Hyrule Warriors: L’era dell’Esilio

Un tuffo nel passato che arricchisce Tears of the Kingdom

Pubblicato il 9 Dicembre 2025 alle ore 10:17
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Da anni il genere musou vive in una zona strana: non è mai diventato davvero mainstream, ma ha sempre trovato il suo pubblico grazie alla dedizione di Koei Tecmo e Omega Force. Questo, cari amici della Tribù, è un tipo di gioco che divide, che qualcuno liquida come ripetitivo e altri invece adorano per quella sensazione di dominio sul campo di battaglia e aiuta a distendere ogni tanto i nervi messi a dura prova dalla vita di tutti i giorni. E ogni tanto, quando incontra un grande franchise, questo formato riesce a trasformarsi in qualcosa di più. È il caso di Hyrule Warriors: L’Era dell’Esilio, titolo che prova ad ampliare la storia di The Legend of Zelda raccontando ciò che nei giochi principali rimaneva nelle pieghe della lore. Dopo aver passato qualche ora in compagnia del nuovo gioco nato dall'unione di Omega Force e Nintendo, siamo pronti a parlarvi in maniera estesa delle avventure che provano a mettere un punto sulla parentesi Tears of the Kingdom per pensare poi al futuro della saga.

Questa volta Zelda non viaggia verso il futuro per salvare Link: precipitando nel vuoto all’inizio di Tears of the Kingdom, finisce invece molto più indietro nel passato, nell’epoca dei fondatori del regno. È qui che incontra Re Raul e la regina Soniah, personaggi cruciali nella mitologia della serie, e scopre di trovarsi in mezzo alla guerra contro Ganondorf, prima della “prima” Calamità. La trama è pensata per chi già conosce il contesto dei giochi principali e vuole approfondire la storia antica di Hyrule: non reinventa il canone, ma aggiunge tasselli utili a completare la visione generale della saga.

Fin da subito ci si accorge che la narrazione ha un peso diverso rispetto ai musou più tradizionali. Le cutscene sono numerose, molto lunghe e ben realizzate, sostenute dal doppiaggio italiano, che ormai è diventato una sicurezza nei titoli di Nintendo basati su The Legend of Zelda. Il ritmo è sorprendentemente equilibrato: in circa venti ore si porta a termine la storia principale, ma chi punta al completismo ne spenderà molte di più. La scelta di collocare la vicenda tra cielo, superficie e sottosuolo aggiunge varietà alle ambientazioni e permette di giocare un passato di Hyrule che, fino a oggi, era rimasto quasi solo accennato.
Uno dei punti più riusciti del gioco è proprio la caratterizzazione dei personaggi. Vedere Raul e Soniah in azione anziché solo nei ricordi è un piacere per chi ha apprezzato la loro presenza in Tears of the Kingdom. È un modo per dare volto e consistenza a figure che finora erano rimaste vaghe e che qui diventano centrali nella lotta contro Ganondorf. Anche i popolari Goron, Rito e Zora trovano spazio in una narrazione che prova davvero a dare un peso al mondo antico di Hyrule. In più, grande attenzione è stata dedicata alla mappa e alla gestione delle missioni: anche le attività secondarie, pur semplici, servono a completare pezzi dell’ambientazione o a ottenere potenziamenti che rendono più agevoli le battaglie future. Non si tratta di una scrittura complessa o ricca di sorprese, ma è efficace nel dare ai fan della saga esattamente quello che cercano: risposte a domande lasciate in sospeso, dettagli che arricchiscono ciò che già si conosce e una finestra narrativa su un’epoca che nei titoli principali compare solo di sfuggita.

Battaglia musou, ma con una marcia in più

Il cuore dell’esperienza resta quello dei musou: orde di nemici da spazzare via, basi da conquistare, mini-boss da sezionare con un mix di attacchi leggeri, pesanti e speciali. Omega Force conosce il formato e lo porta avanti con sicurezza, ma l’aggiunta della componente “strategica” porta l’Era dell’Esilio a distinguersi. La mappa, infatti, non è solo un luogo estetico: è un campo da gestire. Le missioni principali spesso obbligano all’uso di personaggi specifici, invogliando così a far crescere tutto il cast. Ignorarne uno significa ritrovarsi a doverlo potenziare in ritardo, con il rischio di bloccare l’avanzamento. Non è una critica vera e propria, ma una necessità di design che può far storcere il naso se si pensava di usare sempre lo stesso personaggio.
La parte più riuscita è però il controllo simultaneo di più eroi. È possibile gestire fino a tre personaggi nello stesso scenario, inviandoli su punti diversi della mappa per svolgere obiettivi paralleli. Questa possibilità non solo riduce i tempi morti tipici del genere, ma introduce una componente tattica che raramente si vede in un musou: coprire più fronti, anticipare i movimenti del nemico, chiudere percorsi, sfruttare le debolezze degli avversari con roster specifici.

La presenza dei congegni Zonau, ereditati direttamente da Tears of the Kingdom, rende l’esperienza ancora più varia. Ogni gadget ha un uso situazionale e dà ai combattimenti un’impronta più dinamica rispetto ai classici attacchi musou. Non è un sistema profondissimo, ma riesce a diversificare il ritmo senza appesantirlo. Nemmeno i boss sono semplici “spugne di danni”: spesso hanno fasi, punti deboli o armature da spezzare prima di poter infliggere colpi significativi. Quando lo scudo di un mid-boss si rompe, l’attacco finale a schermo regala una soddisfazione che ricorda i momenti migliori delle produzioni Omega Force.

Fluidità Switch 2, ma con dei limiti

Dal punto di vista tecnico, L’Era dell’Esilio è uno dei primi giochi a mostrare in modo chiaro le capacità di Switch 2. La fluidità è stabile sui 60 fotogrammi al secondo, anche quando sullo schermo esplode il caos tipico del genere. È una conquista importante: il musou vive di ritmo, e riuscire a mantenere prestazioni solide migliora sensibilmente la sensazione generale di gioco. La risoluzione, però, non impressiona. Il titolo utilizza un upscaling che porta i 720p del portatile e i 1080p del dock a una nitidezza accettabile, ma non sempre pulita. L’uso del FSR (e non del DLSS) evidenzia una fase tecnicamente ancora acerba della console: l’immagine è buona, ma raramente “affilata”. La direzione artistica salva molto, ma si sente che gli ultimi titoli della saga The Legend of Zelda – a differenza delle sue controparti open world – ha sempre preferito puntare su colori e stile, e questo musou segue la stessa filosofia.
Ottimo invece il doppiaggio italiano, che sostiene personaggi e cinematiche senza cadere in stonature, e completa un comparto narrativo che già di suo funziona bene.

Conclusioni

Hyrule Warriors: L’Era dell’Esilio non è un musou qualunque. È un titolo pensato per i fan della saga, ma accessibile anche a chi cerca un gioco d’azione immediato. Offre un pezzo di storia di Zelda che finora era rimasto fra le righe, un gameplay più rifinito rispetto alla media del genere e abbastanza contenuti da tenere impegnati per molte ore. Non porta grandi rivoluzioni, ne stravolge la timeline di Zelda e va bene così: un gioco godibile che diverte e ben sfrutta le possibilità di Switch 2.

Good

Narrazione interessante per i fan della saga
Combat system curato e arricchito dai congegni Zonau
Ottima fluidità su Switch 2

Bad

Le limitazioni della risoluzione si sentono
Se il genere non piace, difficilmente convincerà
8.5
PEM-PEM

Sviluppatore: Nintendo
Distributore: Nintendo
Data di uscita: 6 novembre 2025
Genere: Musou
PEGI: 12+
Piattaforme: Nintendo Switch 2

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