Warhammer 40.000: Dark Heresy – Hands-On [Closed Alpha]

Pubblicato il 5 Febbraio 2026 alle ore 11:15
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Grazie ai nostri amici di Owlcat Games siamo riusciti ad avere accesso alla Closed Alpha di Dark Heresy, il loro nuovo CRPG ambientato nel mondo di Warhammer 40.000. Ci siamo quindi rimboccati le maniche e immersi nuovamente nel mondo dell’Imperium per scoprire come questo nuovo titolo interpreta il mondo dell’inquisizione, ma soprattutto quali novità sono previste in arrivo nel gioco finale.
Prima di iniziare però lasciateci fare le dovute raccomandazioni di rito, quello che state per leggere è un hands-on di un titolo ancora in fase di sviluppo, anzi, a volerla dire tutta, all’inizio del suo sviluppo. Come tale quello che vedrete non è per forza rappresentativo del prodotto finale, piuttosto vuole essere proprio un primo assaggio di quello che sarà poi il titolo nella sua completezza.

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Dark Heresy è un titolo che, a chi gioca di ruolo, non risulterà affatto nuovo, ma anche a chi segue Owlcat Games a voler essere onesti. Parente stretto del già famoso Rogue Trader [già trasposto nella sua versione videoludica da Owlcat Games N.d.R.], è anch’esso originariamente un gioco di ruolo cartaceo (Pen & Paper) che però sposta la sua narrativa maggiormente all’interno dell’Imperium e dell’inquisizione ponendo il suo focus, da quello che abbiamo visto, sull’Ordo Hereticus.

Ereditando gran parte delle meccaniche e del gameplay dal suo predecessore, Dark Heresy parte già con una base forte e soprattutto nota, ma eredita in parte anche qualche piccolo difetto dal suo predecessore. Giocando questa Closed Alpha però abbiamo avuto modo di constatare con piacere che Owlcat Games non si è limitata a riciclare Rogue Trader presentando un gioco quasi identico, ma si è impegnata a variarlo quel tanto che basta per offrirgli una propria identità. Quest’ultima era già forte del mondo di Warhammer 40K e qui viene riportata con la medesima efficacia, delineando un mondo oscuro, decadente e spesso dimenticato.

Dark Heresy

Novità e indagini

A tal proposito la storia qui assume, come già detto in precedenza, un tono maggiormente investigativo e presenta tutta una serie di meccaniche per supportare questa deriva. In primis l’Inquisitor Journal è un piacevole supporto alle nostre indagini, una schermata dove verranno raccolte le informazioni, gli indizi e i collegamenti raccolti fino a quel momento. Questo non solo ci aiuta a fare il punto della situazione, ma sarà estremamente utile durante la ricostruzione dei casi e in generale in quei momenti in cui non sapremo cosa fare e cercheremo delle piste su cui indagare.

Anche le mappe e le ambientazioni sono state migliorate e riviste, presentando una maggiore interattività e anche un maggior dinamismo. Nella Closed Alpha ci è stato permesso di esplorare un'area piuttosto grande e divisa in sezioni, permettendoci di scegliere anche a seguito di quali eventi giungere sulla scena (una missione fallita oppure una ricognizione riuscita o altri elementi del genere). Il risultato è che alcune zone potranno essere affrontate a diversi livelli di difficoltà, e sebbene siano a tutti gli effetti lo stesso luogo, non saranno proprio uguali, proponendo approcci e situazioni anche radicalmente diverse tra loro. Questo chiaramente permette di offrire varietà, nel momento in cui si giocherà più volte la campagna, ma anche nel caso in cui si dovesse tornare in un'area già nota, ma in momenti diversi della trama.

Per concludere il capitolo novità, inoltre, sappiate che nella Closed Alpha abbiamo avuto anche la possibilità di eseguire delle ricerche su alcuni indizi raccolti, estrapolando quindi da essi altre e più approfondite informazioni e, ultimo, ma non meno importante, abbiamo ricostruito un'intera scena del crimine tramite queste ultime.

Periti inquisitori

Proprio su questa meccanica che abbiamo sperimentato nella Closed Alpha vorremo infatti soffermarci. Non ci è dato sapere se questa trovata verrà infatti ripresa in altri contesti, e nemmeno se la incontreremo altre volte lungo la campagna definitiva. Quello che abbiamo visto però ci ha incuriosito non poco e, a nostro modesto modo di vedere, sarebbe un elemento di gameplay molto interessante da proporre con una certa regolarità, quasi come una sorta di mini gioco da risolvere. Questa meccanica ci rende responsabili della ricostruzione di una scena del crimine. Come tali, avremo un primo momento, in cui interrogheremo i testimoni, raccoglieremo indizi ed eseguiremo perizie e analisi, mettendo così assieme tutte le informazioni in nostro possesso. Una volta che saremo soddisfatti della nostra raccolta dati, ci verrà chiesto di ricostruire l’accaduto, il tutto tramite una serie di proiettori olografici che rappresenteranno visivamente la nostra ricostruzione. Per concludere, il nostro lavoro verrà valutato ed eventualmente corretto, ricevendo quindi a questo punto una ricompensa dal gioco adeguata alla nostra precisione.

Nulla di nuovo dal fronte

Un elemento che invece ci è parso quasi del tutto immutato è proprio quello delle battaglie. Il sistema di classi e origini ci pare infatti molto in linea con quello presentato in Rogue Trader, fatta eccezione per set up e ambientazione. Nelle nostre avventure in questo caso le abilità di interrogatorio, persuasione, nonché quelle di intimidazione avranno quasi di sicuro una maggiore utilità in un mondo dove la maggior parte del tempo dovremo interagire con sospettati e testimoni, spesso recalcitranti a collaborare. Oltre a ciò, l’esperienza è più o meno la stessa una volta in battaglia e anche qui il gioco eredita il sistema di coperture, movimento ed azioni già ampiamente descritto in Rogue Trader.
Quello che invece cambia, come potrete aver dedotto arrivati a questo punto, è proprio il ritmo stesso con cui si svolgono le azioni e la narrativa. La deriva investigativa di questo secondo capitolo ha infatti ridotto piuttosto drasticamente il numero di incontri, lasciando maggior respiro all’esplorazione e all’indagine vera e propria, nonché all’interazione e ai dialoghi. Questo cambio di marcia ci è sembrato però molto ben contestualizzato, ma anche bilanciato, offrendo ricompense sotto forma di punti esperienza in modo più frequente anche al di fuori degli scontri.

Speranze e timori

Dopo aver giocato per diverse ore a questa Closed Alpha non possiamo che essere molto fiduciosi nel prodotto finale. Dark Heresy ci pare una produzione solida, consapevole e ben costruita. Un riciclo non becero, ma ragionato, che recupera tutto il possibile dalla produzione precedente, ma che presenta anche un’identità propria con meccaniche e dinamiche dedicate. Insomma, un passo in avanti sotto ogni punto di vista, ma non senza qualche difettuccio.

In primo luogo vi ricordiamo che Dark Heresy è un titolo che non presenta una localizzazione italiana, ed essendo un gioco fortemente dipendente dal testo, soprattutto ricco di dialoghi e sezioni narrative, potrebbe risultare difficile da affrontare se non avete una buona padronanza della lingua. Per chi già grida allo scandalo dicendo che nel 2026 ormai inoltrato chiunque dovrebbe conoscere a menadito l’inglese, ricordiamo anche che, per quanto lo si possa conoscere bene, non è comunque la prima lingua per molti giocatori. Per godersi appieno il gioco, queste persone dovrebbero quindi concentrarsi e sforzarsi molto al di sopra della norma per tradurre in modo corretto ogni dialogo e riga di testo, e questo non sempre è il mood con cui una persona dopo una giornata di studio o di lavoro affronta una serata di gioco. Detto questo, permane uno dei difetti che Owlcat stessa aveva ammesso parlando di Rogue Trader, ovvero il fatto che, per quanto si fossero sforzati, il comparto meccanico e quello narrativo risultano ancora debolmente accoppiati con pochi punti di contatto e di influenza l’uno sull’altro.

Per concludere, Warhammer 40.000: Dark Heresy al momento ci ha mostrato un'infinitesima parte del suo mondo di gioco, e non possiamo certo sapere se la qualità vista in queste poche ore sarà mantenuta per l’intera campagna, e nemmeno se le missioni secondarie manterranno questo ottimo grado di integrazione con il mondo di gioco. Quello che possiamo dire è che, se Owlcat riuscirà ad offrire un’evoluzione costante e senza interruzioni sia dei personaggi che del mondo di gioco, mantenendo così un ritmo appagante e soddisfacente per tutta la campagna, allora avremo quasi di sicuro per le mani un’altra piccola perla del mondo di Warhammer 40K.

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