

Bentornati, ragazzi e ragazze della Tribù, sulle nostre pagine per la recensione di Static Dread: The Lighthouse, un'avventura simulativa horror sviluppata da solarsuit.games e pubblicata da Games Harbour. Questo titolo, rilasciato ad agosto su PC, il 7 novembre di quest'anno ha visto la sua uscita per PlayStation 4, PlayStation 5, Xbox Series X|S e Xbox One e si presenta come un misto tra il lavoro quotidiano rappresentato da Papers, Please e l'orrore lovecraftiano.
In Static Dread: The Lighthouse, infatti, ci ritroveremo spesso a dover affrontare un senso dell'orrore sottile e psicologico, ma sempre crescente, mentre gestiamo i vari problemi in cui incappa il faro di cui siamo stati incaricati.
In ogni caso, questo titolo dalle poche ore di gioco si è da subito mostrato intrigante e accattivante, riuscendo a catturare la nostra attenzione e a farci credere di essere davvero i guardiani di un faro infestato. Questa sensazione ci accompagnerà per tutto il gioco, o finirà per scadere nello scontato?
Il team di solarsuit.games ha voluto portare un'esperienza che, soprattutto a livello di atmosfera, provoca un'ansia sempre crescente. Di conseguenza, noi diventiamo i guardiano di questo faro, abbandonato da tempo e riattivato per rispondere alle anormali aurore che stanno interferendo con le connessioni radio, nonché con l'utilizzo di ogni tipo di radar o strumento di navigazione della zona. Per questo motivo siamo stati chiamati a svolgere un lavoro che nessuno faceva da tempo: infatti, il faro che stiamo andando a controllare fu reso completamente automatizzato in seguito alla scomparsa del vecchio guardiano e della sua famiglia.
Static Dread: The Lighthouse vuole farci sentire la pesantezza di ogni giorno passato in questo luogo attraverso la monotonia di un lavoro dietro alla scrivania, dove dovremo, in teoria, solamente comunicare percorsi alle imbarcazioni che navigano alla cieca e riparare velocemente il faro.

Questa routine, però, viene a volte interrotta da strani avvenimenti, come la comparsa di macchie sulle pareti dove prima non erano presenti, strani sussurri, visite improvvise degli abitanti del villaggio vicino e chiamate alquanto strane e inquietanti. Tutto ciò inizia a farci credere di non essere da soli, sensazione che non farà altro che crescere costantemente, fino a convincerci di non essere mai al sicuro.
Il titolo ci porrà davanti anche a svariate scelte morali, in cui dovremo decidere se preferiamo rimanere dei semplici guardiani, se avventurarci nell'occulto di certe fazioni che verranno a contattarci o se andare contro agli ordini del governo. Tutte queste decisioni avranno delle conseguenze e porteranno a un determinato finale, piuttosto che a un altro.
Questo gioco presenta quindi una trama interessante, contornata da un'atmosfera molto riuscita sia a livello narrativo, che artistico e musicale. Nonostante ciò, però, bisogna ammettere che qualche difetto lo presenta, come dialoghi non troppo brillanti e interazioni alla porta con gli abitanti che si riducono ad un semplice "li faccio entrare o no?".

Per quanto riguarda invece il gameplay di Static Dread: The Lighthouse, esso sembra funzionare, riuscendo ad amplificare la sensazione di ansia costante che la trama vuole trasmettere. Purtroppo, però, l'esperienza che offre diventa velocemente ripetitiva: se all'inizio l'idea di condurre le navi in porto con percorsi di crescente difficoltà è interessante, verso la seconda metà non riesce a esserlo; la parte survival sembra avere un grosso peso strategico solo nella parte iniziale, dato che, sbloccata la canna da pesca, recuperare provviste diventa una questione banale e assolutamente facile da gestire. Infatti, per quanto dobbiamo dar da mangiare e da bere al nostro personaggio, le problematiche, come sentire delle voci, avere gli occhi che si chiudono o persino svenire sul pavimento del faro si presentano raramente nel corso della nottata e sembrano quasi come un'aggiunta messa per coprire un buco.
Infine, la riparazione degli elementi del faro è la cosa meno terrificante del titolo, dato che basta premere il tasto corrispondente sul joystick per riparare il pezzo istantaneamente, senza quindi alcun tipo di pressione o ansia crescente.
Possiamo quindi dire che il gameplay di Static Dread: The Lighthouse è interessante, ma poco sviluppato, offre poca profondità e appare come un semplice supporto alla trama, inserito per aumentare l'immersione del giocatore.
Di conseguenza, riesce nel suo intento e diverte, ma solo per parte dell'esperienza.

Passiamo invece a delle parti molto interessanti, in particolare quelle grafica e sonora: entrambe queste sezioni esaltano l'atmosfera creata dal team di solarsuit.games, dato che risultano perfette in quasi ogni situazione. L'aspetto low-fi della grafica intenzionalmente pixelata riesce a combinarsi perfettamente con gli effetti sonori e la colonna sonora, creando un ambiente pregno di mistero e di possibile terrore, del tipo che non vedi, ma che percepisci esistere dietro l'angolo.
Per quanto riguarda l'aspetto tecnico, invece, non abbiamo grandi notizie: esso risulta a malapena sufficiente, con vari problemi, sia per bug che impediscono a volte di risolvere gli enigmi, sia a causa di hitbox poco precise o di comandi ricevuti con delay. In ogni caso, non rovina l'esperienza e gira abbastanza bene da mantenere il tutto godibile.

Ci siamo tuffati in questa avventura dalle note lovecraftiane con una buona dose di aspettativa, dato che il titolo prometteva di portare quell'horror psicologico che logora nel tempo il tuo senso di sicurezza, esponendo le tue incertezze e predando su quelle.
Riesce nel suo intento e risulta abbastanza divertente per le poche ore di gioco che offre, ma Static Dread: The Lighthouse è un titolo che avrebbe avuto bisogno di qualche mese in più di lavoro per essere reso una vera e propria perla del genere.
In ogni caso, ne consigliamo l'acquisto a tutti gli appassionati di horror e di Lovecraft con una certa abilità nella lingua inglese, dato che manca completamente una localizzazione italiana. Comunque, promosso.
Il codice per Xbox Series S ci è stato gentilmente offerto dal publisher.

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