Beholder – Recensione

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“Ortodossia vuol dire non pensare, non aver bisogno di pensare. Ortodossia e inconsapevolezza sono la stessa cosa.” George Orwell, 1984.

Fedeltà al proprio Paese o alla propria coscienza? Seguire ciecamente gli ordini, anche quelli più insensati e crudeli, oppure trasgredire salvando la vita a persone care? Sono solo alcuni degli interrogativi a cui il giocatore si trova posto di fronte da Beholder, un’avventura indipendente in 2D di Warm Lamp Games pubblicata il 9 Novembre 2016 che andremo ad analizzare in questa nuova recensione.

BIG CARL IS WATCHING YOU

Anno 1984. In uno Stato il cui nome non viene mai specificato, vige una ferrea dittatura totalitarista che controlla ogni aspetto della vita dei cittadini, persino la loro più recondita intimità. Nell’ambito del programma governativo volto al controllo delle vite private dei cittadini, Carl Stein (il protagonista del gioco) viene inviato in una città anch’essa senza nome con l’incarico di sorvegliante in un palazzo residenziale. Dopo una rapida serie di istruzioni impartite dall’ispettore ministeriale ha inizio il gioco vero e proprio: il compito di Carl consiste nello stabilire una rete di sorveglianza che riesca a coprire ogni aspetto della vita degli inquilini residenti nel palazzo; per fare questo è stato sottoposto ad un intervento chirurgico che l’ha privato della necessità di riposare, trasformandolo in una perfetta macchina in grado di operare ogni ora del giorno e della notte. Attenendosi alle direttive ricevute periodicamente via telefono, Carl è tenuto a segnalare alle autorità ogni comportamento contrario alla legge facendo sì che la macchina della repressione possa entrare in azione e colpire i disubbidienti.
Le direttive governative in un primo momento mostrano il “volto umano” del regime, proibendo atteggiamenti e comportamenti nocivi nei confronti della società, quali il possesso di armi e la fabbricazione di droghe pesanti; ben presto tuttavia la durezza del regime si manifesta con una pletora di norme insensate e liberticide, quali ad esempio il divieto di essere tristi o di possedere qualsiasi tipo di libro. Una serie di eventi che coinvolgono la sua famiglia e l’apparire dei moti di ribellione contro la dittatura, spingono nel finale Carl (e il giocatore) a non pensare solamente entro gli schemi preconfezionati dal regime, ma ad agire di propria iniziativa divenendo finalmente artefici del proprio destino.

DEVI FARLO, MA LO FARAI?

Il gameplay di Beholder nel suo insieme si dimostra molto semplice e lineare, ma al contempo funzionale al succedersi degli eventi.
Spiare gli inquilini all’interno delle proprie abitazioni sarà possibile in due differenti modi: sbirciando attraverso la serratura, oppure installando telecamere nascoste; ognuno dei due metodi di sorveglianza non esclude l’altro, in quanto le microcamere sonio piazzabili solamente in punti predefiniti all’interno dell’abitazione e dispongono di un raggio d’azione limitato di forma conica, mentre spiando dalla serratura si ha la possibilità di osservare in linea retta tutto quello che accade all’interno.
La sola sorveglianza visiva di cosa accade non basta a svolgere coscienziosamente il proprio dovere: è anche necessario perquisire gli appartamenti alla ricerca di prove della colpevolezza degli inquilini; in qualità di responsabile dello stabile, Carl dispone di un passepartout che gli consente di aprire agilmente ogni porta. È necessario che la sorveglianza stabilita non sia invasiva e che non dia modo ai cittadini di pensare che il Governo spenda denaro pubblico per tenerli sotto controllo; a tal fine è necessario che ogni visita negli appartamenti altrui avvenga in modo discreto e silenzioso quando l’appartamento è deserto, preferibilmente mentre l’affittuario è a lavorare.
Nel caso venga identificato un comportamento illegale o venga rinvenuto un oggetto il cui possesso è proibito, l’icona corrispondente si illuminerà di rosso segnalando la scoperta; a questo punto è possibile ignorare totalmente la scoperta oppure decidere di agire, recandoci nel nostro ufficio all’interno del nostro personale appartamento e decidendo il da farsi. Scegliendo di seguire scrupolosamente il regolamento, è necessario compilare un rapporto da inviare alle autorità competenti che provvedono ad ordinare un’ispezione di polizia che si conclude con l’arresto del malcapitato; per la nostra fermezza ed integrità morale verremo ricompensati con denaro e “rispetto”, la valuta parallela che permette di acquistare telecamere per la sorveglianza. È tuttavia possibile decidere di abusare del proprio potere scegliendo di recapitare una lettera minatoria al “criminale”, nella quale si chiedono soldi in cambio della mancata segnalazione del “reato” alle autorità. Nel caso che la richiesta venga accettata, i soldi saranno depositati in una pianta nell’atrio del palazzo e la prova del comportamento incriminato sarà cancellata. [Ovviamente i cittadini non possono fare i Saturox e disporre di illimitate riserve di denaro: arrivati ad un certo punto non potranno più pagare per il silenzio di Carl. NdR].
Estorcere denaro agli inquilini, pur essendo un’azione ignobile, è tollerato dal Governo che invita esplicitamente Carl ad agire in tal senso purché i soldi così estorti servano per i fini del regime; la ricerca del denaro è in ogni caso una componente non secondaria del gioco, dal momento che spesso dovremo affrontare spese di manutenzione per il palazzo e verremo multati ogni volta che sbaglieremo nello stendere un rapporto. Rimasti senza soldi, in virtù di una legge, verremo destituiti dall’incarico e internati. Come se tutto ciò non bastasse, la nostra famiglia si troverà spesso ad affrontare ingenti spese straordinarie, non sostenibili con i soliti introiti provenienti dall’applicare la legge; si presenta quindi al giocatore ancora una volta la difficoltà di una scelta: nascondere prove fasulle nelle abitazioni altrui per estorcere loro denaro in modo da aiutare i familiari, oppure mostrarsi ligi e rigorosi, al costo di trascurare le persone a noi care?

TECNICAMENTE PARLANDO

Osservato da un punto di vista tecnico il titolo appare molto minimale e semplicistico, ispirandosi nella realizzazione a This War of Mine e adottando uno stile cartoonesco ed evanescente che ben si sposa con l’irrealtà del contesto in questione.
I colori cupi e grigi, le musiche lente e dal ritmo regolare fanno ottimamente da sfondo all’atmosfera oppressiva che si respira, contribuendo non poco ad immergere il giocatore nel regime totalitario in cui ci si muove.
Come ci si potrebbe attendere da un titolo del genere, i requisiti di sistema sono decisamente bassi, permettendo ad ogni giocatore di potervi giocare pur disponendo di macchine non molto preformanti. Di contro, un aspetto su cui si potrebbe sindacare è l’eccessiva semplicità dei comandi che comporta un appiattimento del gameplay, ridotto in alcuni casi a far ripetere le stesse due azioni per poter proseguire. Altro fattore parzialmente limitante è la durata, che si attesta intorno alle due ore; la presenza di molte scelte morali da compiere e la possibilità di sbloccare numerosi achievement mitigano notevolmente questo difetto, invogliando i giocatori più completisti a rigiocarlo più e più volte.

UN TITOLO CHE FA RIFLETTERE

Tirando le somme della nostra analisi possiamo dire che Beholder è sicuramente un titolo particolare, che chiunque abbia letto 1984 di George Orwell potrà sicuramente apprezzare e in cui potrà ritrovare scenari tratti da quell’opera scritta nel lontano 1949.
Il senso di ansia, di oppressione, di marciume, di follia irrazionale e legami umani spesso sacrificati in nome di ideologie vuote e insensate, lo rende particolarmente indicato a chi nei videogiochi va in cerca di uno spunto per riflettere su tematiche importanti.
Non da ultimo questo gioco insegna, una volta di più, quanto sia importante decidere con la nostra testa per conservare il bene più prezioso di cui disponiamo: la libertà.

Good

  • Trama matura che fa riflettere.
  • Scelte morali per nulla scontate.
  • Musiche immersive in linea con l'atmosfera.

Bad

  • Eccessiva semplicità nei comandi.
  • Un po' troppo breve.
7.5

"PRETTY GOOD"

Prediligo strategici e shooter, non mi entusiasmo con i JRPG

4 Comments

  1. Sembra un titolo davvero stupendo, ogni tanto esce qualche indie decente! Ottima recensione

    • Grazie!
      Il titolo te lo tirano praticamente dietro ai saldi, lo consiglio caldamente.

  2. Caspiterina che titoletto. Da “amante” di 1984 non posso che essere molto incuriosito da questo gioco. Bravo al compagnissimo Frank che ha puntualmente messo in luce questi aspetti maturi

    • Fai bene ad incuriosirti, alcune pieghe che prendono gli eventi ti fanno dire “Cosa ho fatto!”

      Provalo e non rimarrai deluso!

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