Ion Fury Ion Fury – Recensione – Tribe Games

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Ion Fury è un titolo indie che ha attirato la nostra attenzione fin da quando abbiamo potuto vedere qualche immagine del suo gameplay. A partire dal suo aspetto per finire con le meccaniche di gioco infatti, Ion Fury urla a squarciagola la sua ispirazione ai grandi classici del passato degli sparattuto riproponendo, in una chiave più moderna e rivisitata, la medesima esperienza e feeling.

UN MONDO IN PIXEL ART E 60 FPS

Ion Fury nasce con l’idea di riproporre ai nostri giorni un gameplay ed un mondo di gioco tipico di titoli come i vecchi Doom o Duke Nukem. Scordatevi quindi foto realismo e raytracing, perché questo titolo Indie vi trasporterà direttamente in un mondo fatto di sprite 2D e texture in pixel art. Ed è proprio grazie a questo connubio che Ion Fury riesce a realizzare un’esperienza estremamente interessante ed immersiva. Artisticamente parlando infatti le ambientazioni risultano, nella loro semplicità, estremamente curate e, a dispetto della loro natura pixellosa, anche con un colpo d’occhio per nulla sgradevole. Certo guardando da vicino le texture e i modelli è palese come la qualità non sia certo eccelsa, ma per compensare gli sviluppatori hanno arricchito le ambientazioni di innumerevoli dettagli ed animazioni che impreziosiscono l’esperienza. Potremo quindi accendere e spegnere luci, interagire con innumerevoli elementi dello scenario, rompere finestre e vetri, distruggere quasi ogni elemento e, saltuariamente, scovare anche passaggi segreti e stanze nascoste.

L’altro grande elemento a favore del titolo, nonché segno dell’appartenenza a questa generazione, è il framerate. Il gioco ha mantenuto durante le nostre partite un framerate abbastanza stabile e sempre intorno ai 60 FPS, rendendo effettivamente l’esplorazione e lo shooting piuttosto soddisfacenti. A fronte di questo, l’ottimizzazione del titolo, vera croce e delizia dei titoli moderni, non si è sempre dimostrata all’altezza delle aspettative e, in situazioni più concitate e più ricche di nemici del solito, oppure in concomitanza con il caricamento di alcune aree nuove, il motore grafico fatica a stare al passo perdendo qualche frame qua e la, e presentando fenomeni di stuttering piuttosto evidenti. Per fortuna si tratta di eventi poco frequenti, ma ugualmente potenzialmente fastidiosi.

BENE CONTRO MALE

Ion Fury non brilla certo per la sua trama complessa, o la profondità dei suoi personaggi. Come nei suoi progenitori più anziani, anche qui la storia è poco più che un pretesto per offrici frotte di nemici umani e non, da crivellare di pallottole e umorismo di bassa lega [perché alla nostra eroina non poteva mancare quel tocco sagace alla Duke Nukem dei tempi andati n.d.r.]. Detto questo, e dato il contesto in cui si colloca questo gioco, dobbiamo però ammettere che sia la trama, che il clima che si respira mentre procediamo come dei rulli compressori nei vari livelli, non stona affatto, ed anzi riesce a strappare anche qualche sorriso di tanto in tanto. A rendere però l’esperienza più interessante, e longeva, troviamo un gran quantitativo di segreti celati in modo più o meno astuto nella vastità dei livelli in cui ci ritroveremo. Questi rappresentano il canto di una sirena per quei giocatori completisti che puntano a tutti i costi raggiungere il tanto agognato 100% del titolo. Questa volta non sarà solo una questione di orgoglio da videogiocatori però, ma sarà anche un grande aiuto identificare queste zone nascoste, giacché al loro interno sarà possibile trovare preziose munizioni, armi e cure, elementi decisamente indispensabili per poter affrontare con successo le orde nemiche. Orde che non saranno affatto clementi con la nostra eroina che, già da livelli di difficoltà non proprio elevati, si ritroverà a fare i conti con un numero piuttosto consistente di nemici che, con l’avanzare dei livelli, sono destinati ad aumentare ulteriormente di numero e di aggressività. Ion Fury è un gioco che, come abbiamo ribadito più volte, affonda le sue radici nel passato degli FPS e tra le varie caratteristiche che erdita da questo mondo vi è anche la difficoltà e la filosofia. Non stiamo parlando sicuramente del gioco più difficile al mondo, ma il numero sempre crescente di nemici, la scarsità di munizioni e la distanza piuttosto importante tra i checkpoint rendono l’esperienza finale tutt’altro che una passeggiata nel parco. Sarà necessario conoscere a fondo i nemici, imparare a sfruttare appieno le abilità delle nostre armi, e scegliere con cura quali adoperare. Come ciliegina sulla torta il sistema dei checkpoint che già abbiamo citato non contribuirà affatto a renderci la vita semplice. Questi ultimi sono infatti parecchio distanziati nelle mappe e, ogni volta che moriremo, saremo costretti a ripetere tutto quanto il percorso fino al luogo del nostro precedente decesso. A tal fine Ion Fury ci viene in aiuto con la possibilità di adottare il classico sistema dei quicksave e dei salvataggi, che se sfruttati in modo accurato e prudente ci permetteranno di avere sempre una buona rete di sicurezza dietro di noi. Il nostro consiglio è infatti quello di salvare spesso e frequentemente in modo da tenervi stretti tutti i progressi che riuscirete strappare nella campagna. [Salva spesso salva adesso n.d.r.]

CLASSICO MA MAI VECCHIO

Come avrete capito il gameplaydi Ion Fury è quello di ogni classico sparatutto dei cari vecchi tempi andati. Avrete a disposizione una comoda vita che si può ricaricare raccogliendo kit medici, una armatura che si potrà riparare trovando delle placche ed un arsenale di tutto rispetto che vanta, per ogni arma, due modalità di fuoco distinte. Anche i nemici prendono fortemente ispirazione dai canoni classici del genere, partendo dagli antagonisti più comuni fino a quelli più rari e potenti, passando per tutte le loro varianti. Per concludere i Boss rappresentano probabilmente i combattimenti più impegnativi, anche se spesso non brillano per originalità nel design. A voler essere onesti Ion Fury mantiene questa filosofia piuttosto stabile per tutta la sua durata, proponendo un prodotto sicuramente interessante e ben fatto, ma che perde mordente col tempo e non riesce ad eccellere in quasi nulla. Sebbene le ambientazioni siano molto curate, il gameplay più che discreto e sufficiente, manca quella scintilla che potrebbe far fare il salto di qualità al gioco, relegandolo invece ad una certa ripetitività quasi rassicurante, ma che può sicuramente annoiare sul lungo periodo. Se siete giocatori in cerca di titoli zeppi di segreti, passaggi nascosti e alcune citazioni veramente interessanti alla cultura nerd dei tempi che furono sicuramente troverete pane per i vostri denti, al contrario se non siete troppo amanti del genere non ci sentiamo di raccomandarvi l’esperienza, potreste non trovare proprio quello che cercate.

CONCLUSIONI

Alla fine della nostra esperienza su Ion Fury  ci siamo ritrovati con sensazioni contrastanti. Da un lato il gioco ci ha divertito e stuzzicato, portandoci indietro nel tempo a quando giocavamo a Doom nelle nostre camerette e instillando con prepotenza un forte senso di nostalgia per il genere ormai portato avanti da pochi altri titoli [Un esempio che ci viene alla mente è sicuramente Project Warlock n.d.r.]. Il rovescio della medaglia è chiaramente rappresentato da quei limiti di gameplay tipici di giochi così classici che, sebbene possano non essere di grande rilevanza in una breve partita, possono farsi sentire in modo più prepotente giocando un’intera campagna. Qualitativamente questo gioco infatti non brilla per qualità, ma riesce ugualmente a dimostrare di avere un carattere e di saperlo portare avanti, nonostante gli ammiccamenti ai tanti classici del genere. Come già detto quindi ci sentiamo di raccomandare Ion Fury soprattutto ad un pubblico di appassionati e cultori del genere.

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Good

  • Un gioco classico fino al midollo...
  • Graficamente ispirato e ricco di dettagli
  • Segreti ovunque
  • Veloce e frenetico

Bad

  • ...forse anche troppo classico per qualcuno
  • Tecnicamente non sempre stabilissimo
7.8

"PRETTY GOOD"

Nato nel lontano 87, entrato in contatto col videogioco grazie a NES e Game Boy, ma consacrato al mondo del gaming solo più avanti dalle saghe di Final Fantasy e Metal Gear. Ora convinto sostenitore del media video ludico come mezzo per comunicare non solo storie, ma anche e sopratutto emozioni ed esperienze coinvolgenti. "I giochi in passato non avevano una grafica assurda, era altro che li rendeva memorabili ai nostri occhi di bambini, la nostra capacità di sognare. Ed io voglio tornare a sognare".

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