

Annunciato nel 2020 con un trailer criptico e affascinante, e poi sparito per anni, Pragmata fa parte di quel filone di titoli particolari targati Capcom che hanno permesso ai fan di ribattezzare la compagnia “CapGod”. Dopo Resident Evil Requiem e Monster Hunter Stories 3, il 2026 propone un altro gioco della casa giapponese, in quella che può essere considerata a tutti gli effetti una vera sorpresa per l’intero settore videoludico.
Pragmata, infatti, è una sorta di balena bianca dei videogiochi in un mercato che tende a polarizzarsi e standardizzarsi sempre di più tra live service e open world. Il titolo porta una ventata d’aria fresca grazie a un focus che tanti altri produttori sembrano aver dimenticato: la semplicità di un’avventura lineare, basica nel senso più positivo del termine e una narrativa che non sente il bisogno di stupire a tutti i costi o di proporre continui colpi di scena.
Pragmata è tanto semplice quanto efficace e, consapevoli delle valutazioni già espresse da colleghi e giocatori, siamo pronti a parlarvene in maniera più approfondita con una recensione che vuole adattarsi perfettamente allo spirito del gioco.
Pragmata racconta la storia di Hugh e Diana, chiamata così dagli amici anche se il suo vero nome è Pragmata D-I-0336-7, che si ritrovano casualmente compagni d’avventura. Il motivo di questa strana combinazione è la perdita di comunicazione tra la Terra e la Culla, una struttura presente sulla superficie lunare dedicata alla raccolta di filamenti utilizzati per creare una speciale fibra impiegata nella costruzione di numerosi oggetti.
Una volta arrivato sul posto, Hugh viene separato dai suoi compagni a causa di un terremoto provocato dalla furia di IDUS, l’intelligenza artificiale della Culla, ormai impazzita e intenzionata a eliminare qualsiasi essere umano tramite i numerosi robot presenti nell’area. È qui che nasce il particolare rapporto tra Hugh e Diana, costruito sulla genuina curiosità dell’androide e sul naturale istinto paterno dell’uomo, elementi che finiscono per legare sempre di più i due protagonisti nel corso dell’avventura.
Nelle 10-12 ore necessarie per vedere tutto il racconto proposto dal team di sviluppo, almeno durante la prima run, emerge subito una cosa molto chiara: Pragmata è un gioco d’altri tempi. Non sente il bisogno di avere una struttura gigantesca per funzionare e punta invece a mantenere tutto il più semplice possibile. La scrittura segue perfettamente questa filosofia e si unisce a un gameplay, di cui parleremo più avanti, e a una struttura estremamente classica, con livelli ben separati e divisi da checkpoint che permettono a Hugh e Diana di tornare comodamente all’hub principale.
Questa impostazione rappresenta forse il punto più forte dell’intera esperienza. Il ritmo non viene praticamente mai spezzato e, anche se la durata può sembrare contenuta rispetto a molte produzioni moderne, basti pensare alle oltre cento ore richieste da titoli come Crimson Desert, la presenza di collezionabili, documenti e sfide extra aumenta sensibilmente la longevità, soprattutto per chi vuole raggiungere il 100% e ottenere il true ending.
Il gameplay continua perfettamente la filosofia che circonda Pragmata e la sua apparente semplicità, pur proponendo una dinamica ludica piuttosto interessante. Il gioco permette infatti a Hugh e Diana di collaborare attivamente durante i combattimenti per sconfiggere i robot nemici, con l’uomo impegnato a evitare gli attacchi e sparare ai bersagli hackerati dall’androide attraverso un particolare minigioco con interfaccia a scacchiera.
Prendendo di mira un robot si apre infatti una schermata secondaria che mostra il punto di hacking del nemico. Utilizzando i quattro tasti frontali del pad è possibile muovere il cursore cercando di raccogliere quanti più moduli di hacking possibile, utili a infliggere debuff ai nemici, insieme a speciali indicatori che aumentano il tempo in cui i robot rimangono vulnerabili. Tutto questo avviene mentre il tempo viene solo leggermente rallentato, lasciando comunque Hugh esposto agli eventuali attacchi avversari e costringendo il giocatore a mantenere alta l’attenzione.
In un primo momento il sistema può sembrare più complesso di quanto sia realmente, ma, pad alla mano, tutto risulta molto naturale e, superata la fase iniziale di smarrimento, ci si abitua rapidamente permettendo anche combinazioni piuttosto folli. La valuta ottenuta durante l’avventura consente inoltre a Hugh di visitare l’hub principale per potenziarsi, facilitando sia le fasi di hacking grazie a moduli specifici, alcuni persino in grado di effettuare hackeraggi automatici, sia il miglioramento delle numerose armi secondarie recuperabili nel corso del gioco.
Un’ulteriore capacità offensiva può essere attivata grazie a Diana che, premendo un tasto specifico, entra in una modalità speciale caricabile completando con successo gli hacking. Questa abilità colpisce tutti i nemici presenti nell’area con una sorta di hacking istantaneo che li stordisce, trasformandoli in facile preda, o meglio “metallo da macello” per Hugh. Nel corso dell’avventura le capacità di Diana continuano a evolversi, permettendole di infliggere ancora più danni e applicare ulteriori debuff ai nemici.
Pragmata è un gioco semplice, ma, allo stesso tempo, incredibilmente stratificato, caratteristica che lo rende ormai una rarità nel panorama videoludico attuale. Gran parte del merito va all’ottimo lavoro svolto da Capcom sul level design, con livelli molto ampi e complessi pieni di elementi con cui interagire successivamente, come i filamenti lunari corrotti da distruggere o le stanze speciali composte da sfide dedicate a Hugh e Diana. Tutto questo permette al giocatore di vivere l’avventura nel modo che preferisce, con il completismo fortemente incentivato sia dalla quantità di materiali necessari per gli upgrade sia dalla presenza del vero finale, legato proprio alla percentuale di completamento delle varie aree.
Ogni sezione rappresenta un piccolo esercizio di level design, con fasi platform che sfruttano l’intera struttura del gameplay non solo per raggiungere l’obiettivo principale, ma anche per scoprire aree nascoste contenenti collezionabili, come gli speciali Cabin, piccole macchine robotizzate, o documenti utili ad approfondire la lore del gioco. La realizzazione tecnica viene ulteriormente valorizzata dall’utilizzo del RE Engine, che sfrutta perfettamente le sue capacità soprattutto negli ambienti chiusi, portando a schermo un gioco graficamente impressionante e tecnicamente molto stabile anche su Xbox Series X, piattaforma su cui abbiamo effettuato la nostra prova.
Pur avendo preferito la modalità che privilegia il framerate, Pragmata resta incredibilmente bello da vedere e non mostra particolari compromessi grafici nemmeno durante le sezioni più caotiche ed esplosive.
Un’ultima nota va dedicata al doppiaggio. Capcom ha localizzato il gioco in numerose lingue, compreso l’italiano, ma la nostra prova nella lingua nostrana non ci ha convinti particolarmente per quanto riguarda la scelta delle voci e l’interpretazione generale. Molto più riusciti, invece, sia il doppiaggio inglese sia quello giapponese, che offrono una recitazione decisamente più convincente e di livello superiore.
In definitiva, Pragmata è quello che abbiamo definito "un vero gioco", un prodotto che si rifà molto di più della concezione di videogioco di qualche anno fa rispetto a quella estemporanea di oggi, dove più è grande il contenuto più deve essere apprezzato. La sua breve durata, circa una decina di ore andando molto tranquilli, è ripagata dal completismo che sicuramente può tenere i giocatori più assidui legati allo schermo per almeno il doppio del tempo tra sfide, stanze rosse e tutti i requisiti per ottenere il true ending.
Dal punto di vista ludico Pragmata è un gioiello, un gioco prezioso che tantissimi giocatori dovrebbero testare almeno una volta nella vita, dove l'unione di due diversi gameplay in contemporanea provoca un effetto benefico sulla propria psiche e mette a dura prova anche i più bravi hardcore gamer nel tentativo di trovare il secondo in più da limare per portare a termine una speedrun. Tutto questo contornato da un comparto tecnico di tutto rispetto, con un framerate stabile e uno stile grafico che brilla grazie all'uso del RE Engine in un ambiente in cui può solo risplendere, grazie all'assenza di un open world e alla presenza di livelli chiusi, seppur enormi.
Pragmata è un candidato GOTY che non vincerà mai, ma che il pubblico dovrebbe assolutamente provare a giocare e vivere per apprezzare uno dei giochi più belli di questa prima parte dell'anno.

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