

Pongiornissimo a tutti, carissimi! Eccomi tornato in vostra compagnia per una recensione tutta nuova, sempre condotta in territorio Nintendo… ma con una novità assoluta. Il pezzo che vi accingete a leggere è infatti il primo da me scritto dopo aver acquistato e predisposto di tutto punto il mio più recente acquisto, ovvero Nintendo Switch 2! Giunto è infatti il momento anche per me di mettere a riposo la precedente console della Grande N (con non poca nostalgia nel cuore) e quale miglior occasione per farlo se non mettendo il suo successore alla prova con un nuovo titolo da recensire?
Il gioco di cui andremo a parlare oggi si intitola Ariana and the Elder Codex, opera in uscita proprio domani e sviluppata dagli sforzi combinati di Compile Heart e Idea Factory con HYDE Inc.. Come spesso mi è capitato nel corso della mia carriera da redattore, ho avuto modo di spolpare in anteprima questo magico platform grazie ai ragazzi di Reef Entertainment, che ringrazio sempre di cuore, e ora sono qui per tirare le somme e dirvi cosa ho trovato tra le sue pagine. Impugnate il vostro calamaio e sistematevi gli occhiali, è tempo di fare un salto tra i libri!
Al contrario di molte altre opere, che cadono nel peccato [per citare le parole dell’immenso Masahiro Sakurai N.d.R.] di perdersi in lunghi preamboli ritardando fin troppo l’azione, Ariana and the Elder Codex ci accoglie nel suo mondo dopo una brevissima scena animata, facendoci subito provare con mano cosa ha in serbo per noi.
Ci troviamo a vestire i panni della bibliotecaria Ariana Virellis, una maga dotata di un potere più unico che raro, ovvero la capacità di poter entrare all’interno dei Codici (Codex/Codices in inglese), per poterli così restaurare nel modo più diretto possibile, all’interno delle loro stesse storie. Il mondo che fa da sfondo a questo titolo, infatti, è pregno di magia, la cui fonte principale sono dei libri incantati, custoditi all’interno di quella che è nota semplicemente come Biblioteca. Questo gigantesco archivio raccoglie appunto tutto lo scibile umano, il cui contenuto più prezioso sono proprio sette tomi arcani, noti come Seven Hero Codices, ognuno legato a un elemento ben specifico che governa il mondo.
Nel corso della prima missione, scopriamo dunque che i sette tomi sono stati manomessi da un misterioso furfante, portando alla sparizione della magia dal mondo. La vitale missione in cui è stata inviata Ariana è quindi quella di riparare questi speciali libri, essenziali alla sopravvivenza del genere umano, così da poter permettere nuovamente alla magia di fluire nel mondo…


La storia del gioco non brilla per colpi di scena [si potrebbe anzi definire un po’ scontata N.d.R.], ma è comunque raccontata in modo piacevole, soprattutto per quanto riguarda l’aspetto del vivere in prima persona le storie contenute nei libri che dobbiamo riparare. La regola d’oro per un bibliotecario è infatti quella di restaurare e mai manomettere i Codici, e ciò porta Ariana a prendere parte a racconti che sfiorano diversi temi, come il lutto, la speranza e la cooperazione, come spettatrice privilegiata e mai come agente diretto delle vicende. Le varie tematiche, per quanto mai troppo approfondite, non sono trattate con leggerezza e forniscono uno sfondo interessante a quella che è invece la storia personale di Ariana, orfana sin da piccola, quasi ossessionata dalla ricerca dei suoi genitori spariti e spinta a migliorarsi proprio per continuare a perseguire l’obiettivo di ritrovarli.
La storia di Ariana and the Elder Codex alterna le avventure all’interno dei Sette Codici, costellate di brevi dialoghi [fatta eccezione per il finale N.d.R.], a sessioni di riposo nella Biblioteca. A livello narrativo, in essa è infatti possibile consultare numerosi manoscritti, che approfondiscono diversi aspetti del worldbuilding del titolo, e confrontarsi con alcuni colleghi di Ariana, che, per quanto abbozzati, aiutano a rendere più vivo il mondo che la circonda, a volte riuscendo a dimostrarsi anche interessanti.


Parlando del gameplay, Ariana and the Elder Codex ricade nel genere dei giochi a piattaforme, ma implementa diversi elementi tipici di altri filoni, tra cui figurano action, GDR e metroidvania, creando una formula [chiaramente magica, eh eh N.d.R.] decisamente riuscita. Intendiamoci, il titolo di Compile Heart e HYDE non inventa praticamente nulla di mai visto e, anzi, i suoi vari elementi di gioco sono rapidamente riconoscibili da chi mastica questo medium, ma riesce comunque nell’obiettivo di mettere in mano al giocatore un sistema divertente e sfidante, senza cadere né nella ripetitività né nella frustrazione.
Ogni Codice del gioco rappresenta dunque un microcosmo con piccole meccaniche a sé e altri elementi specifici. I primi quattro, i Four Elemental Codices, sono legati a uno dei quattro elementi (acqua, terra, aria e fuoco), mentre gli altri tre, i Three Phenomena Codices, affondano le loro radici in concetti scientifici più complessi, prendendo elementi dai tomi precedenti e ricombinandoli. La meccanica chiave dell’esperienza è trovare i punti dove i tomi sono stati alterati, affrontando speciali prove a tempo (la maggior parte delle volte combattimenti) che consentono di ricevere una valutazione da D fino ad A per il restauro. Sconfitto il boss finale, il nostro lavoro sarà considerato compiuto, anche se magari incompleto, motivo per cui sarà possibile visitarli di nuovo armati di nuove abilità!


Per riuscire nelle riparazioni, Ariana ha infatti a disposizione un vasto arsenale di tecniche arcane, basate su un tipo specifico di magia elementale (oltre a delle tecniche “neutre”) e potenziabili in più modi. A questi incantesimi, però, è possibile accedere solo dopo aver completato il restauro di specifici tomi, il che rende accattivante poter decidere quali frecce aggiungere prima al proprio arco, dato che essi si possono riparare nell’ordine che si vuole [dopo aver completato quello dell’acqua, che fa da tutorial N.d.R.].
Nel corso dei livelli, si ha a che fare con nemici che possono essere legati a un elemento, suscettibili quindi al suo opposto (seguendo le dicotomie acqua/fuoco e terra/aria). Ariana and the Elder Codex offre quindi un set personalizzabile di sei abilità, selezionabili fra tutte quelle disponibili e concatenabili nel corso dei combattimenti, con cui è possibile affrontare le proprie avventure, in modo tale da scegliere liberamente se ci si vuole concentrare su un elemento specifico o avere con sé magie basate su elementi diversi. Vi sono poi diversi oggetti magici costruibili, che vanno assegnati a specifici slot che aumentano quando si sale di livello.
Siamo davanti a una profondità strategica che, senza esagerare, contribuisce a rendere l’esperienza molto personale, dove tutti gli stili di gioco ci sono sembrati validi, oltre che facilmente adattabili in base alle diverse esigenze.


Arrivati a parlare del lato artistico, possiamo anticiparvi come questo sarà il momento in cui meglio parleremo di Ariana and the Elder Codex, dato che la sua direzione creativa, coerente e ben ragionata, trasuda da praticamente tutti i suoi elementi grafici e non, rendendolo un’esperienza con una visione estetica veramente gradevole.
Graficamente parlando, infatti, il titolo porta a schermo un'affascinante grafica in 2.5D, con i personaggi che sono chiaramente tridimensionali, e la cosa è evidente soprattutto mentre si gira nella Biblioteca, ma dove il tutto viene “piegato” a dovere quando ci si ritrova a esplorare le pagine dei Codici che si stanno riparando. All’interno dei tomi, mentre Ariana e i mostri mantengono la loro profondità (come elementi esterni all'opera stessa), le piattaforme su cui ci si trova a saltare, gli squarci che si devono rammendare e i personaggi delle storie che bisogna seguire sono chiaramente resi in maniera bidimensionale, a simulare proprio delle figure disegnate su un libro illustrato. Gli sfondi stratificati, in particolare, sono il dettaglio visivo che ci è forse piaciuto di più, sin dal primo Codice esplorato; anche l’interfaccia ci è sempre sembrata molto leggibile ed elegante.
Se dovessimo trovare un difetto a livello estetico, potremmo probabilmente sottolineare come i nemici non abbiano particolare varietà, ma ciò è dovuto al fatto che ne esistono poche categorie.


Come prosecuzione del giudizio sul lato artistico, anche a livello tecnico il lavoro di Compile Heart e HYDE è stato egregio. Malgrado il gioco sia in uscita solo su Nintendo Switch (oltre che su PlayStation e Steam), ci teniamo nuovamente a sottolineare come la nostra prova sia stata eseguita su Switch 2, il che potrebbe aver migliorato i tempi di caricamento e la resa grafica. Detto questo, è comunque giusto far notare che, se non per un’interruzione improvvisa [avvenuta quando avevo già finito il gioco, oltretutto N.d.R.], il titolo non ci abbia causato problemi di sorta. I menù sono comodi da navigare, i combattimenti sono difficili al punto giusto non per qualche genere di difficoltà artificiale e, come già accennato, i caricamenti sono sempre rapidi.
Ariana and the Elder Codex si è distinto anche a livello sonoro, malgrado su questo fronte non abbiamo notato guizzi particolarmente degni di nota. Le musiche ci hanno accompagnato senza mai stancarci, pur non essendo molte e, in generale, gli effetti sonori ci sono parsi appropriati sia per ciò che dice o fa Ariana sia per cosa abbiamo affrontato all’interno dei Codici. Per quanto riguarda il doppiaggio, ci siamo presi la briga di giocare la prima metà del titolo in inglese e la seconda in giapponese, così da poter mettere alla prova i due adattamenti, entrambi buoni. E, incredibile a dirsi, forse per una volta preferiamo il doppiaggio anglosassone!
A conti fatti, Ariana and the Elder Codex è stato una lettura un viaggio davvero piacevole. Pur non avendo completato ogni singolo obiettivo offerto dal gioco, possiamo dirvi con abbastanza certezza che una partita completa non dovrebbe portarvi via più di una ventina di ore [ho concluso la sua storia in 16 ore esatte N.d.R.], il che rende questa avventura sicuramente contenuta, ma non per questo un’opera gestita in modo raffazzonato.
Per quanto la storia di Ariana avrebbe forse giovato di qualche momento narrativo più ficcante prima delle fasi finali, il tutto è stato un piacevole accompagnamento alla restaurazione dei Seven Hero Codices, un obiettivo che risulta coerente e può sfidare i giocatori che mirano al completismo a (ri)visitare questi tomi per scoprire ogni loro segreto. Grazie a un gameplay che prende da diversi capisaldi del genere, alcuni boss che non centrano perfettamente il bersaglio e una personalizzazione soddisfacente, ma che non raggiunge un vero e proprio apice, alcuni probabilmente potrebbero definire Ariana and the Elder Codex un “compitino”, ma pensiamo che tale giudizio sia piuttosto ingiusto, poiché il prodotto finale ha le carte in regola per essere apprezzato da chi cerca un platform un po’ speziato, senza voler però un’avventura troppo dispersiva. Per 30 o 40 €, a seconda della versione, pensiamo che Idea Factory e i suoi collaboratori abbiano infiocchettato un prodotto meritevole… e chissà che non ci sia in programma un secondo volume per la nostra bibliotecaria bionda!

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