

Pongiornissimo, aMIIci della Tribù! È passato quasi un mesetto dalla mia precedente recensione (chiaramente non doveva essere così), ma sono davvero felice di poter essere finalmente qui in vostra compagnia con questo nuovo pezzo.
Il protagonista odierno è infatti uno degli ultimi, salvo imprevisti, titoli prodotti da Nintendo in esclusiva per l’ormai anziana Nintendo Switch senza una versione per Switch 2 al seguito… nonché un modo incredibile di andare potenzialmente a chiudere i miei articoli che trattano questa longeva console. Il gioco di cui andremo a parlare oggi, come avrete letto dal titolo, è Tomodachi Life: Una vita da sogno, sviluppato dal principale studio interno della Grande N, Nintendo EPD, e inviatoci direttamente dalla divisione italiana dell’azienda. Un’isola piena di sorprese ci attende e fremo dalla curiosità di farvi sapere cosa mi è parso di questo capitolo che riprende le eccellenti basi del suo predecessore del 2014, facendomi al contempo tornare alla memoria quel geniale esperimento che fu Miitomo. Direi che è giunta l’ora di levare le ancore e scoprire cosa ci riserva un titolo così peculiare!
Andando per ordine, in questa prima sezione di solito ci troviamo a parlare della storia, dei personaggi e, più in generale, del comparto narrativo del gioco che stiamo analizzando. Oggi, beh, non potremo fare esattamente questa cosa. Tomodachi Life non ha nulla di canonico da offrire sotto il punto di vista narrativo… o forse no? Una vita da sogno fa infatti parte di una (ancor piccola) serie di simulazione sociale che vede come protagonisti indiscussi i nostri Mii. Nati su Wii [dove hanno davvero spopolato grazie a una pletora di progetti a loro dedicati N.d.R.], questi piccoli avatar stilizzati hanno fatto tanta strada, comparendo nella saga di Super Smash Bros. (per citare l’esempio più rilevante) e guadagnandosi una fama tutta loro, anche se non si può dire siano poi così tanto sotto i riflettori come una volta. Tomodachi Life è però un gioco che li (ri)porta davvero “al centro dell’azione”, dato che sarà nostro compito gestire le loro vite in tutto e per tutto.
La “storia”, in sostanza, la facciamo noi, decidendo chi (e come) andrà ad abitare nel nostro paradiso in mezzo al mare. Ed il bello è proprio questo!


Una vita da sogno si apre dunque facendoci creare il nome del nostro, personale e minuto atollo. Fatto ciò, potremo riempirlo come ci pare e piace di tutti i personaggi che ci vengono in mente: amici stretti, parenti lontani, waifu varie ed eventuali… il limite è, come si suol dire, la nostra fantasia.
Tutto comincia con un primo tassello, però, ovvero il primo Mii che si trasferirà sull’isola. Possiamo impostare il suo aspetto e le sue dimensioni come succedeva nel canale apposito su Wii (ne parleremo dopo, data la profondità), ma il bello arriva quando si può scegliere il suo carattere e i suoi gusti. Vogliamo sia un tipo diretto o lo preferiamo formale? Dovrà comportarsi in modo serio o un po’ più rilassato? A seconda dei valori che imposteremo su cinque diversi spettri otterremo risultati differenti, ascrivibili in quattro categorie a loro volta suddivise in quattro sottogruppi [un po’ come il celebre test delle sedici personalità di Myers-Briggs N.d.R.]. Svolto questo primo passaggio, ci sembrerà naturale lanciarci in questo processo ancora e ancora e ancora, per continuare a riempire l’isola di facce nuove.
Perfetto, abbiamo il nostro “abitante zero”, che si fa ora? Tomodachi Life: Una vita da sogno ci conduce alla scoperta della gestione della sua vita e dell’isola tutta in maniera educata e tranquilla, facendoci subito apprezzare il tono estremamente scherzoso e rilassato dell’opera.
Mano a mano che il nostro primo Mii sarà raggiunto da suoi simili e si completeranno i primi traguardi, ci verrà data la possibilità di aggiungere servizi, scoprire funzionalità e ottenere ricompense in grado di aumentare a dismisura le opzioni per la personalizzazione dell’esperienza, la maggior parte delle quali verranno annunciate, ebbene sì, in pompa magna al telegiornale. Dal minimarket fino allo studio di design [vorrei avere la capacità di sfruttarlo N.d.R.], passando per una boutique di vestiti, un ristorante e addirittura una ruota panoramica, il nostro angolo di mondo si farà sempre più ricco, facendoci vedere ben oltre la punta dell’iceberg delle possibilità offerte. E, se pensate che lo spazio abitabile sia poco, non temete, perché l’area attorno all’isola si allargherà sempre più per accomodare i nostri bisogni!


Con una spiccata vena autoironica, Tomodachi Life si mette in mostra rendendo palese come i Mii sappiano di essere controparti digitali di persone potenzialmente reali, con commenti che rompono la quarta parete e riferimenti a elementi, cibi e luoghi della nostra amata Terra. Creando situazioni che oscillano tra il tenero e il follemente assurdo, il nostro compito è proprio quello di osservare le loro vite, plasmandole a nostra discrezione come un’entità onnisciente [non per niente, tra le varie opzioni con cui far chiamare la nostra persona, figura la voce “divinità” N.d.R.].
Non è necessario avere la sfera di cristallo per capire il da farsi, però, dato che i Mii saranno i primi a farci sapere quando qualcosa non va, grazie a nuvolette e altri simboli che compariranno sulla loro testa. A noi scegliere come aiutarli, facendo loro sviluppare amicizie, consolandoli dopo conversazioni andate male e, persino, riuscire a dipanare i loro sentimenti verso qualcuno. Beninteso, non abbiamo un controllo totale su come i rapporti sull’isola si sviluppano, ma possiamo ampiamente influenzarli in diverse situazioni.


A cacciare il carico da novanta per questo capitolo ci pensano poi le possibilità quasi infinite date dal già citato studio di design. Una vita da sogno consente infatti di affidarsi alla propria creatività per quanto riguarda la creazione di cibarie, elementi estetici, oggetti mondani e vestiti, sfogando la propria vena artistica in modi totalmente nuovi (se si vuole, sfruttando anche lo schermo touch della console). Come diciamo sempre, dare alle persone strumenti così flessibili porterà sicuramente risultati incredibili, e, sin dall’uscita del gioco, internet è stato invaso da perle di rara maestria e bellezza. Un’altra novità molto apprezzata che distingue questo capitolo è poi la possibilità di modificare genere e orientamento dei personaggi, uscendo dai canoni dell’eteronormatività e permettendo una personalizzazione ancora maggiore dei Mii.
Tornando anche i brevi minigiochi con cui i Mii possono sfidarci. Ce ne sono una quindicina e quasi tutti ci sono parsi piuttosto simpatici e non ci hanno stancato [per quanto alcuni abbiano una probabilità di comparire maggiore rispetto ad altri N.d.R.].
Parlando dei lati tecnici, possiamo dire che Tomodachi Life: Una vita da sogno è un titolo fatto con una cura davvero magistrale. Non abbiamo riscontrato un singolo bug nel corso delle nostre molte ore di gioco, con il comparto tecnico del titolo [da me giocato su Switch 2 N.d.R.] che ci è sembrato proprio solido. Nonostante ciò, vi sono alcune mancanze, come, per esempio, i comandi touch non sempre accessibili, utilizzabili solo in determinate situazioni, oppure il numero massimo di Mii creabili ridotto a 70 rispetto ai 100 che si potevano avere nel capitolo per 3DS. Tutti dettagli che non rovinano l’esperienza, ma che possono sicuramente saltare all’occhio dei più attenti.
Le musiche del gioco sono inoltre molto piacevoli e accompagnano le nostre giornate con motivetti sempre azzeccati, facilmente associabili a vari momenti. Fiore all’occhiello del comparto sonoro, nonché croce e delizia dei meme della rete, è però il doppiaggio, che usa un sintetizzatore vocale con cui si è in grado di far dire ai Mii praticamente tutto quello che si vuole, regolando con una gamma di opzioni la parlata di ogni personaggio.


Anche a livello grafico il gioco gira benissimo, grazie a una direzione artistica coloratissima e ricca di personalità. Gli elementi tridimensionali e cartooneschi dell’isola sono amalgamati in modo ossimoricamente sorprendente a tutto ciò che invece arriva dal “nostro mondo”, reso invece con immagini reali in 2D. Potrebbe fare strano (molto) durante le prime sessioni di gioco, ma ci si fa presto l’abitudine, prendendo per perfettamente normale la stranezza stessa di questa scelta estetica.
I Mii stessi, anche grazie alle centinaia di alternative offerte nel menu dedicato alla loro creazione, possono essere personalizzati moltissimo a livello estetico. Il tutto finisce poi per esplodere veramente a livello di potenzialità quando alle numerose opzioni si aggiunge la possibilità di rimboccarsi le maniche e disegnare da soli, anche da zero, le loro facce. Rimanendo però su questo fronte, su cui il gioco fa molta leva, dobbiamo sottolineare come questa sia un’arma a doppio taglio: la creazione di elementi ad hoc, per quanto soddisfacente, richiede tempo e, per quanto stimolante, può non attirare tutti.
Lo ammettiamo: non ci aspettavamo che Tomodachi Life: Una vita da sogno ci divertisse COSÌ tanto, ma siamo stati decisamente smentiti. Con un turbinio di follia, questo gioco è in grado di trascinare in ore praticamente illimitate di divertimento e stimoli senza che ce ne si renda conto. In un modo o nell’altro, il tutto rende davvero bene il concetto stesso di “(video)gioco”, ovvero uno spazio in cui è la fantasia a farla da padrone e spesso siamo noi stessi a dettare le regole.
Come nota di demerito ci sembra giusto sottolineare come, a nostro avviso, sia abbastanza assurdo poter trasferire dei Mii già esistenti solo dalla memoria della propria console o, di riflesso, da degli amiibo. Dati tutti gli anni in cui questi avatar sono stati utilizzati, pensavamo fosse un passaggio piuttosto scontato poterli copiare direttamente dal proprio profilo Nintendo o, quantomeno, dalla propria lista amici della console, ma così non è. Lo stesso si potrebbe dire di una versione dedicata per Switch 2, che avrebbe potuto implementare i controlli in stile mouse, perfetti per un gioco con elementi gestionali come questo. Per una o per l’altra questione, immaginiamo ci toccherà aspettare un eventuale aggiornamento futuro…


A parte queste problematiche, abbiamo visto molti paragonare questo titolo ad Animal Crossing, ma le differenze tra le due serie ci sono e, giunti alla conclusione, vogliamo siano chiare. Mentre AC si concentra molto di più sulla precisa gestione delle proprie risorse e del tempo, legando la propria progressione a stagioni, eventi o abitanti, Tomodachi Life non mette alcuna pressione sul giocatore, permettendovi di vivere la vostra fantasia di signore supremo della propria isola senza fretta e senza alcuna preoccupazione. Grazie a Una vita da sogno ci si può divertire per una manciata di secondi facendo dire stupidaggini a un Mii con voce stridula, così come ci si può lanciare per minuti e minuti nella creazione di tonnellate di abiti e decorazioni personalizzate con cui rendere la propria isola e i suoi abitanti propri al cento per cento. Nel mezzo, ci sono tante altre possibilità incredibili, diverse delle quali ancora dobbiamo provare con mano [prima fra tutte, la nascita di un bebè N.d.R.] e nessuno vi dirà come fare le cose a un ritmo diverso dal vostro.
Questo non è un titolo per tutti, ci sembra giusto ricordarlo. Se però amate giocare alla casa delle bambole od osservare il vostro terrario pieno di formiche, forse questo è proprio il gioco che fa per voi. In ogni caso, siamo davanti a uno dei titoli più folli e divertenti dell’anno!


P.S.: Era nostra intenzione inserire tante immagini scattate nel corso delle nostre ore di gioco, ma, ahinoi, proprio questo software non ha accesso alla funzionalità di caricamento delle foto... La vita a volte è ingiusta.

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