

Nelle nostre prime partite ad ARC Raiders, abbiamo notato più volte come un’enorme macchina sembrasse custodire gelosamente uno strano modulo metallico, soprannominato “il Mietitore”. Qualcosa di tanto protetto doveva per forza nascondere materiali preziosi. Tuttavia, le dimensioni imponenti del colosso rappresentavano un deterrente per qualsiasi incursione sulla superficie terrestre devastata, finché un caro amico non ci raccontò che un altro giocatore gli aveva rivelato un modo per aggirare la creatura e accedere all’interno della struttura. La fortuna aiuta gli audaci, e così, dopo aver radunato il nostro equipaggiamento in sicurezza nel sottosuolo, abbiamo deciso di agire insieme. L’obiettivo era chiaro: saccheggiare il più possibile.
Sfortunatamente, la missione è iniziata male. Siamo sbucati in una palude opprimente, proprio di fronte al nostro bersaglio. Trenta minuti. Solo mezz’ora per attraversare la mappa, aggirare le misure di sicurezza della bestia, recuperare le risorse, se mai ce ne fossero state, e scomparire prima che la catastrofe scuotesse di nuovo la zona. Abbiamo attraversato le zone umide dove un tempo si era consumata una battaglia tra le ultime difese dell’umanità e l’assalto delle macchine ARC della prima ondata. Il tempo scorreva veloce, ma non era il momento di esitare: avremmo camminato finché fosse stato necessario. Sentinelle volanti pattugliavano la zona, mentre l’eco degli spari di altri Predoni, avidi di tesori quanto noi, risuonava in lontananza. Abbiamo avanzato silenziosamente, evitando ogni contatto. Dopo aver attraversato diverse strutture corrose dal tempo, finalmente siamo riusciti ad individuare il nostro obiettivo. La macchina era colossale, impossibile da distruggere, ma le sue stesse dimensioni ci offrivano una finestra di opportunità. Approfittando della sua lentezza, abbiamo attraversato di corsa il campo, nascondendoci dalla sua visuale per raggiungere il deposito che ci aveva tanto incuriositi. Quindici minuti. Abbiamo forzato una delle griglie di ventilazione e ci siamo introdotti nel compartimento. Davanti a noi, un enorme nucleo pulsante, un cuore tecnologico che nascondeva innumerevoli componenti di valore dietro un complesso sistema di sicurezza. I suoi impulsi elettrici rilasciavano scariche capaci di paralizzare e a intervalli regolari un’ondata di fiamme inondava la stanza, bruciando ogni cosa sul suo cammino. Fortunatamente conoscevamo le trappole e sapevamo come evitarle, ma appena varcata la soglia abbiamo realizzato che l’avidità sarebbe potuta diventare la nostra rovina. Al centro della sala giacevano i corpi carbonizzati di due Predoni sfortunati, un macabro presagio del nostro destino. Erano arrivati prima di noi, ma la loro inesperienza li aveva condannati. In Arc Raiders, l’impreparazione equivale alla morte.
Nove minuti. Paralizzati e parzialmente ustionati, siamo riusciti a forzare diversi scomparti finché non abbiamo piazzato tre celle a combustibile, liberando vari forzieri. Il pericolo era cessato, e abbiamo iniziato a cercare il bottino: rottami tecnologici come non ne avevamo mai visti. Otto minuti. Riempivamo gli zaini fino all’orlo senza nemmeno controllare cosa contenessero. Non c’era tempo. Senza scudi protettivi e gravemente ammaccati, siamo riusciti a fuggire dalla regina delle macchine e a ripararci per pianificare la fuga. Sei minuti. Ce l’avevamo fatta. Avevamo tutto ciò che volevamo, ma sarebbe stato inutile se non fossimo tornati indietro. Restava la prova finale. Il panico è esploso quando abbiamo scoperto che un solo punto di estrazione era ancora funzionante: l’unica via di fuga per tornare a Speranza. L’ironia? Si trovava esattamente dove tutto era iniziato. Cinque minuti. Abbiamo ricevuto un avviso radio: un orbiter ARC stava per arrivare. Non sapevamo cosa fosse, ma non avevamo intenzione di scoprirlo. Ci siamo lanciati verso la palude, con le macchine in piena attività e le scorte mediche quasi esaurite. La nostra più grande paura, però, era un’altra: eravamo gli unici Predoni rimasti in superficie? Saremmo caduti in un’imboscata? Tutti i nostri sforzi sarebbero stati vani? Tre minuti. Un boato tremendo che riecheggia a diverse centinaia di metri. Forse la regina delle macchine non era il pericolo maggiore nella zona. L’orbiter? Che genere di mostro poteva scuotere la terra in quel modo? Due minuti. Abbiamo individuato l'area di estrazione e siamo riusciti ad attivarla. Le sirene hanno iniziato a suonare: era l’ultima chiamata per chi non voleva perire là. I trenta secondi d’attesa per risalire ci sembravano un’eternità. Accovacciati nel sottobosco, abbiamo guardato le porte aprirsi. Siamo saliti e abbiamo attivato il pannello per tornare alla tana. Ce l’avevamo fatta. L'euforia era sincera.
Quella fu la migliore estrazione che avessimo mai compiuto, e ci fece aprire gli occhi su cosa Arc Raiders rappresenta davvero. Uno sparatutto che ci aveva conquistati senza farci sparare un solo proiettile. Non capita spesso. E in quel momento abbiamo capito di trovarci davanti a qualcosa di serio.
Abbiamo voluto raccontare questo episodio per mostrare il più grande pregio di Arc Raiders: ogni partita si trasforma in un’avventura memorabile, un’odissea irripetibile. Embark ha realizzato un’esperienza multigiocatore con una narrazione emergente di rara efficacia, grazie all’integrazione perfetta dei suoi elementi. In sostanza, Arc Raiders ricorda Helldivers 2, ma offre una libertà ancora maggiore nel dettare il destino di ogni missione. Si può giocare da soli o in squadre di tre, affrontando una quantità quasi infinita di ostacoli e risorse per ottenere materiali e sopravvivere. Pur non essendo rivoluzionario, Arc Raiders riesce a rendere il genere PvPvE davvero appassionante. Oltre a scontrarci con i nemici controllati dall’IA, dobbiamo confrontarci con altri giocatori che condividono il nostro stesso obiettivo: riempirsi le tasche e tornare alla base. Morire significa perdere tutto, ma il gioco riesce comunque a premiare anche la sconfitta, rendendola parte integrante della crescita. È frustrante, sì, ma ogni estrazione riuscita assume un valore speciale.
Il design è eccezionale. I nemici sono spietati, più rapidi e letali di noi, e vanno evitati a meno di essere certi del colpo. Tuttavia, possiedono punti deboli e la fisica del gioco permette approcci creativi: far oscillare un hovercraft e schiantarlo è sempre una strategia efficace. Le armi, almeno nelle fasi iniziali, sono lente e limitate, perciò ogni colpo conta; le munizioni non vanno sprecate, e anche uno scontro tra Predoni può diventare un momento cruciale. Il movimento, poi, è sorprendentemente profondo: gestire la resistenza è vitale e il sistema di schivate, scivolate e scatti rende ogni azione dinamica e realistica, con animazioni curatissime. Le meccaniche di saccheggio sono altrettanto soddisfacenti. Ogni risorsa ha un valore, dal filo di rame ai componenti rari, utili per creare armi, riparare scudi o potenziare i banchi da lavoro della base.
Anche l’audio è straordinario: il gioco fa del silenzio un’arma, perché ogni suono: uno sparo, un passo sul metallo, un allarme possono tradirti. L’illuminazione amplifica la tensione, dando al gioco un’atmosfera da survival horror, ma è nelle interazioni sociali che Arc Raiders mostra la sua vera anima. Nessun altro sparatutto o battle royale ci ha offerto situazioni tanto imprevedibili. In squadre da tre, ogni incontro con altri giocatori è pura adrenalina; da soli, la solitudine può invece trasformarsi in cooperazione spontanea. Abbiamo vissuto momenti di tregua e tradimento, di alleanze improvvisate e omicidi freddi. È incredibile come Arc Raiders riesca a far emergere il meglio e il peggio di noi con strumenti tanto semplici, ma efficaci, come la ruota dei comandi o la chat di prossimità.
La progressione è profonda e gratificante. Al lancio il gioco offre quattro mappe, ognuna con caratteristiche uniche, eventi dinamici, cambiamenti climatici e variazioni di densità nemica. Graficamente, il titolo è impressionante: l’Unreal Engine 5 dona un’illuminazione e un dettaglio ambientale sorprendenti, e l’ottimizzazione è eccellente. Arc Raiders scorre fluido, con pochi bug e collisioni gestite bene, un esempio che molti altri giochi dovrebbero seguire. Anche la base è un elemento fondamentale. Qui accumuliamo tutto ciò che abbiamo estratto: armi, scudi, potenziamenti, risorse e accessori. La varietà è enorme e il sistema di crafting è profondo e intuitivo, quasi roguelite. Anche i raid falliti servono a migliorare, imparando gradualmente dove andare, chi affrontare e cosa cercare. Tutto questo è immerso in un mondo affascinante, una Terra devastata da due catastrofi: la prima naturale, la seconda meccanica. Quando i superstiti hanno provato a ricostruire, le macchine ARC sono arrivate dal cielo, costringendo l’umanità a rifugiarsi sottoterra. Noi Predoni siamo gli unici a poter risalire in superficie per recuperare ciò che resta della civiltà. L’universo di Arc Raiders mescola le suggestioni di Metro 2033, Fallout, Horizon Zero Dawn e Terminator, costruendo un mondo coerente e affascinante anche senza una campagna narrativa. La colonna sonora di Johan Söderqvist [già compositore di Battlefield 1 e Battlefield V N.d.R.] accompagna perfettamente l’atmosfera malinconica e tesa del gioco.
Arc Raiders è disponibile su PS5, Xbox Series X|S e PC al prezzo di 39,99 €, con una Deluxe Edition da 59,99 € che include vari extra estetici, come l’abito “Valiant”, lo zaino “Pioneer”, l’accessorio “Basket”, l’emote “Gun Fingers”, l’abito “Scatterboy” e 2.400 Raider Coins. Fatico a trovare punti deboli in Arc Raiders, se non il fatto che non sia un gioco per tutti. Il suo ritmo e la difficoltà, tipici di uno sparatutto ad estrazione, sono lontani dalla frenesia dei multiplayer più leggeri, ma è proprio qui che risiede il suo enorme potenziale. Il livello di cura e coesione che offre è superiore a molti concorrenti: ogni gesto, ogni estrazione, ogni rischio dà la sensazione di appartenere davvero a questo mondo.
Concludendo, Arc Raiders mantiene le promesse e tratta i giocatori con rispetto. Ogni partita può crollare in un attimo, e proprio questa tensione rende la vittoria ancora più gratificante. Se cercate un’esperienza multigiocatore sociale, competitiva e immersiva, difficilmente troverete qualcosa di altrettanto completo. Il pass battaglia è discreto, gli acquisti in-game sono solo estetici e mai invasivi. Da tempo non ci sentivamo così coinvolti in uno sparatutto cooperativo. Arc Raiders segue le orme di Helldivers 2 per offrire un’esperienza profonda, memorabile e ricca di scelte creative. È uno sparatutto a estrazione unico, capace di regalarci momenti che non dimenticheremo facilmente. Ci vediamo in superficie Raiders.
Il codice ci è stato fornito per Xbox Series X dal distributore.

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