Death Stranding 2: On The Beach

Kojima spinge al massimo il nonsense, sacrificando la malinconia del primo Death Stranding in un sequel più grande, ma meno profondo

Pubblicato il 4 Agosto 2025 alle ore 9:25
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di Paolino Maisto
@PerrinAybara

Con il primo Death Stranding, Hideo Kojima ci aveva consegnato un titolo quasi profetico: poco dopo il lancio, tutta l’umanità avrebbe sperimentato l’isolamento forzato, proprio come gli abitanti del mondo di Sam Porter, costretti a vivere in bunker e strutture sigillate. Sei anni dopo, Kojima torna con Death Stranding 2: On the Beach, un’opera che riprende le basi del predecessore e aggiunge la classica sovrapposizione “più grande, più spettacolare, più estremo”, una filosofia che non sempre funziona, come vedremo nel corso della nostra recensione completa.

Undici mesi dopo aver ricollegato gli Stati Uniti, Sam e Lou vivono in tranquillità, lontani dalle consegne e dai drammi dell’UCA, ma il destino non tarda a bussare: Fragile ha una nuova missione per Sam in Messico, e questo incarico innesca una catena di eventi che ci porterà a ricollegare una nuova nazione, all’altro capo del mondo. Stavolta, però, Sam non è più solo: l’intera squadra Magellan lo accompagna, con una galleria di personaggi secondari affascinanti, ma spesso sottoutilizzati. Tutti ricevono il loro momento di gloria, con flashback che ne raccontano il passato, ma lo scenario non riesce davvero a sfruttarne il potenziale. L’esempio più lampante è Dollman, una sorta di “Mimir” attaccato alla cintura di Sam: il poveretto parla spesso da solo, perché Sam lo ignora otto volte su dieci. E la conclusione della sua storyline è a dir poco ridicola. Se il primo Death Stranding sapeva bilanciare il tono serio con l’assurdo, in questo seguito tutto deraglia verso il nonsense più totale.

Certo, troviamo ancora omaggi pesanti a Metal Gear e una regia d’impatto, ma è evidente fin da subito che Death Stranding 2 vuole soprattutto farci ridere. La prima cutscene ne è prova: quando un intruso si avvicina al rifugio, Sam fruga tra le armi, coltello, poi pistola, ma alla fine brandisce... una padella. È pura comicità visiva. Molte sequenze ci hanno fatto ridere fino alle lacrime per quanto stridono con il tono ambientale [diremo solo "pizzaiolo" N.d.R.]. Ed è proprio questo sbilanciamento a rendere meno efficaci i momenti seri. Il primo gioco manteneva un equilibrio fragile, ma efficace. Death Stranding 2, invece, perde il controllo e rischia di danneggiare l’eredità del predecessore, espandendo un universo affascinante, ma rendendolo meno magnetico.

A livello di gameplay, Death Stranding 2 non rivoluziona la formula: continuiamo a trasportare carichi dal punto A al punto B, evitando MULI, ostacoli e superfici impervie. La gestione dell’inventario e del terreno resta cruciale: le casse da bilanciare, le risorse da pianificare, le rotte da tracciare. La novità più significativa è una progressione finalmente degna di questo nome, con alberi delle abilità associati alle statistiche di Sam, che evolvono con l’uso: combattimento, servizi resi, esplorazione. Aumentare il legame con i prepper sblocca equipaggiamenti nuovi e utili, rendendo le missioni secondarie più interessanti e gratificanti.

Le ricompense non sono solo estetiche: nuove armi, pensate per una maggiore componente action, entrano in gioco. Niente più possibilità di uccidere, ma una gamma di proiettili non letali suddivisi in anti-umano, anti-stranded e universali. L’arsenale è più ampio e permette anche approcci stealth, ma sono l’equipaggiamento, moduli per veicoli, fucili da cecchino, a fare la vera differenza in termini di divertimento. I combattimenti funzionano, anche se non brillano: l’IA umana cerca talvolta di aggirarci, ma fallisce spesso, mentre le BT ci costringono a maggiore attenzione. In caso di cattura, ci attendono boss fight improvvise, generalmente ben costruite, sebbene una in particolare si ripeta tre volte [e no, non parliamo di Neil N.d.R.].

Torna anche il sistema di Social Strand: l’infrastruttura asincrona ci permette di costruire strutture a beneficio dei futuri facchini. Ponti, teleferiche, strade, binari: aiutare gli altri resta una meccanica coinvolgente, e ci ritroviamo volentieri a fare giri extra per rinforzare o riparare edifici. Le opzioni cooperative aumentano, e gli appassionati della rete chirale troveranno di che divertirsi.

Il vero problema del gioco, però, è la sua struttura. Biomi, capitoli, persino l’ordine delle aree da esplorare ricalcano troppo da vicino quelli del primo Death Stranding. Iniziamo da colline erbose, passiamo per deserti, finiamo su montagne innevate. Ci sono novità ambientali, ma il senso di déjà-vu è costante. Dopo 40-50 ore di epica traversata, la sensazione è di aver rifatto lo stesso identico viaggio, su una mappa appena ritoccata, ed è frustrante.

Tecnicamente, Death Stranding 2 è un trionfo. Il Decima Engine di Guerrilla continua a stupire: paesaggi mozzafiato, modelli poligonali impressionanti, illuminazione impeccabile. La colonna sonora è utilizzata con cura, inserita nei momenti più toccanti, ma anche qui, l’effetto si consuma. Dopo tante ore, certe trovate perdono impatto. L’aggiunta di un lettore musicale per selezionare le tracce in-game aumenta l’immersione, ma toglie un po’ di magia alle scelte registiche. Lo stesso vale per la fisica, ancora poco reattiva e talvolta macchinosa: uno dei pochi elementi che non è stato davvero aggiornato rispetto al primo capitolo.

In definitiva, l’effetto sorpresa è svanito. Death Stranding 2 è un gioco più completo, più rifinito, e in parte più generoso del primo, ma è anche meno memorabile. I panorami mozzafiato, la soundtrack impeccabile e i miglioramenti al sistema di progressione non bastano a coprire un Kojima in evidente stato di eccesso creativo. Nonostante ci siamo divertiti molto con questa seconda avventura, resta difficile scrollarsi di dosso l’impressione che, così facendo, si sia un po’ intaccato il mito del primo Death Stranding.

Il codice ci è stato fornito da PlayStation Italia per PS5.

Good

La progressione di Sam è più interessante
Ambienti fantastici
Il sistema Social Strand funziona ancora
Ottima messa in scena
Sempre molto divertente da giocare
Colonna sonora sempre di altissimo livello

Bad

TROPPA autoreferenzialità
Colpi di scena deludenti
Troppo citazionismo
Molti personaggi sottoutilizzati
Si poteva fare di più per la fisica del gioco
8
PEM-PEM

Sviluppatore: Kojima Productions
Distributore: Sony Interactive Entertainment
Data di uscita: 26 giugno 2025
Genere: Azione
PEGI: 18+
Piattaforme: PS5

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