recensione

Nioh 3

Team NINJA all'attacco, tra buone idee e qualche scivolone

Pubblicato il 26 Febbraio 2026 alle ore 14:23
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Una delle serie più interessanti nel panorama dei cosiddetti “Souls-like” è sicuramente quella prodotta da KOEI TECMO in collaborazione con Team NINJA. Dopo aver vissuto le prime due avventure a inizio generazione, il team ha provato a percorrere una strada alternativa con titoli come Rise of the Rōnin e Wo Long, cercando di allontanarsi dal richiamo del Giappone feudale. Il risultato sono stati giochi molto simili a Nioh dal punto di vista del gameplay, ma con modifiche strutturali che non sono state pienamente apprezzate dal pubblico.

Per un periodo è sembrato che la serie targata Team NINJA fosse destinata a chiudersi, con KOEI TECMO che aveva dichiarato più volte di voler prendere le distanze da Nioh. Durante lo scorso Summer Game Fest, però, è arrivato l’annuncio che molti fan aspettavano: l’arrivo nei negozi del terzo capitolo, disponibile dallo scorso 6 febbraio.
Tra le pieghe dello spazio-tempo abbiamo cercato risposte e siamo arrivati ad un punto cruciale. Quale? Scopriamolo insieme.

Le ere del Re

Nioh 3 ci porta nel 1622, nel pieno di una faida familiare tra Tokugawa Takechiyo e Kunimatsu. Quest’ultimo, consumato dalla rabbia verso il fratello, cade nell’oscurità e prende il controllo di un’orda di yōkai che iniziano a invadere il suo castello. Takechiyo si ritrova così con il compito di salvare il Giappone grazie a un misterioso potere donatogli da Kusanagi, uno spirito guerriero che gli permette di viaggiare attraverso diverse ere, piegando lo spazio-tempo.

La trama procede in maniera lineare, seppur spesso schematica, guidando il giocatore verso lo scontro successivo e racchiudendo il comparto narrativo in una struttura completamente nuova per la serie. Se Nioh 1 e 2 erano impostati come giochi a missioni, Nioh 3 adotta un approccio più aperto, con un’open map centrale e una struttura più vicina a quanto visto in Rise of the Rōnin. Sono presenti missioni principali e secondarie attivabili parlando con NPC e muovendosi liberamente nelle ampie mappe proposte da KOEI TECMO.

Le varie regioni sono interconnesse e ricche di scorciatoie, con un forte utilizzo della verticalità e di un level design ricorsivo che permette di osservare le location da più prospettive. L’esplorazione è densa, costellata di deviazioni utili come accampamenti, segreti, collezionabili, missioni secondarie, boss opzionali e kodama da recuperare. Spesso si è spinti a ripulire ogni angolo, non tanto per semplice curiosità, quanto per arrivare preparati ai momenti in cui il gioco decide di alzare sensibilmente la difficoltà.

Il problema di questa formula, oltre alla generale abbondanza di titoli simili sul mercato, è che ad un certo punto la densità rischia di trasformarsi in ripetitività. I punti di interesse funzionano, ma quando ci si ritrova per l’ennesima volta davanti a una nuova mappa da ripulire completamente, inizia a farsi strada una sensazione insolita, più vicina alla noia di quanto ci si aspetterebbe da un gioco come Nioh.
Tra le attività presenti troviamo i Crogioli, suddivisi in due categorie: minori e maggiori. I Crogioli minori ci portano in piccole arene dove affrontare orde di mostri, mentre quelli maggiori ripropongono la struttura classica della serie, con sacrari, scorciatoie e un boss finale a chiudere la sezione.
Questa “bulimia” di contenuti si riflette anche sulla longevità. Pur restando colpiti dalla durata complessiva, nonostante la mole di attività proposte, la storia principale può essere completata in circa 30-35 ore, mentre il completismo richiede anche 80 ore per arrivare al 100%.

La via del ninja

Quando si impugna il pad, Nioh 3 resta un gioco adatto principalmente a chi ama giocare con le statistiche, mantenendo le fondamenta classiche della serie. La stamina, qui chiamata Ki, può essere recuperata attraverso il Ritmo Ki premendo il tasto dedicato con il giusto tempismo. Tornano le tre posture, utili per cambiare tipologia di colpo, e una varietà incredibile di armi a disposizione del giocatore. Intorno a questo impianto tradizionale arriva però la vera novità targata Team NINJA, capace di cambiare sensibilmente l’approccio agli scontri. Con la semplice pressione di un tasto è possibile passare in qualsiasi momento dallo stile Samurai, quello classico dei titoli moderni della casa di sviluppo, allo stile Ninja.
Il Samurai mantiene la struttura di gameplay a cui siamo sempre stati abituati, mentre il Ninja rimescola le carte introducendo meccaniche proprie che modificano l’esperienza in base allo stile del giocatore. Questo approccio privilegia una mobilità più accentuata, con strumenti e ninjutsu che sostituiscono di fatto le posture tradizionali e offrono nuove possibilità strategiche. L’idea alla base del Ninja ruota attorno all’attacco alle spalle del nemico, che ora infligge danni maggiori, cambiando il ritmo dello scontro. Si è quindi spinti a cercare l’aggiramento e il colpo critico piuttosto che concentrarsi su parate e parry come nei capitoli precedenti.

Non è fondamentale scegliere uno dei due stili in modo definitivo, anzi è spesso importante alternarli. Soprattutto durante le boss fight ci sono momenti in cui il Ritmo Ki può aiutare a purificare l’area e migliorare il recupero dell’energia, mentre lo stile Ninja può risolvere situazioni in cui non si sa bene come muoversi. Il gioco tende a premiare chi sfrutta con intelligenza questa dualità, più di chi si affida esclusivamente a un solo approccio.

Il prezzo da pagare, però, è una stratificazione eccessiva dei sistemi. Ci sono due set da gestire, due alberi delle abilità distinti, tecniche, crafting, Spiriti Guardiani da attivare e un intero ecosistema sovrannaturale basato su fusioni, trasformazioni e Nuclei d’Anima da equipaggiare per ottenere bonus ai danni e attacchi evocabili. A rendere tutto ancora più complesso interviene la generosità del loot, che obbliga spesso a fermarsi per verificare se l’equipaggiamento appena trovato sia statisticamente superiore a quello indossato, vista l’alta frequenza di drop e la grande varietà di armi e armature disponibili per entrambe le classi.

Il rovescio della medaglia è l’emergere di alcune sbavature tecniche e di bilanciamento. I nemici risultano talvolta poco calibrati, in particolare alcuni boss, con situazioni che evidenziano problemi nel combattimento già dalle prime ore di gioco. Emblematici sono certi nemici a cavallo incontrati nelle fasi iniziali, decisamente oltre il livello che un giocatore alle prime armi può aver raggiunto in quel momento. Una scelta che rischia di scoraggiare i neofiti e che, allo stesso tempo, fa intuire ai veterani quale livello di sfida li attenda più avanti.

Three ere is megl che two

Dal punto di vista artistico, Nioh 3 compie un piccolo passo avanti rispetto al predecessore. Il map design più ampio e l’utilizzo delle tre diverse epoche in cui è ambientato il gioco permettono a Team NINJA di ampliare l’ispirazione e portare in scena una rappresentazione più o meno accurata dei periodi storici coinvolti. Il problema di fondo resta però l’estrema ripetitività di alcune ambientazioni e di diversi nemici, con un marcato riutilizzo di modelli e asset sia per i mob sia per alcuni boss, riproposti più volte nel corso dell’avventura con leggere variazioni estetiche. Il design degli yōkai è spesso ispirato e articolato, e proprio per questo il riciclo così evidente finisce per risultare frustrante. In alcune situazioni, inoltre, l’aggiunta di appendici come tentacoli o effetti particellari particolarmente invasivi rende lo schermo caotico, complicando la leggibilità di certe battaglie importanti.

La recensione è stata realizzata su PlayStation 5 base, utilizzando un monitor 1440p con la console impostata su questa risoluzione. Il risultato è apparso altalenante: le prime aree si sono dimostrate solide e prive di problemi evidenti, mentre dalla seconda regione in poi i cali di framerate diventano più frequenti, soprattutto durante alcune boss fight. Un display compatibile con VRR, Variable Refresh Rate, può certamente aiutare a mitigare la situazione, garantendo una fruizione più fluida dell’esperienza complessiva.

Una formula che funziona?

Nioh 3 è un gioco che vive di due anime ben distinte. Da una parte troviamo uno dei gameplay più solidi e riusciti mai visti in un titolo appartenente al cosiddetto circolo dei Souls-like, anche se definire Nioh in questo modo resta una forzatura; dall’altra c’è la scelta di rendere l’open world il fulcro dell’esperienza.
L’introduzione dell’open field appesantisce il gioco sia dal punto di vista tecnico, con un framerate che non sempre riesce a reggere, sia da quello strutturale. Gli sviluppatori si trovano infatti costretti a riempire il mondo di attività e contenuti, con un riciclo frequente che finisce per incidere negativamente sull’esperienza complessiva. È possibile ignorare quest e attività secondarie, ma così facendo si rischia di arrivare impreparati contro determinati boss, con equipaggiamento o livello non adeguati. Un vero peccato, perché mantenendo la formula classica della serie staremmo probabilmente parlando di uno dei migliori capitoli in assoluto.
Così com’è, Nioh 3 resta un ottimo titolo che perfeziona ulteriormente il gameplay già affinato in Wo Long e Rise of the Rōnin, ma che inciampa in scelte strutturali discutibili.

Good

Longevità elevata...
L’open field è un’idea interessante...
Storia interessante, ma niente di più
Gameplay tra i migliori del genere
Introduzione dei due stili riuscita

Bad

… forse anche troppo
… ma eccessivamente dispersiva
Riciclo dei nemici elevato
Alcuni problemi tecnici in diverse aree
8.5
PEM-PEM

Sviluppatore: Team NINJA, KOEI TECMO Games
Distributore: KOEI TECMO
Data di uscita: 6 febbraio 2026
Genere: GDR, azione
PEGI: 18+
Piattaforme: PS5, PC

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