
Dopo aver assistito alla presentazione di Exoborne, lo sparatutto a estrazione degli sviluppatori svedesi di Sharkmob durante la Gamescom dell’anno scorso, quest’anno abbiamo finalmente potuto provarlo con mouse e tastiera. In una sessione di circa 25 minuti ci è stato mostrato ciò che rende Exoborne così speciale. E vi raccontiamo perché questa demo è stata una delle esperienze più piacevoli della fiera.
Exoborne è uno sparatutto cooperativo a squadre da tre giocatori, dove ci si scontra sia con PNG sia con altri utenti su una mappa di grandi dimensioni. Un concept che non è certo nuovo, ma che qui viene reinterpretato con due elementi distintivi. Il primo riguarda gli esoscheletri: ogni mercenario indossa un Exo-Rig con abilità uniche, pensate per stili di gioco diversi, dall’agilità scattante al ruolo da tank. L’obiettivo delle missioni di estrazione è recuperare risorse per potenziare l’esoscheletro, ma attenzione: chi cade in battaglia lascia dietro di sé il proprio Exo-Rig, rendendo ogni scelta rischiosa. Più a lungo restiamo in campo, migliore sarà il bottino, ma più arduo sarà lasciare la zona vivi. Il secondo elemento chiave è la forza della natura. Exoborne introduce condizioni meteorologiche dinamiche che cambiano radicalmente il gameplay. Durante il round che abbiamo provato, la visibilità iniziale era ridotta a causa di una fitta tempesta di polvere. Questo ha reso difficile individuare i nemici e la nostra squadra è finita quasi subito tra le braccia di un gruppo avversario. Ne è nato il primo intenso scontro a fuoco, che siamo riusciti a vincere. Poco dopo, l’aria si è schiarita e per la prima volta abbiamo potuto ammirare lo splendido ambiente tropicale. La ciliegina sulla torta è stata una violenta tempesta finale, con tuoni, fulmini e detriti sollevati dal vento: un momento visivamente spettacolare.
Uno degli aspetti più divertenti è stato l’uso del parapendio integrato nell’Exo-Rig. In piena tempesta abbiamo potuto aprirlo e venire catapultati in aria, ottenendo una visuale completamente nuova del campo di battaglia. La verticalità non è solo un espediente estetico: in una sparatoria particolarmente intensa, il parapendio ci ha permesso di fuggire in modo credibile, trasformando la tempesta in un’occasione tattica. Gli ultimi cinque minuti della partita, tra pioggia battente, fulmini e l’evacuazione in elicottero, sono stati carichi di adrenalina. I mercenari si controllano in terza persona, e i comandi ci sono sembrati solidi fin da subito. Le armi trasmettono un buon feedback e i combattimenti, sia contro l’IA che contro altri giocatori, sono stati divertenti e reattivi. Anche senza tempesta, abbiamo potuto generare correnti d’aria con l’Exo-Rig per lanciarci in alto, seppur con un cooldown che obbliga a usarle con strategia. Il nostro personaggio disponeva inoltre di un potente attacco aereo ad area, davvero efficace. Non vediamo l’ora di scoprire le abilità uniche degli altri esoscheletri e capire quanto varieranno le strategie di squadra.
Quello che ci ha colpito di più è la combinazione di verticalità e forze naturali devastanti. La scarsa visibilità iniziale e la tempesta finale hanno cambiato radicalmente il ritmo della partita, regalando momenti dinamici e memorabili. Resta da capire se queste condizioni sapranno mantenere varietà sul lungo periodo o se rischieranno di diventare un semplice espediente. Non abbiamo ancora esplorato a fondo la varietà degli Exo-Rig, le tre mappe annunciate né il sistema di missioni, ma il potenziale c’è tutto. Pur non essendo grandi fan del genere extraction shooter, Exoborne ci ha sorpreso e convinto. L’azione frenetica, il design delle mappe e soprattutto l’impatto delle condizioni atmosferiche ci hanno lasciato con la voglia di tornare subito a giocare. Se Sharkmob riuscirà a mantenere questo equilibrio, Exoborne potrebbe diventare uno degli sparatutto più interessanti dei prossimi anni.
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