

A ventitré anni dal debutto, la saga di Mafia torna a far parlare di sé con Mafia: The Old Country, conosciuto in Italia come Terra Madre. Dopo l’esordio memorabile di The City of Lost Heaven, il buon seguito di Mafia II e il passo falso di Mafia III, Hangar 13 decide di tornare alle radici, cercando di riaccendere quella scintilla che aveva conquistato critica e pubblico nei primi due capitoli. Questa volta il team ceco-californiano punta su una formula più lineare, abbandonando l’open world e scegliendo un’ambientazione tanto affascinante quanto impegnativa: la Sicilia dei primi anni del ’900. Il tutto arricchito da un elemento inedito e di grande valore per i giocatori italiani – e in particolare siciliani – ovvero un doppiaggio interamente in dialetto siciliano, realizzato con il supporto di Stormind Games, che ha curato la consulenza artistica e linguistica. Dopo aver passato il nostro week-end con la compagnia di Don Torrisi e il buon Enzo, siamo pronti a parlarvi di Mafia: Terra Madre nella nostra recensione.
In Terra Madre vestiamo i panni di Enzo Favara, un giovane minatore con il sogno di emigrare in America, sogno condiviso con l’amico Gaetano. Un destino beffardo, però, lo costringe a lasciare la miniera di Collezolfo e a rifugiarsi sotto la protezione di Don Bernardo Torrisi, capo di una potente famiglia mafiosa locale. Da semplice “caruso” Enzo intraprende un percorso di ascesa nella gerarchia criminale, tra riscossioni, regolamenti di conti e intrighi che si dipanano in quattordici capitoli, per un totale di circa dodici ore di gioco.
La narrazione si distingue per l’attenzione al contesto socio-culturale siciliano dell’epoca. Hangar 13 ha studiato con cura riti come la punciuta (rito di iniziazione per i membri di Cosa Nostra), figure di potere come il capofamiglia e dinamiche di rapporti tra clan e nobiltà locale. Don Torrisi, in particolare, rompe lo stereotipo del mafioso elegante e distaccato: è un capo che non teme di sporcarsi le mani, forgiato dal lavoro e da accordi di convenienza con l’aristocrazia, come quello con il Barone Fontanella per il controllo delle terre. I comprimari, da Isabella – figlia di Don Torrisi – a Cesare e Luca, sono caratterizzati con attenzione, pur con qualche oscillazione nella scrittura, ma nel complesso restituiscono una galleria di figure vive e credibili.
La scelta di abbandonare l’open world, mantenendo solo alcune aree esplorabili per collezionabili e attività marginali, è coraggiosa, ma funzionale. Terra Madre privilegia un’impostazione lineare in stile Uncharted, che evita dispersioni e offre un ritmo narrativo più compatto. Questo approccio, unito a un prezzo di lancio inferiore rispetto al classico AAA, propone un’esperienza più focalizzata, lontana dalle mappe sovraccariche di segnalini tipiche di molti titoli moderni.
La sceneggiatura si concentra su temi come libertà, autodeterminazione e sacrificio per l’onore, senza indulgere in lungaggini inutili. La rappresentazione della criminalità organizzata non è mai idealizzata: il gioco restituisce un ritratto duro e realistico della vita sotto il dominio mafioso, in un’epoca in cui i codici d’onore avevano ancora un peso. È una storia che, pur senza rivoluzionare il genere, riesce a distinguersi per autenticità e coerenza con il contesto.
Dal punto di vista ludico, Terra Madre eredita il ritmo e la struttura del primo Mafia, arricchendoli con qualche elemento di scelta: in alcune missioni è possibile optare per un approccio diretto o stealth, sfruttando percorsi alternativi e nascondendo i corpi per evitare allarmi. Le armi sono riprodotte con fedeltà in peso, rinculo e resa sonora, con un lavoro particolarmente apprezzabile sull’audio che cambia in base all’ambiente – più corposo all’aperto, ovattato dietro una vetrata. Il feeling degli scontri a fuoco è solido, ma il mirino poco preciso e l’intelligenza artificiale deludente riducono la sfida. Nemici poco reattivi, coni visivi ridotti e comportamenti incoerenti, uniti a compagni poco utili in combattimento, penalizzano la tensione delle missioni.
Più riusciti, almeno nelle prime ore, i duelli all’arma bianca con coltelli tipici del folklore siciliano, in cui bisogna leggere i pattern degli avversari e alternare parry e schivate. Tuttavia, la ripetitività degli scontri finisce per smorzarne l’interesse, rendendo queste sezioni meno incisive di quanto avrebbero potuto essere.
Se la componente narrativa e il gameplay mostrano alti e bassi, l’ambientazione è senza dubbio uno dei punti di forza del gioco. La Sicilia di Terra Madre è viva, autentica, riconoscibile in ogni dettaglio. Borghi come San Celeste, con le loro scalinate, vicoli stretti e piazze assolate, restituiscono un senso di appartenenza e verosimiglianza raro. Merito anche di Stormind Games, la cui consulenza ha contribuito a riprodurre fedelmente architetture, usi e costumi.
Il sistema di guida, tra auto d’epoca e cavalli, riprende quello classico della serie. Tuttavia, l’interazione con l’ambiente è limitata: i cittadini e gli elementi dello scenario restano perlopiù decorativi, eccezion fatta per la modalità Esplora, che consente di visitare liberamente alcune aree per raccogliere collezionabili.
Sul fronte tecnico, Terra Madre sfrutta l’Unreal Engine 5 con risultati contrastanti. Su PlayStation 5, la modalità Qualità offre modelli dettagliati e una resa ottimale a 30 FPS, mentre la modalità Prestazioni punta ai 60 FPS sacrificando texture e definizione, soprattutto per i personaggi secondari. Problemi di pop-in e caricamento tardivo delle texture nei primi piani, uniti a qualche glitch visivo, ne minano la pulizia complessiva.
Il doppiaggio in siciliano è una delle scelte più audaci e riuscite dell’intero progetto. Le voci, prevalentemente di area palermitana, ma contaminate da inflessioni di varie zone dell’isola, restituiscono una verità e una profondità impossibili da replicare in altre lingue. Espressioni dialettali e modi di dire sono resi con estrema cura, contribuendo a un’immersione totale. Per chi comprende il dialetto, l’effetto è straordinario; per tutti gli altri, rappresenta comunque un valore aggiunto in termini di atmosfera e autenticità.
Mafia: Terra Madre è un titolo che, pur con difetti evidenti, riesce a lasciare il segno. La scelta di tornare a una formula lineare, il radicamento nel contesto storico siciliano e il coraggio di proporre un doppiaggio in dialetto ne fanno un’esperienza unica, lontana dai canoni attuali del mercato. I problemi tecnici, l’IA poco convincente e la ripetitività di alcune meccaniche impediscono al gioco di esprimere tutto il suo potenziale, ma non ne compromettono l’impatto complessivo.
Per chi ama la saga, Terra Madre rappresenta un ritorno alle origini con una forte identità, capace di regalare momenti memorabili e di distinguersi per atmosfera e coerenza narrativa. Non è perfetto, ma è sincero, radicato e coraggioso: qualità sempre più rare nel panorama videoludico odierno.

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