A Plague Tale: Innocence – Recensione

Giochi Recensioni

In un mondo videoludico dove le grandi compagnie tendono a snobbare i titoli Single Player o a tramutarli in interminabili ed incompleti Game as a Service, è confortante vedere publisher come Focus Home supportare al 100% nuove proprietà intellettuali interamente dedicate al Single Player e Story-Driven. Dopo titoli come Vampyr, The Council o Call of Chtulu e in attesa di pezzi da novanta come The Surge 2 e Greed Fall, il publisher parigino ha deciso di dare una chance alla connazionale software house Asobo Studios. Lo studio di Bordeaux, noto più che altro per giochi su licenza e per il supporto offerto ad Armature Studio durante lo sviluppo di ReCore è giunto finalmente alla pubblicazione del suo primo titolo originale: A Plague Tale: Innocence.
Ambientato nella Francia del XIV secolo, una nazione dilaniata dalla Guerra dei Cent’Anni e dai primi accenni della devastante Peste Nera, il titolo seguirà le tragiche vicende di una coppia di orfani, rimasti soli in un mondo ostile e brutale dove malattie, guerre e follia religiosa la fanno da padrone.

Nessuno si aspetta l’inquisizione spagnola!

A Plague Tale: Innocence offre un’ambientazione raramente sfruttata nel mondo videoludico: L’Europa del XIV Secolo dilaniata dalla Morte Nera, la devastante epidemia di Peste che decimò la popolazione del Vecchio continente tra il 1347 ed il 1352. Più precisamente il titolo si apre nelle campagne della Francia del 1348 e ci porta a conoscere la famiglia De Rune, una casa nobiliare che vive la propria placida esistenza nelle campagne del paese, lontana dalle città e circondata dall’affetto di amici e servitori.
I De Rune non sono però una famiglia unita come potrebbe sembrare: Hugo, il figlio minore, è infatti afflitto da un misterioso male che lo ha costretto a vivere in un isolamento quasi totale, cosa che non gli ha permesso di costruire un rapporto con la sorella maggiore Amicia, una giovane e caparbia adolescente.
Ombre nere però si stanno addensando attorno alla magione dei De Rune: misteriose creature si muovono nella notte, mordendo la popolazione e diffondendo la Morte Nera nei villaggi vicini. La vita dei fratelli de Rune sarà però cambiata per sempre dall’arrivo dell’Inquisizione, decisa a mettere le mani sul giovane Hugo per misteriosi motivi.
Rimasti orfani e costretti a fuggire da tutto ciò che conoscevano, i due fratelli dovranno imparare a sopravvivere da soli in un mondo pericoloso dove follia religiosa, superstizione e crudeltà umana si mescolano a una minaccia oscura che si muove nelle tenebre: immensi sciami di ratti portatori di una male oscuro e ammantati da una parvenza sovrannaturale.
A Plague Tale: Innocence è un gioco dalle tinte molto cupe, che si presenta in apparenza come un racconto basato su uno dei periodi più bui della storia, ma che in realtà vuole raccontare una vicenda personale, la talvolta complessa evoluzione di un rapporto fraterno prima inesistente e le difficoltà che un gruppo di orfani dovrà affrontare in un mondo crudele, dove l’innocenza è un lusso che non è possibile concedersi.
In particolare, il gioco riesce a narrare alla perfezione la nascita e lo crescita di due giovani che, da estranei, impareranno a divenire fratelli nonostante numerosi conflitti e tensioni generate dalla giovane età e dalle difficoltà sociali del piccolo e dalla testardaggine della sorella maggiore.
Nonostante le ottime premesse, A Plague Tale dimostra di possedere una scrittura non sempre ottimale: se le vicende di Amicia, Hugo e degli altri personaggi che incontreranno sul loro cammino sono coinvolgenti e ben curate, la narrativa generale del titolo dimostrerà di essere piuttosto inconsistente a livello tematico.
La premessa di un’avventura realistica e storicamente accurata nell’Europa del XIV verrà infatti snaturata da derivazioni sovrannaturali che passeranno rapidamente dall’accettabile nei primi capitoli a dei momenti quasi imbarazzati durante le fasi conclusive del titolo.
Senza entrare nel pericoloso mondo degli spoiler, possiamo però dire che coloro che si aspettavano una drammatica avventura realistica, con una profonda immersione nel periodo storico narrato rimarranno probabilmente delusi, mentre coloro che sono pronti a gettarsi in un mondo dark fantasy dove sovrannaturale e realtà storica vanno a braccetto, sicuramente rimarranno stupiti.
Nonostante la narrativa del titolo rifletta una scrittura non sempre precisa, non possiamo non sottolineare la bontà del racconto umano che sta alla base di tutto, vale a dire l’appassionante storia dei fratelli De Rune.

Metal Gear: Rat Eater

L’opera di Asobo è fondamentalmente un’esperienza puramente story-driven, che cerca di mescolare gameplay e narrativa. La maggior parte dell’azione si concentra sull’evitare e sfuggire a guardie e soldati nemici o sull’assicurarsi che Amicia ed Hugo non vengano divorati vivi dalle terrificanti orde di topi assassini. I giocatori verranno dunque messi davanti a due tipologie di gameplay simili ma diverse: da un lato vi saranno leggere fasi stealth, dall’altro sezioni caratterizzate da una forte componente puzzle.
Le fasi stealth sono probabilmente il punto più debole del gioco. Amicia ed i suoi alleati potranno nascondersi nell’erba alta, accovacciarsi dietro a muretti e utilizzare oggetti come vasi o i sassi lanciati dalla fionda della protagonista per distrarre le guardie. I sassi potranno essere utilizzati anche per uccidere i nemici a capo scoperto mentre, proseguendo nell’avventura, sarà possibile creare, utilizzando svariati oggetti trovati nelle mappe di gioco, speciali munizioni utili per eliminare le guardie più resistenti, come proiettili acidi per sciogliere gli elmi dei nemici corazzati. Nonostante queste possibilità, e la capacità talvolta di collaborare con Hugo o con gli altri personaggi per superare le svariate situazioni, A Plague Tale si rivela un gioco molto semplice e lineare, dove ogni sezione stealth si svolgerà in un’area spesso limitata, che potrà essere superata in maniera sin troppo guidata, lasciando poca libertà ai giocatori, complice in questo anche la scarsa IA dei nemici.
Dall’altro lato, le sezioni di puzzle sono tra le più grandi forze del gioco: oltre alle guardie e ai soldati dell’Inquisizione, Amicia ed i suoi compagni dovranno infatti affrontare la minaccia dei ratti. Queste diaboliche creature si muoveranno in colossali e terrificanti sciami in grado di divorare qualunque cosa tocchino e solo il fuoco potrà tenerli a bada. Per superare queste fasi sarà necessario imparare ad utilizzare i proiettili ottenibili tramite l’alchimia per gestire a distanza le orde di ratti accendendo e spegnendo fonti di luce, utilizzando esche per attirarli in determinate zone e addirittura sfruttandoli per eliminare le guardie nemiche sul percorso.

Dipinti dal XIV secolo

Se la parte del gameplay non è troppo innovativa o intrigante, la componente tecnica di A Plague Tale dimostra senza alcun dubbio le incredibili capacità del team di Bordeaux.
La resa grafica del titolo è veramente sublime, soprattutto perché accompagnata da un’estetica generale a dir poco fantastica. Da un lato il titolo offre degli scenari a dir poco stupendi, ispirati per stessa ammissione degli sviluppatori a dipinti di pittori classici come Claude Lorrain, con scenari naturali dai colori morbidi e caldi che riflettono a pieno la visione artistica delle campagne della Francia Basso Medievale.
Dall’altro lato, il titolo offre invece un’estetica tetra e lugubre, tratteggiando un mondo dove la morte è ovunque: claustrofobici villaggi pieni di cadaveri, città in fiamme, campagne invase da carcasse di umani e animali e addirittura il terrificante alone di morte che ricopre i campi di battaglia al termine degli scontri. A Plague Tale non ha paura di giocare con un’estetica realista per mostrare la brutalità di quel mondo antico, una brutalità che potrebbe non essere adatta ai deboli di stomaco.
Anche i modelli dei personaggi offrono un livello di dettaglio apprezzabile, soprattutto nelle espressioni facciali dei protagonisti, ma dobbiamo dire che la parte del leone la fa l’illuminazione del gioco, veramente curata e credibile.
Particolarmente impressionante è il framerate del titolo che, almeno su PS4 PRO, non dimostra alcun tipo di rallentamento anche quando sulle schermo sono presenti letteralmente migliaia di topi che si muovono in maniera individuale sullo schermo. Se A Plague Tale ci ha insegnato qualcosa è che i ragazzi di Asobo Studios sono tra gli sviluppatori indie più talentuosi del panorama europeo.
Musicalmente parlando A Plague Tale è impressionante: il compositore Olivier Derivier (Alone in The Dark, Vampyr) è riuscito a sfruttare al pieno strumenti antichi e composizioni moderne per ricreare un feeling medievale autentico, che alterna pacifiche musiche ambientali durante i momenti più tranquilli a spaventosi brani degni di un film horror nei momenti nei quali i giocatori si trovano ad affrontare la minaccia dei roditori.
Il titolo non presenta il doppiaggio in lingua italiana e per questo motivo ci sentiamo di consigliare, piuttosto che il non sempre eccellente doppiaggio in lingua inglese, il doppiaggio originale in lingua francese, scelta che tra l’altro permette di apprezzare al 100% l’ottimo lavoro di lip synch operato dal team.

Che Peste vi colga!

Parlando della componente puramente ludica, A Plague Tale: Innocence è un titolo dalla struttura semplice e lineare, che sfocia in un’avventura sin troppo guidata e che lascia poca libertà ai giocatori. Per coloro che cercano un’avventura stealth profonda che stimoli l’intelletto e che metta li alla prova conviene guardare altrove, mentre chi desidera un’avventura narrativa lineare e mai troppo difficile, A Plague Tale offrirà un soddisfacente viaggio della durata di circa 15 ore. A livello di narrativa il titolo prende delle pieghe che non tutti potranno apprezzare mentre, per quanto riguarda la componente artistica e tecnica, A Plague Tale: Innocence è una delle prime grande sorprese indie di questa stagione primaverile. Sicuramente, anche solo per l’atmosfera che riesce a creare, l’opera di Asobo Studios è sicuramente un titolo vivamente consigliato.

Good

  • Una narrativa intrigante ambientata in un periodo storico raramente visto nella storia del gaming…
  • Gameplay Puzzle interessante...
  • La storia personale dei fratelli Da Rune è emozionante
  • Atmosfera cupa e affascinante
  • Direzione artistica stupenda
  • Ottima colonna sonora
  • Eccellente realizzazione tecnica, in particolare l’illuminazione

Bad

  • … ma che sfocia in momenti fantastici e sovrannaturali non sempre convincenti
  • … ma fasi Stealth poco approfondite
  • Il tutto sa di già visto
  • Troppo facile e guidato
8.2

PEM PEM

Dopo anni passati ad elemosinare Game Boy/Megadrive/Snes da parenti ed amici, la mia vita è cominciata ufficialmente nel 1997 quando mi fu regalata la mia prima PlayStation. Tutto sembrava andare bene, giocavo a giochi abbastanza normali come Spyro, Crash o Tomb Raider ma, ahimè, un giorno da mio zio vidi un curioso videogioco, con personaggi strambi e un gameplay stranamente magnetico. Quel gioco era Final Fantasy VII e fu l'inizio della mia grave malattia ossessivo-compulsiva verso quel magico e colorato universo chiamato JRPG! Nel tempo libero ascolto la musica di Satana, l'Heavy Metal e combatto una coraggiosa battaglia contro il tempo e la genetica per mantenere viva la mia forte chioma. Per ora sto vincendo.

Leave a Reply

Lost Password

Sign Up