

Namasté, amici della Tribù! Anche oggi sono qui in vostra compagnia per una nuova recensione e, anche questa volta, sto per parlarvi di un titolo per Nintendo Switch, in arrivo sul mercato proprio domani. Sviluppato da Masala Games Private Limited ed edito sulla console di Nintendo da Rainy Frog, il gioco che andremo a scoprire oggi si intitola Detective Dotson, un’avventura a stampo investigativo che ci porta nella lontana e colorata India.
Invitandovi a godervi il lungometraggio animato (comico, ma con tematiche forti) che fa da vero e proprio preludio a questa storia, e che trovate proprio qui sotto, direi che è il momento di balzare in sella al nostro fedele rickshaw per lanciarci nelle nostre indagini. Buona lettura!
Detective Dotson è un titolo di durata veramente molto contenuta, quindi pensiamo che qualunque tipo di discorso su ciò che la trama offre al giocatore potrebbe rivelare informazioni chiave che [per quanto non vi faranno probabilmente saltare sulla sedia N.d.R.] è comunque bello poter scoprire affrontando la storia. Vi basti sapere che il prode Dotson, improbabile, ma abile, investigatore, è di recente divenuto orfano di padre e ha deciso di andare a fondo del mistero che circonda la scomparsa del suo vecchio, un detective decorato la cui morte risulta ben poco chiara. Nel portare avanti questa sua missione, egli sarà accompagnato da un’intelligenza artificiale di nome Meera, in grado di fornire utili informazioni o suggerimenti e tenere traccia degli indizi da noi rinvenuti.

Il titolo di Masala Games è un’avventura grafica dal sapore retrò che ci invita ad attraversare varie zone abitate per trovare oggetti, parlare con diversi personaggi e raccogliere informazioni in grado di farci avanzare nella nostra ricerca della verità.
I controlli del gioco sono piuttosto intuitivi e l’ambiente in cui ci si sposta è bidimensionale, interamente contenuto in una singola mappa che si sbloccherà man man che risolviamo i singoli casi e riusciamo a “unire i puntini” dietro al mistero. Avvertiti da Meera di aver scovato qualcosa di essenziale, abbiamo infatti la possibilità di accedere a un’apposita lavagna e riempirla con nomi, oggetti e collegamenti che, messi nell’ordine corretto, possono sbloccare le nuove fasi della storia [ce ne sono quattro in tutto N.d.R.].
Ottenere risposte alle nostre domande non è però immediato ed è qui che il gameplay di Detective Dotson, pur funzionando, non riesce a reggere il confronto con avventure dello stesso genere. Per raccogliere indizi è infatti necessario portare i giusti oggetti ai vari PNG, oggetti che spesso e volentieri richiedono di avere a propria portata un altro arnese o del denaro.
Ecco dunque che diviene obbligatorio interagire con diversi mercanti, con cui si ha modo di trattare il prezzo dell’acquisto [uno dei piacevoli riferimenti degli sviluppatori alla cultura del loro Paese N.d.R.]. Questa meccanica si rivela un’idea simpatica sulle prime, ma diventa una sorta di formalità totalmente automatica nel giro di poco, il che è un po’ un peccato e non riesce a salvare le continue fetch quest.

Ci sono però delle fasi di gameplay che sono state inserite per spezzare il ritmo di gioco e, anche se solo in parte, aggiungono varietà all'avventura. Tra queste troviamo in particolare tre minigiochi, ovvero: la sfida ritmica, il “simulatore” di battute di cricket e il più classico dei “trova gli oggetti nascosti”. Per quanto i primi due abbiano sicuramente dalla loro il gameplay più accattivante, il rischio di dover scommettere denaro per avere una vincita maggiore a volte sembra non valere la candela, riducendo il terzo gioco, meno divertente, a essere quello più affidabile per guadagnare. Le ultime aggiunte sono le fasi legate al doversi travestire, meccanica esplorata davvero troppo poco, e il gettare nei cestini la spazzatura, necessaria per ottenere suggerimenti da Meera.
Allontanandoci dal gameplay, Detective Dotson mette in mano ai giocatori un’avventura i cui aspetti tecnici sono perlopiù stati curati con attenzione e sorreggono bene l’esperienza. A livello visivo, in particolare, il titolo utilizza un’accattivante grafica in stile misto, con personaggi e oggetti in due dimensioni che occupano ambienti con edifici e sfondi tridimensionali. Le diverse zone che possiamo attraversare sono davvero ricche di dettagli che pullulano sullo schermo e seguono un’ottima direzione artistica, dove quasi ogni oggetto è messo al suo posto in maniera funzionale o semplicemente per essere esteticamente piacevole da guardare. Anche le animazioni dei personaggi, per quanto siano relativamente semplici, contribuiscono a rendere il mondo ricco e vivace.

In merito al sonoro, il gioco offre delle musiche che non ci sono mai venute a noia e che ci hanno fatto immergere piacevolmente nelle indagini. Gli autori hanno selezionato attentamente sonorità riconoscibili e associabili al loro amato Paese, mischiandole però con ritmi o strumenti decisamente meno esotici e più moderni, creando una colonna sonora variegata e di grande atmosfera.
Come contraltare, tuttavia, possiamo anche dirvi che gli effetti sonori del gioco non sono nulla di che e che il doppiaggio in inglese a sua volta non ci ha colpito poi così tanto. Va anche sottolineato come quest’ultimo sia usato veramente con il contagocce, cosa che, considerando la brevità dell’avventura, è un gran peccato, poiché pensiamo che avrebbe aiutato a offrire immersività alle scene!
Ultimo tratto del gioco, sviluppato usando sia Unreal [con cui è stato creato l’intero lungometraggio prequel N.d.R.] che Unity, da analizzare è il lato tecnico vero e proprio, che, rispetto ai precedenti, è quello che ha mostrato più incertezze. Infatti, in una singola occasione il gioco si è bloccato senza lasciarci la possibilità di proseguire, costringendoci a riavviare il software, ma facendoci al contempo scoprire, con piacevole sorpresa, che la partita fosse stata salvata pochi istanti prima senza farci perdere nessun progresso. A parte questo, abbiamo poi riscontrato un paio di animazioni rompersi in maniera imprevista per via di qualche interazione inaspettata e, cosa che ci ha lasciato più dubbiosi, come le guardie del gioco si comportino in maniera poco comprensibile.

Eccoci dunque al termine di questa analisi su Detective Dotson. Come già accennato, dobbiamo sottolineare che il gioco di Masala Games è davvero molto breve; considerate che per completarlo ci è bastata una nottata, in cui abbiamo giocato tra le due e le tre ore. Gli sviluppatori hanno promesso che una seconda parte, con indagini del tutto inedite, farà il suo arrivo in futuro come aggiornamento gratuito. Questa cosa è davvero piacevole da sapere… ma resta il fatto che per ora il titolo sembri veramente fin troppo corto. Quasi tutto è immerso in un contesto poco approfondito, merito anche del gameplay che fornisce poche possibilità di interazioni extra [anche se quelle presenti sono molto simpatiche N.d.R.] e non si ha davvero il modo di appassionarsi ai personaggi e all’intreccio presentati.
Consigliamo Detective Dotson al pubblico delle avventure grafiche? Assolutamente, soprattutto perché il prezzo del titolo è abbastanza contenuto e vediamo la passione degli sviluppatori, ma crediamo anche che, al di là del lato artistico, ci siano opere un po’ più accattivanti.

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