

Il genere fantasy è spesso celebrato come un mezzo di fuga verso mondi lontani e immaginari, ma la sua forza non risiede solo nell’evasione: è anche un modo per osservare e comprendere meglio la realtà che viviamo. Seguire il Prescelto in un’epica avventura può essere divertente, certo, ma a volte desideriamo qualcosa di più umano, una storia su chi lotta per sopravvivere in una società indifferente, in cui la vera sfida non è salvare il mondo, ma semplicemente resistervi. Non tutti possono essere eroi, dopotutto; servono anche coloro che, passo dopo passo, tengono insieme un mondo che sembra sul punto di crollare. È questo il tipo di racconto che Moral Anxiety Studio ci offre con Roadwarden, un RPG narrativo testuale immersivo e profondo, in cui esploriamo una complessa ambientazione fantasy e decidiamo come viverla, un passo alla volta.
In Roadwarden assumiamo il ruolo di un guardiano della strada, una figura a metà tra ranger, sceriffo e corriere. Partiamo dalla grande città di Hovlavan per pattugliare una penisola selvaggia, priva di legge e infestata da banditi, negromanti e bestie. Gli abitanti sopravvivono in piccoli insediamenti isolati, e il nostro compito, affidatoci da una potente gilda di mercanti, è esplorare la regione e spianare la strada alla sua espansione commerciale. Il nostro personaggio è inizialmente una pagina bianca: scegliamo un nome, una classe (guerriero, mago o studioso) e un obiettivo personale che ci offrirà un fine secondario durante il viaggio. Il resto lo costruiamo noi, con le nostre parole e decisioni. Lo stesso vale per il mondo di gioco, plasmato da un passato di guerre e carestie, i cui dettagli emergono solo attraverso le nostre scelte e interazioni. Abbiamo quaranta giorni di gioco per portare a termine la nostra missione (anche se possiamo optare per una modalità libera o una più difficile da trenta giorni). Possiamo scegliere come muoverci, quali missioni affrontare e che storie scoprire, ma non potremo vedere tutto in una sola partita. Il clima, la fatica e il ciclo giorno/notte influenzano fortemente l’esplorazione e il viaggio notturno è quasi sempre fatale.
Dovremo pianificare attentamente le nostre giornate, controllando la mappa, calcolando i tempi di percorrenza e decidendo se dedicarci alla manutenzione dei sentieri per rendere gli spostamenti futuri più agevoli. Morire in Roadwarden è comune, ma non definitivo: si può riprovare ogni scontro, a patto di sacrificare tempo e risorse. Le nostre statistiche: salute, nutrimento, resistenza dell’armatura e aspetto influenzano ogni decisione. Essere affamati o trasandati non compromette solo la sopravvivenza, ma anche il modo in cui gli altri ci percepiscono. Nonostante la presenza del combattimento, il vero cuore del gioco è la conoscenza. Ascoltare, osservare e interpretare le informazioni può salvare la vita più di qualsiasi spada. Gli indizi appresi vengono registrati automaticamente nel diario del guardiano, insieme a missioni, appunti e trascrizioni di dialoghi. Spesso la chiave di un enigma è nascosta in ciò che abbiamo già letto o sentito.
Il gameplay alterna descrizioni testuali, scelte multiple e un parser che ci permette di digitare comandi personalizzati. Il successo di un’azione dipende tanto dalla preparazione quanto dal caso, specialmente nei combattimenti contrassegnati da un’icona a forma di dado. L’equipaggiamento, le risorse e le conoscenze acquisite fanno la differenza tra vita e morte. Ogni villaggio o comunità è un microcosmo autonomo, con relazioni, problemi e ambizioni proprie. Possiamo aiutare, tradire o semplicemente osservare. Non esiste un percorso “giusto”: ogni azione modifica il modo in cui il mondo ci percepisce e reagisce. La penisola ospita luoghi come Howler’s Dell, un centro in espansione dove il progresso convive con la diffidenza, e Creeks, un villaggio contadino in lotta per la sopravvivenza. Le nostre scelte possono cambiare il destino di queste comunità, ma anche il nostro ruolo nel grande disegno del mondo. Nonostante la sua natura di avventura testuale, Roadwarden è straordinariamente evocativo. Con semplici immagini in pixel art e una colonna sonora atmosferica, il gioco riesce a trasmettere un senso di realtà tangibile e viva.
Ogni personaggio è scritto con cura: anche gli archetipi più familiari come il negromante o la bandita rivelano gradualmente profondità inaspettate. Il diario e il bestiario sono ricchissimi di informazioni, ma a volte la mole di dati può risultare caotica, con termini e definizioni che si sovrappongono o si contraddicono. Inoltre, il dialetto locale, reso da un inglese arcaico e distorto, può inizialmente disorientare, ma col tempo diventa parte integrante del fascino dell’ambientazione. Il mondo di Roadwarden è un organismo vivo, che reagisce alle nostre scelte e al trascorrere del tempo. Non esiste un finale canonico: possiamo decidere quando lasciare la penisola e tornare a riferire alla gilda, anche se questo significa abbandonare missioni incomplete. Ogni partita è diversa, e la rigiocabilità è altissima. Con le sue sfumature morali, scelte ambigue e narrazione stratificata, Roadwarden non si limita a essere un’avventura fantasy testuale: è una riflessione sulla sopravvivenza, sulla conoscenza e sul significato di lasciare un segno in un mondo che raramente si accorge di noi.
Dopo ore di esplorazione, misteri irrisolti e decisioni difficili, ci ritroviamo a pensare ancora alle conseguenze delle nostre azioni, a chiederci se avremmo potuto cambiare qualcosa. Roadwarden è tante cose: un RPG narrativo, una parabola morale, un viaggio esistenziale ma, in tutto ciò, è un successo clamoroso.
Il codice ci è stato fornito per Switch dal distributore.

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