Judgement – Recensione

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Sin dalla sua prima comparsa nel lontano 2005, Kamurocho, il quartiere a luci rosse fittizio di Tokyo ispirato alla realmente esistente area di Kabukicho, è sempre stato qualcosa di più di una semplice ambientazione di gioco. Kamurocho è infatti il vero e proprio co-protagonista della serie di Yakuza, tanto quanto il suo eroe simbolo Kazuma Kiryu. Con la chiusura della saga del Drago di Dojima, però, non si sono certo chiuse le vicende che hanno al proprio centro il peccaminoso quartiere. Oltre al già annunciato Shin Yakuza, il team Ryu ga Gotoku Studio ha infatti deciso di riportare i giocatori a Kamurocho per raccontarci una nuova storia, tanto diversa quanto simile a quelle che ci hanno appassionato in questi anni: Judgement. La nuova opera targata SEGA è un titolo ambizioso che mescola le meccaniche investigative di serie come Ace Attorney al solido ed intramontabile gameplay della saga di Yakuza.
Benvenuti nell’agenzia di investigazioni Yagami.

Better Call Yagami

Judgement è un titolo che ci offrirà un punto di vista molto diverso da quello che conosciamo per osservare Kamurocho: se per anni abbiamo visto delle storie dal punto di vista della Yakuza che spadroneggia nel quartiere, questa volta vivremo l’avventura nei panni di un rappresentante della legge, un detective coraggioso e fuori dagli schemi. Il protagonista di Judgement, tale Takayuki Yagami, è infatti un personaggio incredibilmente profondo e ben scritto, con una pesante storia alle spalle.
Divenuto orfano a seguito di un grave incidente, Yagami è stato cresciuto sotto l’ala protettiva del patriarca della famiglia di Yakuza Matsugane, ma, invece di seguire le orme del mentore e dei suoi amici, ha deciso di abbandonare la via del crimine e di proseguire su quella legale, diventando in pochi anni un abile avvocato.
Affiliato ad un modesto studio legale, Yagami ha conosciuto la fama nazionale quando è riuscito a difendere un imputato in un processo veramente difficile per un’accusa di omicidio.
Basterà però solo una telefonata a distruggere per sempre il sogno del giovane: il suo assistito, una volta scagionato, ha ucciso la propria fidanzata e dato fuoco alla sua abitazione.
Devastato dal senso di colpa ed accusato da più parti di essere il difensore di un killer, Yagami ha deciso di abbandonare il mondo dell’avvocatura per reinventarsi, alcuni anni dopo, come un detective da strada, disposto ad accettare ogni caso pur di poter racimolare denaro.
Disinteressata alle vicende di Yagami, la turbolenta vita di Kamurocho continua però il suo peccaminoso moto e, tra le decine di crimini che dilaniano il quartiere, qualcosa di strano sta avvenendo: mentre bande di giovanissimi ladri acrobati sconvolgono la vita di tutti i giorni, nelle strade cominciano ad apparire i corpi, orribilmente mutilati, di alcuni esponenti di un clan di Yakuza del Kansai che recentemente ha iniziato a mettere gli occhi sul quartiere.
Il passato e il presente di Yagami si scontreranno brutalmente quando il detective, trascinato dalle correnti del destino, si troverà a supportare il suo precedente studio legale nella difesa di Kyohei Hamura, arrogante esponente di spicco della famiglia Matsugane, accusato del più recente degli omicidi ai danni del clan rivale.
Supportato dal fedele amico Kaito, uno ex Yakuza dal cuore d’oro, Yagami si troverà ad investigare sugli omicidi del misterioso serial killer noto come “La Talpa”, nuotando controcorrente in un mare di intrighi, menzogne, complotti e colpi di scena che coinvolgono tanto la Yakuza quanto coloro che dovrebbero rappresentare e difendere la legalità.
Tratto da una storia scritta direttamente da Toshihiro Nagoshi, director e produttore di Yakuza, Judgement riesce ad offrire, come per la serie di riferimento, una narrativa incredibile, un noir che mescola i drammi personali e la rudezza dei migliori detective hard boiled alla classica crime story piena di intrighi del team Ryu ga Gotoku Studio, presentando nel contempo alcuni dei personaggi meglio scritti dell’intera produzione del team. Judgement è un titolo assolutamente consigliato per tutti coloro che cercano una detective e crime story adulta e di altissimo livello.

Il Duro Braccio della Legge

Se la narrativa di Judgement è indubbiamente sopraffina, lo stesso si può dire della sua componente di gameplay. Ryu ga Gotoku Studio è infatti riuscito a reinventare la ricetta storica della serie, aggiungendogli nuovi aromi e sapori, ma senza stravolgerla.
Una delle differenze più notevoli, pad alla mano, saranno i combattimenti. Yagami, infatti, è una figura più esile e agile rispetto a Kiryu ed il suo addestramento nelle arti marziali gli permetterà di accedere a due stili diversi di lotta: lo Stile della Gru, caratterizzato da danni lievi ma pensato per colpire il maggior numero di nemici e il complesso stile della Tigre, pensato per il combattimento uno contro uno e caratterizzato da colpi più lenti ma potenti, che dovranno essere ben indirizzati.
Oltre ai due stili, alternabili liberamente, Yagami sarà anche in grado di muoversi agilmente per il campo di battaglia, schivando più facilmente i colpi avversari, usando i muri come trampolini o saltando agilmente sulla testa dei nemici per aggredirli alle spalle.
Al di là di queste novità, Judgement mantiene viva la classica natura beat ‘em’ up 3D della serie principale, offrendo diverse armi improvvisate da utilizzare, speciali mosse EX da utilizzare consumando la relativa riserva energetica ed il potente EX Boost, una sorta di status potenziato che in questo titolo avrà un funzione difensiva oltre che offensiva: i boss e alcuni nemici comuni, una volta entrati anch’essi in modalità EX, potranno infatti infliggere dei “Colpi Mortali” al povero Yagami. Questi attacchi, oltre che a provocare ingenti danni, ridurranno la barra totale della vita del nostro protagonista, che potrà ripristinarla solo con oggetti molto rari o dietro l’esborso di una cospicua somma di denaro.

Yagami, super Detective con il Chiodo

Se il combattimento non è cambiato troppo rispetto al cugino Yakuza, la novità di Judgement sta tutta nella parte investigativa del titolo, ispirata a quella di titoli di genere, prima tra tutti la saga di Phoenix Wright. Yagami, in determinate parti dell’avventura, potrà esaminare diverse scene del crimine, raccogliendo indizi, esaminando i sospetti ed utilizzando le prove raccolte in interrogatori con testimoni e sospettati.
Va detto che nonostante l’importanza di tali fasi, esse sono realizzate in maniera piuttosto semplicistica e si rivelano molto permissive in caso di errore, forse fin troppo.
Oltre alle investigazioni vere e proprie, Yagami avrà accesso a diverse attività molto popolari tra i detective di tutto il mondo: oltre al poter scassinare porte e serrature, da un lato avremo gli inseguimenti, semplici sessioni di QTE abbastanza gestibili, dall’altra gli interminabili pedinamenti, con fasi stealth al limite dello stressante, che a volte si concluderanno con la necessità di scattare una foto ad una scena particolarmente compromettente.
Va detto che tutte queste attività, benché presenti nella storia principale, sono più preponderanti nelle missioni secondarie del titolo, ovvero una serie di casi extra che Yagami potrà accettare per racimolare soldi ed esperienza e che, in maniera analoga alle sub-stories di Yakuza, conterranno sia momenti narrativi molto drammatici che scenette al limite del ridicolo, condite dal tipico humor giapponese che caratterizza la serie.

Kamurocho, cara Kamurocho

Per i fan storici della serie, Kamurocho non è solo una location come le altre ma quasi una sorta di perverso villaggio vacanze, quel posto nel quale ci si torna una volta ogni uno-due anni per divertirsi. La sensazione di camminare per quelle strade familiari e pensare “qui hanno aperto un sushi bar, una volta c’era una sala slot” oppure “chissà che cabinati hanno esposto quest’anno nel SEGA club” è una sensazione che solo le opere del team Ryu ga Gotoku Studio riescono a dare.
Certo, alcuni potranno trovare pigro riutilizzare la stessa mappa ininterrottamente per quasi 15 anni, ma ciò che riesce a fare il team di SEGA per rendere reale e vivo il proprio fittizio quartiere è qualcosa di quasi inimitabile nel mondo dei videogame.
E, anche se può sembrare incredibile, in Judgement sono riusciti a proporre una Kamurocho ancora più viva di quella visitata da Kazuma Kiryu.
Ovviamente non mancheranno i minigames e le varie sfide che Yagami potrà affrontare liberamente nei momenti sandbox del gioco tra una missione e l’altra. Al netto di alcune assenze storiche, Judgement non deluderà nel comparto minigames: dai classici arcade di SEGA al Majhong, dallo Shogi al baseball, ce ne sarà per tutti i palati. Le grandi novità di questo titolo saranno Kamuro of the Dead, un shooter su binari chiaramente ispirato a The House of Dead, una sorta di Monopoly ambientato in una Realtà Virtuale ed infine le corse dei Droni, un minigame (giocabile anche online) che permette di personalizzare il proprio drone e di utilizzarlo in avvincenti gare contro quelli avversari.
Oltre ai minigames, Judgement offrirà un nuovo sistema di amicizia e reputazione cittadina veramente intrigante. Yagami infatti non è un temuto Yakuza, ma un cittadino comune e come tale, visitando negozi, ristoranti, aree per fumatori o altri punti di ritrovo, potrà stringere amicizia con le persone comuni. Parlando con loro più volte ed aiutandoli nelle loro vicende personali, Yagami potrà diventare loro amico, aumentando così la sua popolarità nel quartiere e dunque, grazie al passaparola, ottenere più casi secondari da affrontare. Oltretutto, i nuovi amici conosciuti in questa maniera potranno intervenire durante gli scontri per darvi una mano, sia fisicamente, sia permettendo l’utilizzo di mosse ex esclusive quando si combatte nei pressi delle loro attività commerciali.

Il Ruggito del Drago

Dopo il rodaggio iniziato con Yakuza 6 e concluso con Kiwami 2, il Ryu ga Gotoku Studio ha deciso di scatenare le vere potenzialità del Dragon Engine, il motore grafico proprietario sviluppato dal team in collaborazione con SEGA .
Giocato su PlayStation 4 Pro, Judgement è uno spettacolo visivo per gli occhi, specialmente nella Kamurocho notturna, dove il motore grafico riesce a flettere i muscoli mostrando effetti di luci incredibili. Oltre alle prestazioni ambientali, il titolo offre delle animazioni incredibili e, come da tradizione, espressioni facciali al limite del fotorealismo, persino del caso di Hamura, il cui volto è stato ricostruito in maniera “fittizia” dopo il triste scandalo che ha coinvolto l’attore e motion capturer originale Pierre Taki.
Al netto di alcuni lievissimi problemi di pop up quando il personaggio corre, Judgement offre (almeno sull’ammiraglia Sony) delle performance stabilissime, che presentano solo occasionali e rari cali di framerate. Ci teniamo a specificare che il titolo, come i precedenti prodotti inaugurali del Dragon Engine, offre un framerate a 30 fps a differenza di quello a 60 visto su Yakuza Zero e Kiwami, ma siamo certi che nella prossima generazione di console, viste le incredibili possibilità che già ora è possibile osservare, il Ryu ga Gotoku Studio ed il suo Dragon Engine ci potranno offrire esperienze fotorealistiche e fluidissime.
I fan della prima ora di Yakuza, memori del doppiaggio del primo Yakuza, potrebbero ridere all’idea di un doppiaggio inglese per Judgement, ma dobbiamo riconoscere che, nonostante l’effettiva e totale superiorità del doppiaggio originale in giapponese, anche il lavoro svolto dai doppiatori della lingua di Albione non è terribile. Come sempre di primordine anche la colonna sonora, da sempre accompagnamento ideale sia per le scene più drammatiche che per i combattimenti più accesi.
Arriviamo dunque ad una questione spinosa: Judgement è infatti il primo titolo della saga di Yakuza dopo quasi 15 ad offrire menu’ e sottotitoli in lingua italiana. Per quanto la notizia sia sicuramente ottima per coloro che non si sono mai avvicinati alla saga di Yakuza per via della barriera linguistica, dobbiamo purtroppo segnalare una serie di errori grammaticali, semantici e sintattici (risolvibili si spera tramite patch) che si accompagnano purtroppo ad un adattamento non sempre eccelso.

Gli Occhi del Giudice

Per quanto sia “solo” uno spinoff, Judgememt si è rivelato in breve tempo uno dei migliori titoli in assoluto prodotti dal Ryu ga Gotoku Studio, degno di sedere nella sala dei vincitori assieme a due colossi come Yakuza 0 e Yakuza 6.
Il cambio di prospettiva a livello narrativo ha giovato tantissimo al team, che si è potuto sbizzarrire in un titolo che, a livello di ritmo, scrittura e caratterizzazione dei personaggi, riesce a splendere addirittura più di alcuni dei suoi predecessori .
L’introduzione di un sistema di combattimento più fluido ha sicuramente giovato al gameplay del titolo, mentre le meccaniche investigative a nostra opinione potevano osare qualcosa di più e, allo stesso tempo, evitare alcune meccaniche terribili come i pedinamenti.
Aggiungendo al tutto la solita cornucopia di attività secondarie e minigame che rendono da sempre la componente sandbox dei titoli del Ryu ga Gotoku Studio una delle più ricche del genere, Judgement si rivela un titolo imperdibile per i fan di Yakuza.
L’adattamento in italiano (anche se imperfetto), la regia impressionante, la recitazione professionale degli attori digitali e dei doppiatori ed infine l’incredibile grafica garantita dal Dragon Engine sono della armi potenti che SEGA può utilizzare per attirare nel mondo di Yakuza anche coloro che avevano ignorato la saga fino ad oggi per via della barriera linguistica.
Judgement è un titolo consigliato sotto tutti i punti di vista, l’ennesimo gioiello che PlayStation 4 può vantare nella sua corona (in attesa di una probabile conversione PC).

Good

  • Narrativa sopraffina e ricca di personaggi ben scritti e di colpi di scena
  • Sistema di combattimento rinnovato ma familiare
  • Nuove fasi investigative….
  • Localizzato in italiano...
  • Numerosissimi minigame divertenti
  • Un nuovo modo di vivere Kamurocho
  • Realizzazione tecnica sopraffina
  • Doppiaggio originale degno del miglior cinema nipponico

Bad

  • I pedinamenti sono interminabili e stressanti
  • Mancano alcuni minigame storici
  • ...anche se piuttosto semplicistiche e permissive
  • ...ma in maniera non eccelsa
  • PS4 ormai è un hardware troppo debole per garantire il massimo potenziale del Dragon Engine, limitando il frame rate
  • Prima o poi si deve interrompere il gioco per dedicarsi alla vita reale
9.4

TRIBE APPROVED

Dopo anni passati ad elemosinare Game Boy/Megadrive/Snes da parenti ed amici, la mia vita è cominciata ufficialmente nel 1997 quando mi fu regalata la mia prima PlayStation. Tutto sembrava andare bene, giocavo a giochi abbastanza normali come Spyro, Crash o Tomb Raider ma, ahimè, un giorno da mio zio vidi un curioso videogioco, con personaggi strambi e un gameplay stranamente magnetico. Quel gioco era Final Fantasy VII e fu l'inizio della mia grave malattia ossessivo-compulsiva verso quel magico e colorato universo chiamato JRPG! Nel tempo libero ascolto la musica di Satana, l'Heavy Metal e combatto una coraggiosa battaglia contro il tempo e la genetica per mantenere viva la mia forte chioma. Per ora sto vincendo.

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