

A cinque anni di distanza da Marsupilami: Hoobadventure, Ocellus Studio torna nel coloratissimo universo creato da André Franquin con Marsupilami 2: Salsa Palombia, un secondo capitolo che dimostra fin dai primi livelli una consapevolezza decisamente maggiore rispetto al predecessore.
Il primo episodio era già riuscito a costruire un platform solido, divertente e artisticamente molto piacevole, ma presentava alcune limitazioni evidenti. Tra queste spiccavano soprattutto una durata piuttosto contenuta, una struttura fortemente lineare e tre protagonisti che, al di là dell'aspetto estetico, risultavano praticamente identici da utilizzare. Salsa Palombia interviene direttamente su molti di questi elementi e il risultato è un'avventura più varia, ambiziosa e rifinita. Il team dimostra ancora una volta un amore sincero per il genere platform, confezionando alcuni livelli davvero eccellenti e introducendo finalmente differenze concrete tra Twister, Hope e Punch.
Rimane però una sensazione difficile da ignorare: Marsupilami 2 è un ottimo platform ambientato nel mondo dei Marsupilami, ma non sempre riesce a essere un vero prodotto del brand. Quindi cosa significa? Questi passi avanti sono stati fatti o è tutto colore e niente salsa? Beh, non vi resta che armarvi della vostra papaya migliore e scoprirlo con noi!
Una delle novità più importanti rispetto al primo capitolo riguarda proprio i tre protagonisti. Se in Hoobadventure scegliere Twister, Hope o Punch era principalmente una questione estetica, questa volta ogni Marsupilami possiede una capacità specifica che influisce concretamente sul modo di affrontare i livelli. Twister può sfruttare uno scatto aereo seguito da una planata, diventando rapidamente il personaggio più agile e piacevole da utilizzare; Hope può invece effettuare un doppio salto e sfruttare i nemici infestati come trampolino; infine Punch può trasformarsi in una sorta di palla rimbalzante, superando ostacoli e sezioni pensate appositamente per la sua abilità. Ogni livello mette a disposizione soltanto due dei tre protagonisti ed è possibile passare istantaneamente dall'uno all'altro. Una soluzione semplice ma efficace, che consente al level design di costruire sezioni specifiche in base alle capacità della coppia selezionata.
Il miglioramento di Marsupilami 2 è netto, anche se il trio non risulta perfettamente bilanciato. Twister è senza dubbio il personaggio che abbiamo utilizzato più volentieri, grazie alla maggiore velocità e libertà di movimento, mentre Hope trova comunque il proprio spazio. Punch, al contrario, è quello che ci ha convinti meno. La sua abilità funziona quando il livello ne richiede esplicitamente l'uso, ma al di fuori di quelle situazioni risulta meno naturale e, soprattutto, meno divertente rispetto agli altri due protagonisti.

Se c'è un aspetto in cui Marsupilami 2: Salsa Palombia brilla davvero è il level design. Gli stage sono più elaborati, interconnessi e creativi rispetto a quelli del predecessore, alternando continuamente nuove idee senza perdere la solidità della componente platform. Il titolo gioca con profondità, prospettiva, ritmo e struttura degli scenari, proponendo sezioni capaci di cambiare completamente approccio nell'arco di pochi minuti.
Ci sono momenti più tradizionali, altri costruiti attorno alle abilità dei protagonisti e altri ancora che modificano l'inquadratura o sfruttano la tridimensionalità degli ambienti. Il risultato è un'avventura che difficilmente si adagia su una singola idea e che trova nuovi modi per mettere alla prova il giocatore. È proprio qui che emerge più chiaramente la maturazione di Ocellus Studio. Il primo Hoobadventure aveva già mostrato ottime fondamenta, ma Salsa Palombia le amplia in modo ancora più ricco e consapevole.
Il gameplay fila generalmente liscio e la risposta ai comandi rimane ottima, anche se non manca qualche piccola sporcatura. In determinate situazioni, piroette, rimbalzi e salti più complessi non risultano perfettamente controllabili e può capitare di subire qualche danno a seguito di collisioni impreviste. Non parliamo di problemi abbastanza frequenti da compromettere l'esperienza, ma sono imperfezioni che si fanno notare proprio perché inserite all'interno di un sistema di movimento altrimenti estremamente solido.
Anche la struttura della progressione riprende quanto visto nel primo episodio. Completare un livello permette di proseguire verso quello successivo e, parallelamente, di aprire nuove diramazioni, sfide e attività secondarie. Il vero problema nasce dalla quantità di frutti e di note musicali richiesta per accedere ad alcuni di questi contenuti. Esplorare gli stage, cercare segreti e raccogliere tutto ciò che si incontra lungo il percorso è parte naturale dell'esperienza, ma Salsa Palombia finisce per spingere un po' troppo in questa direzione. Non è difficile arrivare a un punto in cui bisogna tornare sui propri passi e rigiocare livelli già completati soltanto per accumulare abbastanza frutti.
La nostra partita su Playstation 5 si è conclusa in circa cinque ore, una durata non troppo distante da quella del predecessore. Il problema non risiede necessariamente nel numero in sé, bensì nel modo in cui una parte di quel tempo viene occupata: la richiesta elevata di frutta e note finisce per appesantire la progressione invece di arricchirla davvero.
Ben diversa è invece la Salsa Mode, che rappresenta una naturale evoluzione delle sfide già presenti in Hoobadventure. Dopo aver completato uno stage è possibile affrontarlo nuovamente in una modalità orientata alla sfida, in cui velocità, conoscenza del percorso, raccolta della frutta e mantenimento dei moltiplicatori diventano fondamentali. È un contenuto pensato soprattutto per chi ama mettere alla prova la propria padronanza dei platform e migliorare progressivamente le proprie prestazioni. In questo caso il riutilizzo dei livelli funziona proprio perché nasce come sfida volontaria e non come requisito imposto dalla progressione.
La musica rappresenta il tema centrale dell'avventura e viene sfruttata anche all'interno della progressione narrativa, che porta i protagonisti a recuperare i pezzi di un disco in vinile. Anche i quattro boss mummia riprendono questa identità musicale e, almeno dal punto di vista estetico, si inseriscono molto bene nell'atmosfera generale.
Il problema è che gli scontri non mostrano la stessa creatività dei livelli tradizionali. Dopo aver attraversato stage capaci di proporre continuamente nuove idee e situazioni, arrivare davanti a boss molto più convenzionali lascia inevitabilmente un po' di amaro in bocca. Non sono scontri mal realizzati e intrattengono comunque, ma sembrano quasi appartenere a un gioco meno ispirato rispetto a quello affrontato fino a pochi minuti prima. È probabilmente uno dei contrasti più evidenti dell'intera esperienza: il level design sorprende spesso, mentre i boss si limitano a fare il proprio dovere.
Sul fronte artistico, invece, è tutt’altra storia. Se Hoobadventure aveva già convinto, Marsupilami 2: Salsa Palombia compie un ulteriore passo avanti. La direzione artistica è splendida, estremamente colorata e ricca di piccoli dettagli. Gli scenari sfruttano appieno la profondità e gli elementi tridimensionali, mentre il continuo cambio di ambientazione consente al titolo di mantenere una notevole varietà visiva. Anche i Dojo sono particolarmente riusciti e adottano uno stile basato sulle silhouette, che regala alcuni tra i momenti esteticamente più riconoscibili del gioco.
Tutta questa ricchezza, però, comporta un piccolo problema di leggibilità. In alcune sezioni gli elementi tridimensionali, i colori molto accesi e la quantità di oggetti presenti a schermo rendono più difficile distinguere immediatamente piattaforme, ostacoli e sfondo. Nulla di realmente invalidante, ma in determinati momenti si finisce per incrociare gli occhi nel tentativo di seguire gli stimoli visivi.
La stessa cosa accade giocando in cooperativa locale, una modalità estremamente divertente che permette a due persone di affrontare insieme l'avventura utilizzando contemporaneamente i protagonisti disponibili nello stage. Aggiungere un secondo giocatore rende inevitabilmente la schermata ancora più caotica, ma resta comunque un'aggiunta che abbiamo molto apprezzato.
Un altro evidente miglioramento rispetto al primo capitolo riguarda il comparto sonoro. La colonna sonora di Hoobadventure funzionava, ma risultava fin troppo vicina alle atmosfere di altri grandi esponenti del genere. Questa volta la componente musicale possiede una personalità molto più marcata. Le tracce sono catchy, energiche e perfettamente integrate nel tema di Salsa Palombia, riuscendo ad accompagnare tanto le sezioni più tranquille, quanto quelle maggiormente ritmate. La Salsa Mode sfrutta ulteriormente questo elemento, trasformando la musica in parte integrante della sensazione di velocità e progressione della sfida. Insomma, questa volta la Salsa Palombia si sente davvero nel cuore.
Abbiamo parlato del gioco vero e proprio, ma manca un piccolo appunto prima di chiudere questa recensione. Così come il primo capitolo, anche in questo caso siamo incappati in un limite concettuale che, se meglio sfruttato, potrebbe far davvero brillare l’esperienza. Ocellus Studio ha costruito un videogioco migliore praticamente sotto ogni aspetto rispetto al predecessore. Eppure manca ancora qualcosa. Twister, Hope e Punch sono al centro dell'avventura, ma troppo spesso sembra che siano stati semplicemente inseriti in un ottimo platform generico. Il mondo che li circonda potrebbe appartenere a molte altre mascotte senza richiedere cambiamenti sostanziali. Per un gioco basato su un franchise dalla storia e dall'identità così riconoscibili, è un'occasione parzialmente sprecata. Salsa Palombia migliora quindi moltissimo il videogioco, ma non altrettanto il modo in cui viene utilizzato Marsupilami.

Marsupilami 2: Salsa Palombia è un sequel nettamente più consapevole rispetto a Hoobadventure. Il nuovo capitolo corregge molte delle criticità del predecessore, differenziando finalmente i tre protagonisti e costruendo attorno a loro un level design eccellente, creativo e capace di proporre continuamente nuove situazioni. La splendida direzione artistica, una colonna sonora decisamente più personale e la buona Salsa Mode completano un pacchetto che conferma la solidità del lavoro svolto nel genere platform.
Rimangono però alcuni limiti importanti. La progressione legata alla raccolta di grandi quantità di frutta e note tende ad allungare artificialmente un'avventura ancora piuttosto breve, i boss non raggiungono la qualità degli stage normali e alcune piccole imprecisioni nel moveset impediscono al gameplay di essere completamente impeccabile. Soprattutto, continua a mancare quella forte identità capace di rendere questa avventura qualcosa che possa esistere soltanto nell'universo di Marsupilami.
Ocellus Studio ha ormai dimostrato di saper realizzare un prodotto di buon livello. Per un eventuale terzo capitolo manca soltanto l'ultimo grande passo: trasformarlo in un ottimo platform che sia davvero, inequivocabilmente, Marsupilami.

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