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Coriolis: The Great Dark

Alla scoperta dell'Orizzonte Perduto

Pubblicato il 6 Luglio 2026 alle ore 9:45
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Coriolis è un titolo che, per chi conosce lo Year Zero Engine, non è di certo sconosciuto. Già noto con il sottotitolo “The Third Horizon”, viene ora proposto in questa sua nuova veste che è sia un sequel sia una riedizione vera e propria, denominata “The Great Dark”. Spetterà dunque al lettore di turno decidere se adottare il vecchio Year Zero Engine, adattandolo alla nuova ambientazione, oppure se abbracciare il nuovo regolamento assieme alla storia dell’Orizzonte Perduto.
Ai fini della nostra recensione abbiamo quindi deciso di adottare il nuovo sistema di gioco rivisto e di giocare, per lo meno, una buona porzione di una campagna proposta assieme ad esso, nel nostro caso denominata “The Flowers of Algorab”, di cui leggerete la recensione a parte a brevissimo. Prima, infatti, vogliamo spendere due parole proprio sul sistema di gioco, sulle sue meccaniche e sulla sua esperienza nel complesso.

Portali tra le Stelle

La nostra storia parte secoli fa, quando l’umanità decise di creare due mastodontiche navi generazionali per colonizzare lo spazio, dando così il via all’ambizioso progetto di diventare una società interplanetaria. Queste navi avrebbero dovuto viaggiare per secoli, e le generazioni si sarebbero susseguite a bordo, fino al giorno in cui qualcuno avrebbe potuto dare il via al progetto di colonizzazione. La Zenith e la Nadir volarono nello spazio profondo per anni indisturbate, ma all’improvviso, e senza alcun annuncio, la Nadir scomparve nel nulla senza lasciare traccia. Nessuna trasmissione, nessun messaggio e nessun indizio furono lasciati indietro, motivo per cui la Zenith poté solo continuare nella sua traversata cosmica. Le sorprese non erano però finite e, quando la nave superstite arrivò a destinazione nel cosiddetto Terzo Orizzonte, scoprì che l’umanità era già giunta in questa porzione di spazio grazie alla scoperta di alcuni artefatti alieni denominati Portali. Questi appartenevano ad una civiltà ormai scomparsa e facevano parte di un’estesa rete di transito e comunicazione che permise all’umanità di fare un balzo tecnologico di secoli, raggiungendo il Terzo Orizzonte persino prima della loro nave coloniale. Certo, una volta saputo del destino della Nadir, furono in molti a decidere di indagare e fare ricerche nel disperato tentativo di trovare e salvare i superstiti del vascello; tutto però fu vano, e nel tempo la Nadir divenne per molti più un mito che una realtà.

Problemi ben più urgenti gravavano sul capo della nascitura civiltà umana nello spazio cosmico, ed il controllo strategico dei Portali divenne un vero e proprio motivo di attrito tra i vari protagonisti politici ed economici dell’Orizzonte. Chi controlla i Portali controlla il commercio, e questo fu ben presto talmente chiaro da scatenare vere e proprie guerre e conflitti interni. Per molti non era questo lo scopo del primo esodo verso il Terzo Orizzonte; essi anelavano la pace e la tranquillità, due cose che nello status quo delle cose apparivano come lontane chimere. A cambiare le cose sarà un nuovo evento misterioso. Un segnale di aiuto mandato da una nave umana, un segnale che per molti apparteneva alla Nadir stessa. Questo segnale non solo portò nuovamente alla ribalta i sostenitori della Nadir, ma fu anche colto al balzo come un pretesto per una nuova diaspora, un secondo esodo verso un nuovo Perduto Orizzonte. Fu così che un gruppo di navi decise di tentare la fortuna salpando verso questa nuova meta con l’intento di identificare l’origine del segnale e abbandonare la realtà di guerre e conflitti in cui l’umanità era nuovamente caduta.
Una volta giunti a destinazione, però, il segnale di soccorso svanì nel nulla, lasciando la flotta di esuli a vagare per il sistema di Jumuah. Sarà qui alla fine che i superstiti decideranno di stabilirsi per esplorare l’Orizzonte Perduto, fonderanno Ship City e faranno partire un nuovo calendario imponendo come anno 0 l’arrivo della flotta nel sistema. Sarà a partire da questo agglomerato urbano nato e sviluppato attorno ad un asteroide che le avventure di The Great Dark prenderanno vita, incluse quelle che vengono proposte in Flowers of Algorab.

The Great Dark

Year Zero tra gioie e dolori

In occasione di questo reset narrativo, Free League Publishing si ripresenta al pubblico con un restyle completo del sistema di gioco. Ancora una volta siamo alle prese con lo Year Zero Engine, motore che abbiamo avuto modo di provare già in diversi giochi (Vaesen, The Walking Dead, Alien, ecc…) e che qui viene rivisto pesantemente per questa nuova versione di Coriolis: The Great Dark. Il sistema di fondo è sempre lo stesso, quando ci viene chiesto di effettuare una prova, dovremo prendere un certo numero di d6 e lanciarli. Per avere successo ci basta che almeno un dado finisca sul 6 e, per ogni successo ulteriore rispetto al primo, otterremo degli eventuali miglioramenti alla situazione o degli incrementi al danno inflitto. Una prima differenza è proprio nei dadi stessi, qui divisi in Basic Dice e Gear Dice. I primi rappresentano i dadi derivanti dalle nostre caratteristiche e talenti, mentre i secondi arrivano dagli oggetti del nostro equipaggiamento (si possono aggiungere i dadi di un solo equipaggiamento a prova per volta). Questa differenza diventa molto importante nel momento in cui si decide di ritirare una prova (push). In questo caso tutti gli 1 e i 6 già usciti vengono mantenuti, e i dadi restanti vengono ritirati. Di questo secondo risultato si contano quindi i successi (i 6) e gli eventuali 1 usciti. Se si tratta di Basic Dice, ogni 1 rappresenta un danno alla speranza (hope), mentre, se si tratta di un Gear Dice, il danno verrà subito dal nostro equipaggiamento, che diventerà meno potente in futuro e potrebbe anche rompersi.

The Great Dark esegue, oltre a quanto detto, una semplificazione delle meccaniche rispetto ad altre versioni dell’Year Zero che abbiamo visto, ma tende ad offrire una varietà maggiore di regole, disponendo di alcuni loop specifici per certi tipi di azione (alcuni esempi sono gli inseguimenti e il Delve). Le caratteristiche salgono da 4 a 6, ma come abbiamo visto non esiste differenza tra tiro su caratteristica e tiro di abilità; in Coriolis: The Great Dark tutto si basa sulle caratteristiche.
Come ciliegina sulla torta i talenti non sono più abilità speciali, ma meri bonus che hanno come scopo quello di fornire dadi aggiuntivi al giocatore o, ad esempio, la possibilità di eseguire un push aggiuntivo durante una prova. Le differenze però non finiscono qui: in Coriolis infatti non sarete solo un gruppo di individui che vanno all’avventura ognuno con la sua scheda del personaggio, ma un vero e proprio equipaggio, una crew di individui ognuno con un ruolo ben definito e con un garuda (un uccello meccanico) che funge, se vogliamo, da mascotte. In realtà questa struttura fornisce ben più del semplice flavour aggiuntivo, ma definisce una serie di meccaniche e azioni uniche per ogni ruolo ricoperto da ogni membro (fino ad un massimo di 5 ruoli distinti). Questa distinzione sarà importante in primis durante gli scontri e, in modo ancora più marcato, durante l’esplorazione delle rovine e dei relitti che troverete nello spazio profondo (azione definita nel gioco come il già citato Delve).

The Great Dark

Combattimenti e azioni

Come ogni buon gioco di ruolo che si rispetti, però, anche Coriolis ha i suoi momenti di scontro, e qui il game loop che ci si è presentato ci ha lasciato più di qualche perplessità. Durante un combattimento si agirà in ordine di iniziativa, valore definito dalla carta che estrarremo ogni turno, ed ogni turno avremo a disposizione un movimento, una singola azione, più un numero qualsiasi di azioni gratuite. Queste ultime sono piuttosto limitate, ma permettono, ad esempio, di attingere alle manovre, ovvero azioni che potremo compiere in quanto parte dell’equipaggio. Tutte le altre azioni, come attacco, corsa e persino le reazioni richiedono di usare la propria unica azione del turno, limitando quindi notevolmente le possibilità e le opzioni in mano al giocatore. In effetti questa fase è quella che, a nostro modo di vedere, ha sofferto maggiormente durante il nostro gameplay. Avere a disposizione una singola azione a turno che eventualmente deve essere tenuta da parte per essere usata come reazione già di per sé limita notevolmente la libertà di manovra del singolo personaggio, lasciando ben poco spazio a strategia e creatività, e limitando lo scontro banalmente ad un attacco continuo. Pur vero che esistono manovre, coperture e talenti per potenziare o rendere più vario uno scontro, ma le manovre sono limitate nel loro uso, mentre tutto il resto risulta estremamente situazionale e spesso poco efficace nel contesto dello scontro stesso.
Comprendiamo la volontà di rendere gli scontri rapidi e brutali, ma riducendo le opzioni in modo così marcato e, soprattutto, rendendo molto difficile curarsi all'interno del gioco, si rende una battaglia un pray and spray di attacchi, incrociando le dita perché il nemico non faccia troppi 6. Le cose migliorano chiaramente con il tempo, i personaggi crescono, l’equipaggiamento migliora offrendo più potenza di fuoco e più opzioni, le manovre aumentano di numero e utilità e così via. Il problema è che questo richiede tempo e pazienza, e nel mentre espone un giocatore ad un gameplay davvero poco divertente e che, secondo noi, ha ben poco di originale da offrire.

Scavatori per vocazione

Dove Coriolis riesce a rimettersi maggiormente in carreggiata è nella dinamica del Delve. Questa fase rappresenta la parte più assimilabile al dungeon crawling duro e puro, e ci vedrà alle prese con l’esplorazione di relitti, antiche rovine, luoghi strani, sconosciuti e misteriosi. Coriolis per queste occasioni stabilisce un game loop ben preciso e mostra ai giocatori un aspetto quasi più gestionale, dove dovremo fare i conti non solo con lo stato dei nostri personaggi in termini di vita e proiettili, ma anche di risorse e rischio. In questa fase ogni ruolo dell’equipaggio avrà una rilevanza unica e permetterà al gruppo di affrontare la discesa negli abissi sconosciuti che si ritroverà davanti. Come prima cosa, quindi, potrà essere eseguita una scansione della zona che potrebbe rivelare una parte della conformazione del dungeon. Una volta dentro, però, le cose procedono a “turni”, con la seguente struttura.

Il Delver esegue una prova di agilità per definire di quanti spazi sarà possibile muoversi (questo definisce anche quanti punti di risorsa verranno spesi per il movimento). Ogni spazio di norma richiede 1 punto risorsa (supply) e 15 minuti di tempo per essere attraversato. Se la squadra finisce il suo movimento in uno spazio in cui vi è un evento, si risolve automaticamente quello; in alternativa, si tira sulla tabella degli imprevisti della zona e si affronta il pericolo corrispondente. Questo richiederà l’intervento di un membro della squadra che dovrà eseguire la prova e determinare l’esito dell’incontro. A questo punto il narratore dovrà controllare se nello spazio in cui i giocatori sono giunti sia presente della corruzione e, in caso positivo, ogni membro della spedizione dovrà effettuare un nuovo tiro usando i dadi della propria tuta per vedere se resisterà a quest’ultima. Nel caso però le cose stessero andando particolarmente male, il gruppo potrà decidere di accamparsi per recuperare le forze (solo se la zona è priva di corruzione). Se le cose dovessero essere ancora più fuori controllo, non temete, esiste sempre la possibilità di tornare in superficie, azione che non richiede alcun tiro di agilità, ma consumerà ugualmente i rifornimenti e il tempo con il medesimo rateo. Queste azioni vanno semplicemente ripetute finché non si completa l’esplorazione o si torna in superficie.

Conclusioni

Coriolis: The Great Dark è un titolo molto carismatico, uno di quei giochi di ruolo che riescono a proporre un mondo narrativo solido, affascinante e che, grazie al suo amalgama di storie, folklore mediorientale e fantascienza, propone una narrativa con un’identità tutta sua. The Great Dark in quest’ottica può poi essere visto come un’espansione narrativa enorme al già ricco Terzo Orizzonte, ma anche come un mondo completamente a sé, creando un’ambientazione idonea anche a giocatori neofiti che non conoscono la storia prima dell’ultimo esodo. La rivoluzione delle regole in quest’ottica si propone come un “fresh start” che vorrebbe sicuramente strizzare l’occhio a nuovi giocatori. Come accade di solito per questi giochi, quindi, l’Year Zero Engine si è prestato molto bene grazie alla sua duttilità ad essere adattato all’ambientazione di turno. In questo caso, come abbiamo visto, molto è stato speso per cercare di costruire un regolamento che fosse il più completo possibile e che potesse fornire una traccia per la maggioranza delle azioni più significative. Quello che ci ha lasciati un po’ interdetti è che, in questa ricerca, gli sviluppatori hanno un po’ perso di vista il carattere di questi moduli, preoccupandosi più di fornire una risposta che di darne una con un carattere forte. Il risultato è che alcuni moduli, come quello narrativo ed in minor misura quello dedicato all’esplorazione, risultano ben pensati e con un'identità forte, mentre altri, vedasi il combattimento a turni, risultano fini a sé stessi e con poca libertà. Sia chiaro, questo non squalifica in nessun modo il lavoro complessivo fatto su questo gioco di ruolo, ma abbassa inevitabilmente la godibilità dell’esperienza.

In conclusione, Coriolis: The Great Dark è un gioco che funziona e che ci sentiamo di consigliare a tutti coloro che amano questo tipo di narrativa (sci-fi) e sono in cerca di un titolo che pone decisamente l’accento sull’esplorazione e sul gioco di ruolo. Se dunque siete dei giocatori che amano la parte più strategica e combattiva, compreso il min-maxing dei personaggi, non c’è molto altro da dire, Coriolis: The Great Dark non è il titolo per voi.

Good

Un regolamento solido, ma non esageratamente complesso
Ambientazione carismatica
Manuale accattivante e ben strutturato
Narrrativa e lore del mondo perfettamente integrata con il Terzo Orizzonte

Bad

Combattimento piuttosto limitato, soprattutto nelle fasi iniziali
Non la miglior iterazione dello Year Zero Engine
8
PEM-PEM

Sviluppatore: Free League Publishing
Distributore: Free League Publishing
Data di uscita: ---
Genere: Gioco di ruolo cartaceo, fantascienza
PEGI: ---
Piattaforme: Manuale stampato, digitale

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