

Sono passati mesi dal rilascio del nuovo capitolo di Atelier, con un nuovo inizio dopo la parentesi dedicata a Ryza, che ha aperto il mondo dei titoli Gust anche a chi mastica poco di JRPG vecchio stile. Dopo l'ottima Reisalin, infatti, tocca a Yumia Liessfeldt portare avanti la storia in un mondo dove l’alchimia è stata considerata pericolosa e quindi proibita. Dopo aver trascorso svariate ore in compagnia della nuova alchimista, siamo pronti a darvi i nostri giudizi sul nuovo inizio della saga Atelier.
Atelier Yumia: The Alchemist of Memories & the Envisioned Land ci porta in un mondo in cui l’alchimia è considerata malvagia a causa della decadenza dell’Impero Aldissiano, un tempo potente e prosperoso, avvenuta proprio a causa della disciplina che, al tempo, gli permise di dominare incontrastato sulle nazioni circostanti. Un misterioso cataclisma ha provocato un cambiamento importante nella visione della pratica da parte dei cittadini, rendendo di fatto l’alchimia un vero e proprio tabù. Yumia Liessfeldt è una ragazza che, tre anni prima delle avventure narrate in questo capitolo, ha perso la propria madre, scoprendo al contempo di discendere da una famiglia di alchimisti; decisa a svelare, quindi, il mistero su cosa sia accaduto all’Impero Aldissiano, la ragazza si unisce al team di ricerca incaricato di perlustrare i resti del famosissimo regno antico. Nonostante l’odio e il disprezzo mostrato da alcuni dei partecipanti al team, Yumia riuscirà a farsi strada e si dimostrerà la persona fondamentale per svelare i misteri che circondano questa terra proibita e pericolosa in cui il mana scorre potente e senza controllo.
Complice la presenza di una protagonista più adulta, Atelier Yumia racconta una storia molto più dark e matura di quelle a cui la serie di Gust ci ha abituati e, nonostante non sia un vero problema, molti fan storici della saga potrebbero non apprezzare la svolta. Complice la nuova scrittura, inoltre, il team è riuscito a inserire personaggi più carismatici e profondi, tra cui il cattivo principale, che fanno di questo capitolo il gioco più apprezzabile anche da chi non ha mai vissuto un Atelier in vita sua. Se a questo aggiungiamo anche la possibilità di scelte che influenzano il finale (utilizzando quelle da effettuare durante l’intero viaggio) e un ritmo più scorrevole, si ha un capitolo che è definibile in tutto e per tutto una vera rivoluzione per il brand.
Abbiamo visto come il comparto narrativo sia uno dei punti forti di Atelier Yumia rispetto a quanto esperito nei precedenti. Una cosa che, invece, funzionava in precedenza era il combat system, ed è qui che purtroppo il team di sviluppo è caduto rispetto al passato. Infatti, la serie è passata dall’avere un sistema a turni ad abbracciare completamente la componente action, seppur in maniera molto ibrida rispetto a quanto ci hanno abituato altre software house.
Negli scontri possono partecipare fino a sei personaggi (tre principali e tre nelle retrovie), con il giocatore che può comandarne solamente uno alla volta e con la possibilità di scambiare in qualsiasi momento il controllo. Durante le battaglie è possibile utilizzare manovre istantanee, come la parata, la schivata laterale o il passaggio dalla prima linea alla retroguardia in modo molto rapido e indolore, cambiando al contempo il moveset in base alla propria posizione sul campo di battaglia. Se, ad esempio, Yumia è solita lottare con il classico bastone da alchimista, questo può cambiare, durante la fase in retrovia, in un comodo fucile adatto per colpire i nemici a distanza. Il team di sviluppo ha eliminato completamente l’attacco standard, rimpiazzato da skill assegnabili ai tasti frontali del controller, con l’utente che può utilizzarle un certo numero di volte e concatenarle, facendo attenzione ovviamente al tempo di cooldown, al contrario di come faremmo in qualsiasi action.
Tenendo presente che i nemici sono deboli agli attacchi fisici o a quelli magici e possono essere storditi per alcuni secondi, il combat vorrebbe premiare un attento studio del nemico, ma, all’atto pratico, la situazione è molto differente. Il gioco, infatti, ha un livello di sfida tarato verso il basso e la velocità incredibile con cui si effettua un level up di Yumia e soci non invoglia il giocatore a effettuare un vero e proprio exploit di queste debolezze, ma, al contrario, incentiva il combattimento diretto con qualsiasi arma a disposizione per demolire l’avversario. Dal momento che i vari personaggi possono procedere a curarsi in piena autonomia, a patto di aver riempito il loro inventario di oggetti curativi, è possibile concludere i combattimenti molto facilmente con l’uso spasmodico del button mashing. Gli scontri, quindi, diventano ripetitivi e noiosi già dopo qualche ora, e non basta l’utilizzo delle Friend Action o del Precision Counter (due meccaniche particolari che si sbloccano a un certo punto dell’avventura) a rendere più vario un combat system più deludente rispetto al passato.
Un altro elemento del sistema di gioco che ha deluso riguarda l’alchimia, a causa di un metodo di sintesi poco intuitivo e macchinoso: invece di mescolare gli oggetti, Yumia è in grado di fondere il mana che alberga nei vari ingredienti, realizzando così nuovi e potenti strumenti. Durante la sintetizzazione è possibile attivare i nuclei alchemici dei vari oggetti, in modo da risvegliarne e potenziarne il mana, aggiungendo così tratti speciali ed elevando la qualità del prodotto. Paragonato a quello dei precedenti capitoli, soprattutto Atelier Ryza, il sistema di questo gioco risulta piuttosto limitante, a causa di un numero ridotto di ingredienti mescolabili che limita non solo le possibilità di Yumia, ma anche la soddisfazione del giocatore nel riuscire a sintetizzare un oggetto complesso.
Storicamente il tallone d’Achille delle produzioni di Gust, il comparto grafico risulta essere uno dei peggiori delle nuove avventure di Yumia. Non solo il motore grafico risulta obsoleto e caratterizzato da texture di bassa qualità, ma su una configurazione come la nostra (3080 Ti, i7 10ª gen e 32 GB di RAM) il gioco tende ad avere problemi con stutter e cali di framerate molto drastici in alcune situazioni, soprattutto nei combattimenti caratterizzati da molti effetti a schermo. I modelli poligonali risultano poveri di dettagli ed eccessivamente spigolosi, con ambientazioni scarne e molto lontane da una qualità accettabile per l’attuale generazione di console. Nonostante il gioco sia disponibile su PlayStation 5 e Xbox Series X|S, infatti, l’upgrade tecnico e grafico di questo titolo non si assesta su un livello superiore a quello di Atelier Ryza 2 e 3, anche se è necessario far notare come sia stato compiuto un enorme passo avanti con animazioni più fluide e armoniose e un’illuminazione di grande livello.
Nulla da dire, invece, sulla colonna sonora composta da Akiyuki Tateyama, Kujira Yumemi e Kazuki Yanagawa, che hanno realizzato un ottimo accompagnamento sonoro volto a guidare in maniera eccellente le scene sullo schermo, sottolineando meticolosamente i toni a volte drammatici dell’intera narrativa.
Atelier Yumia: The Alchemist of Memories and the Envisioned Land è un gioco che spesso vi farà esclamare: “Peccato, perché aveva potenzialità.” Il prodotto di Gust e KOEI TECMO, infatti, vive di luci e ombre, con le prime molto chiare su alcuni aspetti, ma le seconde troppo oscure su altre. La narrativa colpisce per la sua profondità rispetto al passato della serie, ma, purtroppo, i suoi punti forti (battle system e sintesi alchemica) risultano peggiorati rispetto ad Atelier Ryza 3 e ai precedenti titoli della serie. Un vero peccato per un’occasione persa da Gust, che purtroppo non si aggiorna neanche dal punto di vista tecnico, con alcune difficoltà notate durante il gameplay a causa di un motore obsoleto e un comparto grafico che andrebbe rivisto in vista del prossimo capitolo.
I fan della serie, ovviamente, troveranno del positivo in questo titolo, ma non ci sentiamo di consigliarlo a prezzo pieno a coloro che non hanno mai preso contatto con la serie Atelier.

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