

Bentrovati, amici! Eccoci di nuovo insieme per parlare di Hidden around the World, gioco sviluppato da Ogre Pixel come seguito del loro primo lavoro, Hidden in my Paradise, che abbiamo recensito un anno e mezzo fa (chi volesse recuperarlo può trovare la nostra recensione QUI).
Data la nostra passione per i giochi rompicapo in cui si devono cercare oggetti nascosti, ci siamo subito tuffati in Hidden around the World e siamo ora pronti per la nostra disamina, anche se un po’ in ritardo rispetto l’uscita del gioco.
Come suggerisce il titolo, Hidden around the World ci porta in diverse città del mondo. Esattamente come il precedente titolo, qui dobbiamo visitare diverse ambientazioni che ricreano una città per ogni livello, raggruppate per continenti. Il gioco propone tre livelli (e quindi tre città) per continente, ossia Europa, Asia e America, mentre Africa e Oceania sono state raggruppate insieme, per un totale quindi di dodici città in totale. Anche qui troviamo un elenco di oggetti nascosti da individuare e, nel caso in cui non riuscissimo a trovare un oggetto della lista, possiamo chiedere un suggerimento alla fatina Coronya che ci aiuta restringendo il campo di ricerca; in questa seconda esperienza, ciò è stato molto utile, dato che le ambientazioni cittadine sono un po’ più ampie e dense rispetto a Hidden in my Paradise.
Come dicevamo inizialmente, arriviamo con la nostra recensione della versione Switch con un po’ di ritardo a causa di alcuni problemi che abbiamo sfortunatamente riscontrato sul fronte tecnico e a livello di gameplay. Innanzitutto, come per il primo capitolo, anche in Hidden around the World per passare al livello successivo si devono completare almeno due delle tre attività, che sono trovare tutti gli oggetti richiesti, trovare tutte le fatine nascoste e scattare delle fotografie riproducendo tutti gli scatti della galleria del livello.
Purtroppo, durante la nostra recensione non avevamo a disposizione la possibilità di cercare le fatine e completare quell’attività, poiché, nonostante all’inizio del livello fossero segnalate, una volta entrati il loro numero era a zero; questo ci ha costretti a dover proseguire trovando tutti gli oggetti nascosti [che, essendo il focus del gioco, ci andava benissimo N.d.R.], ma soprattutto replicando tutte e cinque le fotografie previste dal livello. Da questa situazione si è generata la nostra frustrazione, perché per ricreare le foto si devono cercare numerosi oggetti e, anche utilizzando l’aiuto del punto interrogativo per trovare l’elemento mancante al nostro scatto, questo ci proponeva randomicamente un oggetto contenuto nella foto da replicare anche se lo avevamo già individuato e posizionato, e non solo gli elementi mancanti; in pratica, se ci mancava un solo oggetto e non riuscivamo a trovarlo da soli, dovevamo provare molte volte ad utilizzare l’aiuto finché non ci capitava di imbatterci in esso. Inoltre, in uno dei livelli finali, il gioco crashava immancabilmente nel momento in cui utilizzavamo l’aiuto del cercare un oggetto per replicare una foto, e questo succedeva perché mancava uno degli oggetti necessari, impedendoci di proseguire. Il problema delle fatine non trovabili e del crash è stato poi risolto con una patch una decina di giorni dopo il rilascio del gioco, avvenuto il 6 aprile, costringendoci quindi ad attendere per poter terminare tutti i livelli.

Un’altra nota negativa che ci ha lasciati un po’ delusi da questa esperienza è stata la scelta di proporre solo dodici livelli, laddove Hidden in my Paradise ne proponeva venticinque, e soprattutto di unire nello stesso gruppo Africa e Oceania, riservando solo tre città in totale a due continenti [come se non ci fossero abbastanza città da visitare in entrambi… N.d.R.]. Un vero peccato questo, anche perché ci ha dato la sensazione di essere stato concepito di fretta e con poca cura rispetto al precedente capitolo.
La parte artistica, invece, si è riconfermata la più piacevole, semplice, colorata e che restituisce quella sensazione cozy che questo tipo di giochi dovrebbe trasmettere. Abbiamo apprezzato che nel comparto sonoro sia stato fatto uno sforzo in più per rendere le musiche un po’ più varie: infatti in ogni città abbiamo un motivetto di sottofondo diverso adatto all’ambientazione, che spezza la monotonia e crea un’atmosfera piacevole.
Ritroviamo anche l’apprezzata sezione Sandbox, nella quale si possono creare le nostre personali città, con tanto di oggetti nascosti, e condividerle online.

In definitiva possiamo dire che purtroppo il team di Ogre Pixel non è riuscito a replicare il bel lavoro fatto con il loro primo gioco, lasciandoci l'impressione di fretta e poca attenzione nello sviluppo di Hidden around the World, e questo ha prodotto una sensazione di frustrazione che è l’opposto di quello che giochi di questo genere dovrebbero trasmettere. Davvero un peccato... speriamo che, se mai dovesse arrivare, un eventuale terzo capitolo dimostri più cura e meno fretta.
Il codice ci è stato fornito dal distributore per Nintendo Switch.

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