recensione

Lumentale: Memories of Trey

Un team italiano alla conquista di Game Freak

Pubblicato il 1 Giugno 2026 alle ore 13:14
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Negli ultimi anni il genere dei monster collector è tornato a vivere una seconda giovinezza. Mentre Pokémon continua a dominare il mercato, numerosi studi indipendenti hanno cercato di reinterpretare la formula con idee differenti, spesso riuscendo anche a superare Game Freak sotto alcuni aspetti. In questo panorama si inserisce Lumentale: Memories of Trey, progetto sviluppato dagli italiani di Beehive Studios insieme a Team17, nato dall’esperienza accumulata dal team con Xenoverse: Per Aspera Ad Astra, una delle hackrom più amate della community Pokémon italiana.

L’obiettivo di Lumentale è chiaro fin dai primi minuti: prendere la classica struttura dei monster collector e provare a darle una personalità più marcata, soprattutto attraverso il world building e un combat system più tattico rispetto alla media del genere. Il risultato finale è un titolo pieno di idee interessanti, capace di lasciare il segno in diversi momenti, ma che allo stesso tempo mostra alcune incertezze strutturali che impediscono al gioco di compiere il salto definitivo.

Dai partiamo tutti insieme...

La prima cosa che colpisce è il mondo di Talea, probabilmente il vero protagonista dell’intera produzione. In Lumentale vestiamo i panni di Trey, un ragazzo-cyborg privo di memoria che viene introdotto all’universo dei Lumen, allenatori capaci di utilizzare creature chiamate Animon attraverso speciali strumenti tecnologici. L’intera regione è divisa tra Logos e Mythos, due territori opposti sia culturalmente che ideologicamente. Da una parte troviamo l’avanzamento tecnologico e le grandi città moderne, dall’altra il mantenimento delle tradizioni e un approccio molto più spirituale alla vita quotidiana.
La scelta di ispirarsi apertamente all’Italia funziona sorprendentemente bene e dona personalità all’intera ambientazione. Le due regioni hanno una voce narrativa distinta, che si riflette non solo nell’estetica, ma anche nel ritmo con cui la storia di ognuna si sviluppa. Alcune città sono davvero splendide da esplorare e rappresentano probabilmente alcune delle migliori ambientazioni viste negli ultimi anni all’interno di un monster collector.

Il problema emerge però quando il gioco prova a trasformare questa lore in una narrativa davvero memorabile. La struttura della storia tende spesso a ripetersi, seguendo uno schema molto rigido fatto di nuove città, problemi locali da risolvere e boss da affrontare. Trey e gran parte del cast faticano a lasciare il segno e, nonostante alcune buone idee legate alla divisione tra le due regioni, la scrittura cade spesso in trope piuttosto prevedibili.
Esistono anche alcune scelte narrative che teoricamente dovrebbero modificare il corso dell’avventura, ma nella pratica il loro impatto è piuttosto limitato. Questo rende il sistema di decisioni meno importante di quanto il gioco voglia far credere, soprattutto considerando che gran parte della progressione rimane sostanzialmente invariata.

... per un grande Animon Tour!

Dove invece Lumentale riesce davvero a distinguersi è nel gameplay. Pur mantenendo le classiche basi del genere, cattura delle creature, debolezze elementali e costruzione della squadra, il gioco introduce alcune meccaniche che rendono i combattimenti molto più strategici rispetto a tanti concorrenti.
Gli scontri possono arrivare fino al 4 vs. 4 contemporaneamente e tutto ruota attorno alla gestione degli SP, una risorsa condivisa dall’intera squadra utilizzata per eseguire le abilità. Ogni attacco consuma un quantitativo variabile di SP e questo costringe il giocatore a pianificare attentamente i turni, soprattutto negli scontri più avanzati. La possibilità di recuperare risorse passando il turno o utilizzando oggetti aggiunge un ulteriore livello tattico che funziona molto bene nelle prime decine di ore.

Anche il sistema legato alle emozioni degli Animon rappresenta una buona idea. Ogni creatura è associata non solo a un elemento ma anche a un’emozione specifica, caratteristica che permette di potenziare determinate abilità attraverso la Sincronizzazione. Individuando le debolezze nemiche si accumulano punti TP che possono essere utilizzati per sferrare attacchi particolarmente potenti e ribaltare rapidamente uno scontro.
Il combat system riesce quindi a offrire una profondità sorprendente, almeno fino a metà avventura. Col passare delle ore, però, il bilanciamento inizia a mostrare alcuni limiti evidenti. Alcuni combattimenti risultano inspiegabilmente difficili, mentre altri vengono completamente distrutti dall’uso delle abilità ad area, che permettono di eliminare intere squadre nemiche nel giro di pochi turni. Una volta compreso come sfruttare al meglio certe meccaniche, la difficoltà cala drasticamente e il rischio game over diventa sempre più raro.

Anche sul piano artistico Lumentale convince parecchio. Il design degli Animon è eccellente e rappresenta uno degli elementi migliori dell’intera produzione. Ogni creatura porta con sé un’identità visiva precisa, costruita attorno all’ambiente e alla cultura della zona in cui è stata incontrata. Le varianti regionali aggiungono un ulteriore livello di coerenza interna al roster, con linee evolutive che cambiano a seconda del contesto geografico e culturale.
La colonna sonora accompagna bene l’avventura, pur senza lasciare tracce davvero memorabili. Alcuni brani riescono a valorizzare perfettamente l’atmosfera delle città e delle battaglie principali, mentre altri risultano più anonimi. Rimane comunque un accompagnamento sonoro solido e coerente con il tono generale del gioco.

Dal punto di vista tecnico emergono invece alcuni problemi più evidenti. Le prestazioni sono generalmente stabili, ma i caricamenti continui tra edifici e aree di gioco finiscono per spezzare spesso il ritmo dell’esplorazione. Su Nintendo Switch il compromesso può essere comprensibile, ma su PC e Steam Deck i tempi di caricamento risultano sorprendentemente lunghi e talvolta frustranti. Considerando le dimensioni relativamente contenute del progetto, è chiaro che Beehive Studio abbia dovuto fare i conti con risorse limitate, ma resta comunque la sensazione che una migliore ottimizzazione avrebbe potuto migliorare sensibilmente l’esperienza complessiva.

Always Animon!

Lumentale: Memories of Trey è un progetto pieno di passione e idee interessanti, capace di distinguersi soprattutto grazie al suo mondo e a un combat system molto più tattico rispetto alla media del genere. Talea è una delle ambientazioni più riuscite viste recentemente in un monster collector e il lavoro svolto sul design degli Animon merita assolutamente di essere riconosciuto.
Allo stesso tempo, però, il gioco fatica a mantenere costante la qualità lungo tutta l’avventura. La narrativa si appoggia troppo spesso a cliché prevedibili, alcune meccaniche risultano poco bilanciate e il comparto tecnico mostra diversi limiti, soprattutto nei caricamenti.

Nonostante questo, Lumentale resta un’esperienza molto valida per gli amanti dei monster collector e dimostra quanto talento ci sia dietro il team italiano di Beehive Studio. Con qualche rifinitura in più e una maggiore attenzione al ritmo generale, il futuro della serie potrebbe essere davvero molto interessante.

Good

Sistema di combattimento davvero interessante
Ambientazioni ricche di personalità
Design degli Animon riuscitissimo...
Ottima varietà di idee e meccaniche

Bad

Bilanciamento debole nel late game
Caricamenti troppo frequenti
...ma personaggi principali poco incisivi
Ritmo narrativo altalenante
7.5
"PRETTY GOOD"

Sviluppatore: Beehive Studios
Distributore: Team17
Data di uscita: 26 maggio 2026
Genere: Monster Collector, RPG
PEGI: 7+
Piattaforme: Nintendo Switch, PC

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