Pokemon Mystery Dungeon: Squadra di soccorso DX Pokemon Mystery Dungeon: Squadra di Soccorso DX – Recensione

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Il brand Pokémon è uno di quelli che negli anni è sempre riuscito a reinventarsi tra serie principale, spin-off e titoli mobile. Correva l’anno 2005 quando Nintendo e Spike Chunsoft (all’epoca solo Chunsoft) tirarono fuori uno dei rami più produttivi: Pokemon Mystery Dungeon. Inizialmente considerato un titolo di poco conto, con il passare del tempo è diventato quasi un caposaldo per gli amanti di Pokémon, seppur i titoli non fossero stati particolarmente apprezzati dalla critica. Nel corso dei 15 anni, infatti, sono state vendute circa 13 milioni di copie con un netto calo, però, nei tempi recenti rispetto al passato. Questo calo è coinciso, anche, con quello dell’intera serie che è diventata quasi un peso per la maggior parte del videogiocatori. Complice il successo di Spada e Scudo, però, Nintendo ha deciso di dare al brand un’ulteriore possibilità sfruttando le capacità di Nintendo Switch per tirare fuori il remake di Pokemon Mystery Dungeon Squadra di Soccorso Blu e Rossa, uscito per la console ibrida lo scorso 6 marzo.

Mamma, mi sono svegliato Pokémon

Pokemon Mystery Dungeon Squadra di Soccorso DX [che ora abbrevieremo nel miglior modo possibile n.d.H.] ci mette al comando di una sorta di nostro avatar: un pokémon con all’interno l’anima di un essere umano. Il mostriciattolo, infatti, verrà scelto tramite una serie di domande che ci verranno poste inizialmente in modo da scegliere quello più adatto a noi. Una volta svegli, ci troveremo davanti al nostro partner che ci aiuterà a trovare un team e con il quale formeremo una squadra di soccorso. Questi team vanno alla ricerca in alcuni speciali dungeon (dalla creazione casuale) di pokémon che si sono persi al loro interno e che han fatto preoccupare gli amici che ci faranno la richiesta. La storia del nostro protagonista e del suo partner ci porterà a scoprire una leggenda che minaccia la quiete del mondo nel quale viviamo.

La storia non è niente di particolare, sopratutto al giorno d’oggi, ma intrattiene per tutte le ore che trascorreremo prima dei titoli di coda (circa una ventina, che andranno ad aumentare nel caso volessimo portare a termine tutte le side quest), anche se sarà necessario chiudere un occhio in alcune sequenze per renderle credibili. Durante i dungeon potremmo trovare dei pokémon che vorranno seguirci, presi bene dal nostro esempio, reclutandoli così nel nostro team, ma, per poterlo fare, sarà necessario avere il campo adatto. Questi sono acquistabili nella città principale e saranno necessari per far vivere a proprio agio i nuovi amici. Nel caso non avessimo il posto giusto, il mostriciattolo ci abbandonerà alla fine del dungeon, ringraziandoci per l’avventura e donando dei soldi alla nostra causa. Ovviamente reclutare tutti avrà un costo elevato e necessiterà di farming di dungeon e missioni secondarie, ma sarà necessario per affrontare il post game e il tanto ambito reclutamento dei pokémon leggendari. La serie Mystery Dungeon è sempre stata adatta alla natura portatile delle console Nintendo perché il genere stesso non è affine a lunghe sessioni. Affrontare 20 o 30 piani per dungeon può alla lunga stufare e ogni tanto è necessario prendersi una pausa per resettare sé stessi e affrontare lucidamente l’avventura senza frustrazioni derivanti dall’effettuare sempre le stesse azioni.

Procedurando insieme

Abbiamo parlato della natura di dungeon crawler della serie Mystery Dungeon e questo capitolo non fa eccezione. Per chi è meno avvezzo al genere possiamo dire che si tratta di un labirinto costruito proceduralmente da affrontare fino ad arrivare alle scale per salire al piano successivo. Il movimento avviene tramite una griglia stile scacchi con i nostri compagni di squadra che ci seguiranno in qualsiasi nostro movimento. All’interno del dungeon potremo trovare dei pokémon avversari, mossi dalla CPU, che si muoveranno ad ogni nostra azione e con i quali ci si potrà scontrare. Tatticamente utilizzare pokémon in grado di sferrare mosse a distanza sarà fondamentale perché spesso farà la differenza tra la vittoria e la sconfitta. Quest’ultima si pagherà molto cara: infatti ci verranno tolti tutti gli oggetti presenti nella nostra borsa degli strumenti e i soldi raccolti fino a quel momento.

Il gameplay, purtroppo, si scontra pesantemente con il peso degli anni e la macchinosità di certi movimenti e meccaniche porteranno anche momenti di completa frustrazione. Più volte, infatti, ci è capitato di sbagliare movimento utilizzando la levetta analogica, perché il movimento a 360 gradi non è concepito, e di scegliere dunque di utilizzare il d-pad. Purtroppo questo è figlio del genere e non dello sviluppo, ma non possiamo negare che probabilmente alcune meccaniche potevano essere sicuramente svecchiate per non incappare in problematiche simili. Rispetto al gioco originale abbiamo notato come ci sia stato una semplificazione generale, facendo trovare molti oggetti curativi come Revitalseme e baccarancia che 15 anni fa erano considerati rarissimi e praticamente introvabili. Non possiamo sicuramente criticare questo aspetto, in quanto il core del gioco – come avviene nella serie principale – è il post game che ci vedrà alle prese con dungeon complicati (fino ad arrivare anche a 99 piani) e con avversari molto più temibili.

Il peso degli anni

Pokemon Mystery Dungeon Squadra di Soccorso DX sicuramente è un prodotto adatto ai fan del brand e chi ha giocato l’originale sicuramente troverà piacevole rivivere certe avventure e situazioni. Il problema, più del genere che del gioco in sé, è che ci si ritroverà per ore a effettuare le stesse operazioni scontrandosi più con i comandi che con gli avversari e finendo probabilmente per perdere a causa di un errore stupido più che per demerito proprio. Al lato gameplay, quindi, il gioco merita sicuramente per gli appassionati – mantenendo però alcune riserve sulla main quest – mentre visivamente è un piccolo gioiellino in grado di rielaborare in maniera ottimale il passato pur senza dover ricalcare per forza la serie principale. Infatti artisticamente il gioco è un piccolo gioiellino in grado di far strabuzzare gli occhi seppur inizialmente potrebbe stupire e stranire la maggior parte dei giocatori. Lo stile pastello, infatti, tende a dare il suo meglio dopo qualche ora, quando ormai ci si è abituati ed è possibile quindi godere di ogni piccola sfumatura presente. Acquistatelo senza dubbi se siete pronti a ore di dungeon procedurali e conoscete bene il genere, in quanto non è probabilmente adatto a tutti quanti.

Good

  • Remake del primo gioco
  • Su switch comodissimo
  • Stile grafico interessante
  • Meritevole per gli appassionati

Bad

  • Storia dimenticabile,
  • Genere invecchiato male
  • Ci si aspettava di più
7

"PRETTY GOOD"

Sono un videogiocatore dal 1997, ho iniziato con SNES per poi passare al brand Playstation che ancora oggi rimane nel mio cuore pur possedendo quasi tutte le console.

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