oltre a questo, Space Marine 2 nasce come seguito diretto di un titolo con un discreto successo, e quindi porta a sua volta il peso del suo stesso nome.
Durante la conferenza tenutasi a Colonia, siamo venuti a conoscenza di alcuni punti su cui è stato importante lavorare per soddisfare queste premesse: in primo luogo la storia del protagonista, Titus. Dopo il primo capitolo era necessario fornire uno sviluppo sia alla sua vicenda, che al suo personaggio, fornendogli il giusto spessore e la giusta collocazione negli eventi di questo seguito; in secondo luogo era necessario integrare la lore di Warhammer 40K con il gameplay stesso. Tutti punti importantissimi e fondamentali per costruire un nuovo gioco in questo vastissimo e ricco universo. Però, l’elemento che forse è meno visibile, ma ha un ruolo assolutamente centrale, è lo sviluppo e la realizzazione delle varie localizzazioni, sia testuali che doppiate.
Realizzare queste localizzazioni è infatti una sfida vera e propria che riguarda non solo l’adattamento fine a se stesso, ma anche il preservare il tono e il linguaggio tipici di una serie così iconica. Per Space Marine 2 sono stati fatti moltissimi tentativi adottando linguaggi e terminologie diverse, il tutto in cerca della combinazione più efficace per trasmettere l’atmosfera cupa e tagliente nota a tutti i fan. Si è quindi optato per una terminologia il più possibile attinente al linguaggio militare, ma non finisce qui. Non è infatti sufficiente mantenere un linguaggio coerente per chiamare il lavoro concluso, e infatti per ottenere l’effetto completo è necessario fare leva anche sulla sconfinata terminologia coniata dal mondo di gioco stesso. Warhammer 40.000 è ricco di neologismi e nomi di entità e personaggi, che devono per forza essere rispettati. Il team dei traduttori ha quindi lavorato a stretto contatto con Games Workshop, costruendo un vero e proprio glossario consultabile da tutti gli addetti ai lavori, e realizzando allo stesso tempo un sistema di validazione per controllare l’adattamento nelle varie lingue dei termini nuovi o non ancora noti.
Per concludere il gioco è stato realizzato in multingua, con l’aggiunta di alcuni linguaggi mai usati in precedenza come il tailandese. Riguardo il doppiaggio, inoltre, è stato necessario prendere contatto direttamente con i vari doppiatori per cooperare con loro e fornirgli delle istruzioni sufficienti a rendere non solo le linee recitate realistiche, ma anche coerenti con lo stile e il tono adottati in fase di traduzione e adattamento. Tutti questi accorgimenti hanno, infine, permesso di realizzare quello che è, ad oggi, uno dei titoli basati su Warhammer 40K più giocati di sempre.
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