

È passato molto tempo dall’ultimo capitolo della serie Ninja Gaiden, con l’ultimo episodio numerato (tanto criticato) pubblicato in Occidente nel 2012. Con un’eredità da riscattare e molto da dimostrare, Ninja Gaiden 4 riemerge oltre un decennio dopo per dimostrare che è cambiato. L’abile collaborazione tra PlatinumGames e Team Ninja contribuisce enormemente a garantire che Ninja Gaiden 4 sia finalmente un action moderno e spettacolare, anche se la sua ostinazione nel mantenere alcune delle scelte di design più controverse della serie risulta talvolta spiazzante, ma resta divertente, rapido, aggressivo [quasi sempre nel modo giusto N.d.R.], e se amate litri di sangue digitali, preparatevi a un bagno olimpionico interamente tinto di rosso.
Ninja Gaiden 4 introduce il sanguinario debutto di Yakumo, nuovo protagonista del clan Raven: all’apparenza un giovane dal cuore nobile, ma con un lato oscuro evidente. Se il clan Dragon di Ryu Hayabusa, eroe storico della serie, è noto per difendere l’umanità sconfiggendo più volte il Drago Oscuro, il clan Raven opera nell’ombra, pur inseguendo obiettivi altrettanto “nobili”. Yakumo è convinto che l’unico modo per sconfiggere definitivamente il Drago Oscuro sia compiere una profezia uccidendo una sacerdotessa, ma prima che possa farlo, viene persuaso che la realtà è più complessa. Ne nasce una corsa tra sigilli da infrangere per risvegliare il Drago Oscuro con l’obiettivo, questa volta, di eliminarlo per sempre. La trama è basilare e prevedibile, ma è un ottimo pretesto per iniziare a massacrare nemici. È interessante notare che anche Ryu ha un ruolo chiave nella storia, pur restando nell’ombra per quasi tutta l’avventura. Fa stranissimo vederlo non intervenire mentre Yakumo elimina centinaia di soldati dell’Ordine del Divino Drago, presumibilmente alleati di Ryu, senza che nessuno se ne preoccupi. Il grosso dei chiarimenti arriva solo verso la conclusione, mentre tanti dettagli minori restano sullo sfondo. Anche Ayane ritorna, quasi solo per ricordarci che la fisica del seno è ancora perfettamente funzionante, salvo poi svanire rapidamente tra i fumi di una bomba ninja.
Ci aspettano centinaia di nemici pieni di sangue… e il nostro compito è far sì che quel sangue finisca fuori dal loro corpo. Qui il gioco raggiunge l’eccellenza, con PlatinumGames che dona a Yakumo la stessa frenesia coreografata vista nei migliori character action. Certo, alcune combo e animazioni sono talmente familiari da sembrare riciclate da vecchi Ninja Gaiden (Izuna drop compreso), ma le novità bastano a differenziarlo da un semplice clone emo di Ryu. La meccanica chiave è il Bloodraven, attivabile in qualsiasi momento con il grilletto sinistro: l’arma si trasforma in una letale variante eterea capace di spezzare guardie e interrompere attacchi devastanti. Si può usare anche per contrattacchi perfetti o durante momenti scriptati, consumando una barra che si ricarica in modo generoso. Si ottengono nuove armi man mano che si prosegue, tutte estremamente diverse tra loro, mescolando attacchi leggeri, pesanti e Bloodraven. L’azione perpetua l’intramontabile tradizione di Ninja Gaiden: uno spettatore casuale dove non si capirà mai cosa succede su schermo, ma noi sappiamo bene cosa stiamo facendo mentre premiamo pulsanti come forsennati. Torna anche la meccanica derivata da Ninja Gaiden II, ossia amputare arti per esporre l’avversario a finisher istantanei, realizzati con un numero sconcertante di animazioni brutali e diverse tra loro. Il ritmo è fenomenale, le animazioni sfiorano la danza macabra, e la violenza scenografica è spinta a livelli da culto. Tornano anche le combo “ultimate” caricabili, e una delle armi, un bastone Bo che diventa un martello gigantesco in modalità Bloodraven, ha una "definitiva" così lunga che potremmo attivarla, alzarci, farci un caffè e tornare mentre la combo ancora continua. Un capolavoro. Qualcuno dirà che la struttura hack and slash non si evolve abbastanza, ma possiamo affermare che è la più solida, reattiva e appagante mai realizzata per la serie.
Ciò che invece delude ancora è il level design: livelli visivamente spogli, lineari, poco vivi, con pochi rami opzionali e quasi nulla da fare oltre a uccidere tutto ciò che si muove. Tentano di alleggerire con sezioni platform [persino con grinding alla Ratchet & Clank N.d.R.], ma sono talmente automatiche da risultare ornamentali. Peggio ancora, verso la fine si riciclano ambienti e boss senza vergogna, un difetto storico della serie che qui persiste senza alcuna giustificazione. Si può persino correre oltre i nemici e ignorarli del tutto, ma il feeling del combattimento è talmente soddisfacente che raramente lo farete. Le prestazioni sono buone, e la telecamera, pur non perfetta, collabora più del previsto, tranne quando decide di rendere nemici e oggetti semitrasparenti in primo piano con un effetto visivo fastidioso e invasivo. L’idea era evitare coperture visive, ma così facendo si ottiene spesso un caos peggiore. Sul fronte difficoltà, Ninja Gaiden 4 finalmente ritrova un pizzico della ferocia del primo capitolo: il livello normale è ben calibrato e spinge a usare ogni risorsa del proprio kit, con un buon equilibrio tra aggressività e controllo del caos. I boss però al normale risultano un po’ deludenti, e i livelli di difficoltà superiori sembrano basarsi più su danni aumentati che su IA più evolute. Una vera modalità punitiva stratificata sarebbe stata preferibile, ma per i fanatici dell’autoflagellazione ci sono comunque opzioni ancora più estreme post-credits.
Affidare Ninja Gaiden a PlatinumGames è stata una scelta logica, e il contributo del team sul piano del combat system è straordinario. La vastità di combo sperimentabili, la varietà e bellezza delle armi e la genialità del Bloodraven rendono ogni scontro iper-cinetico e memorabile. Peccato per un level design pigro, boss riciclati e qualche “fantasma del passato” che sarebbe stato meglio lasciare indietro, ma nel complesso Ninja Gaiden 4 è un action solido, spettacolare e degno, finalmente, del suo nome.
Il codice ci è stato fornito da Xbox Italia per Xbox Series X.

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