

La serie Atelier è una delle più longeve nella sfera dei JRPG, con numerosi titoli a farne parte e un successo sempre crescente per i giochi targati Koei Tecmo. Ovviamente non si può pretendere che tutto rimanga immutato e, come altre serie ben più famose hanno dimostrato, a un certo punto è fisiologico chiedere un cambiamento nella formula. È così che Atelier è passata da classico JRPG a turni a un GDR più action, con l’alchimia relegata a un ruolo quasi secondario e molto diversa rispetto ai primi capitoli.
Dopo numerose richieste da parte dei fan, Koei Tecmo ha avuto un piccolo ripensamento e, in occasione dell’anniversario della serie, ha pubblicato Atelier Resleriana: un gacha uscito nel 2024 e chiuso nel marzo di quest’anno, dopo soli 14 mesi di servizio, in cui le precedenti protagoniste facevano la loro apparizione all’interno di una storia ben sviluppata. Complice la rapida chiusura di Resleriana, la compagnia giapponese ha pensato bene di pubblicare un gioco totalmente offline, non legato alla versione gacha, ma con una nuova trama a fare da cornice alle avventure della giovane Rias e del nuovo protagonista Slade.
Dopo molte ore trascorse in compagnia dei due, insieme alle vecchie conoscenze della saga, siamo pronti a parlarvi di Atelier Resleriana: The Red Alchemist & The White Guardian nella nostra recensione.
The Red Alchemist & The White Guardian ci mette nei panni di due protagonisti, Rias Eidreise e Slade Clauslyter, il cui destino è legato a un tragico evento avvenuto dodici anni prima. Entrambi, infatti, conservano il ricordo della loro città natale, Hallfein, inghiottita da una misteriosa nebbia rossa che ha fatto sparire l’intera popolazione, lasciando dietro di sé soltanto orrendi mostri. Sia Rias che Slade hanno subito perdite familiari pesantissime in quell’occasione: il nonno di Rias, figura paterna amata da tutti, e i genitori di Slade, che hanno lasciato al ragazzo in eredità dei Geist Cores. Questi oggetti si rivelano il fulcro della vicenda, poiché i due scoprono che permettono di aprire veri e propri portali dimensionali verso dungeon generati casualmente, situati in terre lontane e sconosciute.
All’interno di questi dungeon i protagonisti incontrano non solo nuovi alleati, ma anche figure iconiche degli Atelier passati (qui chiamati Wanderer) fondamentali per scoprire la verità dietro la tragedia di Hallfein e riportare la città al suo splendore originale. Questo avviene attraverso un curioso minigioco in stile city builder, che ci mette alla prova con la ricostruzione dell’intera città. Per ottenere i fondi necessari, potremo gestire il negozio che Rias ha ereditato dal nonno, vendendo oggetti, ingredienti e creazioni alchemiche.
La storia di questo capitolo di Atelier è interessante, arricchita da dialoghi toccanti che mostrano come il passato influenzi le azioni dei protagonisti, guidandoli verso un futuro carico di speranza e non legato soltanto alle loro avventure attuali. Nelle circa 40 ore necessarie a completare il gioco è possibile vedere come Koei Tecmo abbia pensato anche al futuro della saga: restano infatti numerosi interrogativi dopo i titoli di coda, lasciando intendere la possibilità di sequel futuri. Una scelta che ricalca la classica politica di Gust, ovvero proporre intere trilogie su una stessa trama, così da esplorare la storia nel maggior numero di sfumature possibili.
Dopo i vari esperimenti action introdotti con la trilogia di Ryza e poi con Yumia, Resleriana compie un passo indietro per tornare al caro vecchio sistema di battaglia a turni. Una scelta che potrebbe sembrare tradizionalista, ma che in realtà Gust arricchisce con nuove idee capaci di renderlo al tempo stesso strategico e spettacolare.
Viene mantenuta, ad esempio, la meccanica della parata, che riduce l’impatto dei colpi nemici e consente di subire molti meno danni se eseguita perfettamente. Per chi non volesse occuparsene manualmente, è presente anche l’opzione che delega la parata al gioco stesso. Con l’arrivo di nuovi personaggi nel party entra invece in gioco la Unity che, una volta riempito un indicatore, permette di concatenare più attacchi in un singolo turno. In questo modo due o tre eroi possono colpire insieme, sfruttando combinazioni elementali devastanti. Il sistema brilla soprattutto grazie alla Item Mix, che consente di combinare oggetti specifici per generare attacchi extra dagli effetti inattesi: ad esempio, lanciando una bomba di ghiaccio seguita da una di fuoco si ottiene non solo un danno ingente, ma anche una terza esplosione a sorpresa. In pieno stile Trails, poi, è possibile manipolare l’ordine dei turni per assicurarsi i bonus a discapito dei nemici. È sorprendente come, con una formula apparentemente classica, il gioco riesca a offrire possibilità offensive pressoché infinite.
Altro aspetto riuscito meglio rispetto ai precedenti capitoli è l’alchimia, che qui trova una nuova veste grazie a un sistema più intuitivo, basato sull’abbinamento di colori. La sintesi può trasmettere tratti speciali, come un aumento all’attacco, e si sviluppa in due fasi: la prima richiede di posizionare i materiali nel calderone cercando di allineare i colori per attivare bonus specifici; la seconda definisce se il risultato porterà a un incremento della qualità dell’oggetto creato o della sua quantità. Il limite è che soltanto tre tratti tra quelli ottenuti possono essere effettivamente assimilati dall’oggetto finale, obbligando a una pianificazione attenta delle sintesi. Inoltre, il titolo si prende il suo tempo nel presentare gradualmente tutte le meccaniche: solo con l’esperienza accumulata da Rias sarà possibile sbloccare opzioni più avanzate come il miglioramento, la clonazione o la scoperta di nuove ricette.
Abbiamo avuto modo di provare Atelier Resleriana in due modalità: su Steam tramite PC e Steam Deck e su Switch 2 in retrocompatibilità, visto che non esiste una versione nativa del gioco. Nonostante la potenza della nuova piattaforma Nintendo, la versione retrocompatibile risulta giocabile con qualche limitazione, dovuta soprattutto alla qualità dei modelli e ai numerosi tempi di caricamento che in certi casi diventano eccessivi, arrivando anche a tre o quattro schermate per ogni cutscene.
La versione PC, invece, si comporta ottimamente, al netto della limitazione legata alla mancanza di impostazioni grafiche realmente approfondite, sia su sistema fisso che su Steam Deck, dove abbiamo passato la maggior parte delle nostre ore di gioco. Anche a livello di autonomia il risultato è stato notevole, dato che su Steam Deck OLED (con batteria completamente carica) siamo riusciti a giocare per circa quattro ore e mezza a sessione, con un TDP di circa 10 watt e un framerate stabile sui 60 FPS.
In definitiva, Atelier Resleriana: The Red Alchemist & The White Guardian è un gioco che guarda al futuro ripartendo dal passato: il ritorno alla formula a turni e gestionale ha garantito un’ottima riuscita, anche se qualche inciampo tecnico (soprattutto su Switch) rischia di minarne in parte il divertimento.
La storia è coinvolgente e, a seconda del riscontro del pubblico, non è da escludere che in futuro Resleriana possa entrare a far parte di una trilogia, come da tradizione per la serie Atelier. Il titolo, nel complesso, fa il suo lavoro quasi alla perfezione e le ore trascorse in compagnia di Slade e Rias sono state piacevoli. Certo, non siamo davanti a un gioco impeccabile: i modelli e le texture mostrano il fianco rispetto agli standard attuali, e i caricamenti frequenti spezzano il ritmo, ma, da fan della serie, possiamo dirci molto più soddisfatti di questo ritorno al classico sistema a turni rispetto alla deriva action intrapresa con Yumia.

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