

Pongiornissimo, apprendisti maghi (e non) della Tribù! Eccoci tornati su queste pagine per una recensione tutta nuova, dove faremo anche questa volta un salto alla scoperta di un nuovo titolo per Nintendo Switch.
Grazie ai nostri amici di Reef Entertainment, ho infatti avuto modo di trascorrere una buona dose di ore in compagnia di Mado Monogatari: Fia and the Wondrous Academy, il nuovo titolo di Idea Factory International (e tanti altri), che riporta in auge una saga storica che probabilmente non sono in tanti a conoscere, e che non si faceva vedere da un bel po’ di tempo, sia sulla console Nintendo che su PlayStation 5 e 4. Indossiamo il nostro fedele cappello e teniamo sotto braccio il nostro fidato grimorio, è tempo di andare alla scoperta di questa magica avventura!
Come ci piace fare da queste parti, prima di lanciarci nella vera e propria analisi di Fia and the Wondrous Academy, ci sembra giusto capire un attimo che cosa sia Mado Monogatari. Questa saga, creata da Compile (compagnia antenata di Compile Heart) nel 1990 e conosciuta in America con il titolo di Sorcery Saga, narrava le avventure di una giovanissima strega, Arle Nadja, impegnata ad affrontare ardue sfide per completare i suoi studi nell’arte della magia. Nel corso delle sue peripezie, la ragazza si trovava a fronteggiare temibili mostri all’interno di una torre e altri percorsi labirintici, da cui deriva l’ostico sottogenere di cui fa parte questa serie, ovvero quello dei giochi di ruolo dungeon crawl, fino ad arrivare a vedersela con lo stesso Satana [stranamente, fuori dal Giappone, il suo nome NON è stato mantenuto tale N.d.R.]... suo spasimante!


Dal tono sì colorato e comico, ma non per forza estraneo a momenti piuttosto cupi, Mado Monogatari è rimasta una saga piuttosto di nicchia, relegata anzi a divenire perlopiù uno sfondo a una serie da essa derivata, ovvero quella di Puyo Puyo. I celebri Puyo, infatti, altro non sono che i nemici base presenti in questi GDR [un po’ come i Goomba di Mario o gli Slime di Dragon Quest N.d.R.], che sono però diventati protagonisti della fortunata serie puzzle prodotta da SEGA, con molte decine di capitoli e fan sul groppone!
Un destino un po’ beffardo, insomma, visto e considerato che dopo i vari titoli (tra porting e remake) usciti fino ai primi del 2000, il franchise ha visto un nuovo gioco principale uscire solo nel 2014. A distanza di più di dieci anni, dunque, Mado Monogatari: Fia and the Wondrous Academy si piazza come episodio di (possibile) rinascita di questa saga.


Fia and the Wondrous Academy accoglie i suoi giocatori in un mondo fantasy, tra il familiare e l’inedito, in cui si fa la conoscenza di, appunto, Fia, una maga in erba dalla spiccata fortuna [vista qui come un qualcosa a metà strada tra arte e talento N.d.R.]. Solare e determinata, la giovane vuole seguire le orme di sua nonna e decide di entrare a far parte dell'accademia dove si insegnano le branche della magia. Nei primi giorni conosce un gruppo di “studenti problematici” e viene inserita in una classe che ha tanto da dimostrare al resto della scuola, professori in primis. A noi ora il compito di assisterla nello studio della magia, tra lezioni e prove sul campo, dove si andranno a esplorare ovviamente dei dungeon. L’antico istituto nasconde poi diversi segreti… ed è a noi che toccherà fare luce sulle diverse questioni, aumentando intanto le nostre conoscenze!


Di per sé, la trama del gioco non è malvagia, anche se spesso ci è sembrata perdersi un po’ in se stessa, soprattutto per certe scelte narrative tra il telefonato e l’inconcludente. Il vero cuore narrativo di questo Mado Monogatari sono però i suoi personaggi, una serie di macchiette che non smettono praticamente mai di avere interazioni assurdamente comiche, che donano al mondo di gioco un colore molto fanciullesco, spensierato. Fia e compagni sono ragazzini che si stanno godendo giornate tra i banchi e come tali vengono dipinti, persi a volte in questioni banali e battibecchi, ma sempre pronti a darsi una mano.
Insomma, il tono del titolo potrebbe non sposarsi bene coi gusti di alcuni giocatori [anche per gli standard dei GDR di produzione nipponica N.d.R.], ma, al contempo, ci è parso molto coerente e in grado di dare spazio anche a qualche scena più seria.
Ma come si comporta quindi questo nuovo titolo della serie in fatto di gameplay? Diciamo che il discorso va affrontato partendo dalle basi.
Solitamente, i giochi dungeon crawl si basano su una formula piuttosto ben definita: ci si prepara per la spedizione, si entra in un labirinto con pochi strumenti e/o un numero limitato di spazi per conservarli, ci si ritira tornando alla base raggiunto un punto troppo difficile o l’obiettivo prestabilito e, infine, si diventa più forti grazie alle risorse guadagnate. È un ciclo di gioco semplice ed efficace, e, se eseguito bene, anche piuttosto sfidante e appagante. Su questo fronte, però, Fia and the Wondrous Academy lascia un po' a desiderare, dato che dopo non troppe ore si inizia a notare una certa ripetitività di fondo, per via anche dei dungeon che, seppur variegati, alla fine non modificano troppo il gameplay.


I combattimenti in tempo reale sono poi gestiti da un sistema da GDR d’azione non sufficientemente stratificato; in piccole arene separate dai livelli labirintici, si ha il controllo di Fia per concatenare magie legate a cinque possibili elementi per ottenere effetti bonus e sconfiggere gruppi di mostri. Tenere traccia di cosa stanno facendo alleati e nemici risulta a volte difficile e, a parte rari casi, le battaglie sono troppo brevi per diventare un vero punto di forza. Capita anzi che ci si senta spinti a volerle evitare [cosa che non ha controindicazioni meccaniche, da quel che mi è parso N.d.R.].
Le missioni, d’altro canto, fanno il loro per aggiungere obiettivi bonus carini, ma, dato il molto backtracking, ci siamo resi conto di come sia meglio accumularle per farne il maggior numero possibile in una spedizione sola. Un po’ un’occasione mancata…


Un po’ come per i propri personaggi, è negli ambiti artistici che le peripezie di Fia e compagni tornano a brillare. La direzione artistica e il comparto grafico sono ottimi per supportare il senso spensierato e da cartone animato comico delle loro avventure, con modelli semplici, ma carini, e ritratti animati carismatici in stile visual novel. Inoltre, un dettaglio molto apprezzabile è come alcune comparse specifiche siano state affidate a disegnatori di spicco e risultino assai riconoscibili nel loro stile senza stonare a livello generale [Miyu in primis N.d.R.].
A braccetto possiamo citare il comparto sonoro, che ci è piaciuto molto sia per quanto riguarda il doppiaggio (giapponese) che le musiche. Queste ultime, in particolare, sono estremamente orecchiabili e, benché ci sia il rischio di sentirle per non certo poco tempo, ci mettono molto a stancare.


Malgrado qualche sbavatura di cui sopra, il vero tallone d’Achille di questo Mado Monogatari pensiamo sia il comparto tecnico. E non diciamo questo perché il gioco ci abbia dato particolari problemi, anzi, non si sono presentati blocchi o glitch, ma per come sono stati gestiti proprio a livello tecnico diversi aspetti del gioco stesso (tra menu, interfacce e simili). PNG con cui non è possibile parlare reattivamente, una scuola un po’ macchinosa da navigare per via delle troppe schermate da attraversare e comandi che, a volte, sembrano fare cilecca, il gioco sembra non voler venire incontro al giocatore per rendergli la vita più semplice, anche dopo numerose ore di gioco.
A questo va aggiunto un calo di frame in alcuni dungeon più avanzati, dove la nostra console faceva fatica a gestire il movimento della telecamera per via dei molti elementi incontrati.
Come di consueto, il tempo delle chiacchiere sta per giungere al termine ed è ora di tirare le somme sul titolo di oggi. Mado Monogatari: Fia and the Wondrous Academy, che ricordiamo essere il lavoro congiunto di ben tre case di sviluppo, ovvero Idea Factory, Compile Heart e STING, ci ha tenuti impegnati per una quarantina di ore. Nel corso dei suoi sette capitoli principali, il titolo si perde un po’, questo è innegabile, e sinceramente a volte ci è parso non poco tedioso dover rivisitare determinati dungeon con incentivi scarsi se non quelli dati dalla sola storia… Ciononostante, pensiamo davvero che, con le sue pecche, questo gioco abbia comunque scavato un posticino nel nostro cuore grazie alle sue musiche e alla sua simpatica banda di scapestrati [Leena su tutti N.d.R.].
Consigliamo Fia and the Wondrous Academy a qualcuno? Sicuramente a chi conosce la saga ed è curioso di vedere come gli sviluppatori abbiano cercato di fissare un nuovo punto di partenza per il franchise. Questo capitolo della serie è infatti ricco di piccoli riferimenti, rimandi e chicche legati a molti elementi presenti nelle altre opere. Certo, ci sono anche diverse note stonate, ma non abbiamo dubbi che gli appassionati del genere potranno trovare pane [o, come è giusto dire in questo caso, curry N.d.R.] per i loro denti passando sopra alle incertezze del titolo.

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